Lo sgomento interessato degli italici odiatori sul Pride di sangue di Berlino
Riflessioni di Massimo Battaglio
Abdul B., il presunto attentatore del pride di Berlino, ha pagato con la vita. Risulta infatti essere stato ucciso in uno scontro a fuoco con la polizia.
I Vannacci che ieri hanno appestato i social con le sue foto segnaletiche accompagnate da scritte come “attenzione, è un islamico armato” possono dormire sonni tranquilli. Se non lo faranno, sarà chiaro il loro intento propagandistico.
Giocare a spaccare il campo avversario contrapponendone i componenti, in questo caso la comunità islamica a quella LGBT+, può essere premiante dal punto di vista elettorale ma è profondamente disonesto. L’antico principio “divide et impera” può funzionare in guerra ma non contribuisce certo a costruire un mondo di pace.
Certo, il silenzio che continua a provenire da tutte le moschee del mondo, nessuna esclusa, sta diventando inquietante. Ci si aspetterebbe non tanto una presa di distanza, ma almeno qualche parola di solidarietà. E invece niente. Sembra che i primi a essere impauriti dall’ISIS siano proprio gli uomini e le donne di fede mussulmana.
Chi ricorda i tempi del terrorismo sa bene quanto fosse antipatico dover ripetere ogni volta che le brigate rosse non avevano niente a che vedere coi partiti di sinistra (più complicato il rapporto tra lo stragismo nero e alcuni esponenti della destra parlamentare).
Era faticoso chiarire in continuazione che alcuni gruppetti eversivi, per quanto pericolosi e capaci di sconvolgere gli equilibri sociali e politici, non possono mai ergersi a rappresentanti del pensiero comune. Tuttavia, il PCI di allora, contro le BR, lottava apertamente. Non stava a guardare.
Ora sembra davvero che i primi a essere terrorizzati siano i cittadini islamici, consapevoli innanzitutto del fatto che i Vannacci di cui sopra ci sguazzano e, in secondo luogo, che un’alleanza o anche solo una vicinanza col popolo LGBT+, da parte della maggior parte di loro, non è solo problematica ma quasi impossibile e comunque rischiosa.
Servono due chiarimenti. Il primo: anche all’interno del mondo islamico esistono realtà solidali e impegnate per la nostra causa. E non è questione di “bandiere palestinesi al pride”, come polemizzano ridacchiando i Pillon e gli Adinolfi di mezzo mondo (poveretti, pensassero ai propri guai).
Il fatto è che, in quasi tutti i pride, gruppi di ragazzi di religione mussulmana sono sempre orgogliosamente presenti ed esigono il nostro più profondo rispetto, almeno per il coraggio che dimostrano.
Altro chiarimento: alcuni si stanno affrettando a usare l’episodio di Berlino come scusa per rimarcare i loro convincimenti antireligiosi. Abdul era un fanatico religioso; dunque, a loro dire, qualunque pensiero su Dio è nemico delle persone LGBT+. Certo: siccome Socrate era greco ed era nato ad Atene, allora tutti i greci sono ateniesi. Bella la vita!
Forse è il caso di ricordare che, al pride di Berlino come ormai in tutti i pride del mondo, i gruppi LGBT+ cristiani erano presenti. Erano lì contro il volere di certe gerarchie pretesche (non tutte) ma anche contro le aspirazioni dei mangiapreti che avrebbero voluto espellerli. C’erano e basta. E, come tutti i gruppi presenti, hanno confessato apertamente il loro dolore.
C’è poi una piccola riflessione da fare a partire da quel “non tutte” riferito alle gerarchie cristiane. I vescovi di Berlino, sia il cattolico Heiner Koch e sia l’evangelico Christian Stäblein, hanno avuto parole tenerissime per l’accaduto. Così si è espresso Kock:
“Che orrore! Distruggere brutalmente una celebrazione così gioiosa e commovente. Le nostre preghiere vanno a tutte le vittime, alle loro famiglie, agli amici e a tutti coloro cui l’odio ha rubato la gioia. Offriremo preghiere di intercessione durante le nostre funzioni domenicali per tutte le persone colpite e per la pacifica convivenza nella nostra società. L’odio non deve vincere”.
“Da una giornata piena di diversità e di amore siamo passati a una notte piena di terrore”, ha soggiunto Stäblein.
E’ simpatico constatare che, al contrario, i sullodati Vannacci o Pillon, così come la donna madre e cristiana che presiede l’italico Governo, si siano limitati ad accennare a una vaga vicinanza al sindaco di Berlino senza aggiungere un sospiro per le vittime.
E poi pretendono le prese di distanza da parte degli altri. Siano onesti: a loro, della questione LGBT+ quanto di quella islamica, non interessa un tubo. La loro unica preoccupazione è di non perdere le prossime elezioni, facendo leva sui voti dei superficiali, degli ignoranti e di quelli con le mani che prudono.
Evitiamo di lasciarci trascinare nelle loro polemiche.

