Maria di Magdala, donna del desiderio
Riflessioni di Luigi Testa*
Nei giorni tra la fine del 2006 e l’inizio del 2007, il Cardinal Martini predicò alle consacrate dell’Ordo virginum di Milano un corso di esercizi spirituali tutto dedicato a Maria Maddalena (oggi: C. M. Martini, Maria Maddalena, Edizioni Terrasanta, 2018).
Tra le intuizioni forse più belle che Martini condivise in quelle meditazioni ci sono quelle sulla natura “imperfetta” dell’amore di Maria Maddalena.
Ella infatti «certamente cercava Gesù in maniera imperfetta, dal punto di vista della fede non era pienamente all’altezza, però aveva un amore grandissimo, una passione intensissima per Gesù e Lui premia questo suo amore, va al di là di tutte le imperfezioni teologiche per arrivare al cuore di questa donna e rivelarsi per primo a lui» (92-93).
In Maria di Magdala, non è l’esattezza della dichiarazione di fede a muovere tutto, ma un desiderio incandescente, che non sembra conoscere la grammatica della moderazione, ma solo quella dell’eccesso. In lei, tutto è esagerato.
Sono esagerati i sette demoni da cui era stata guarita (Lc 8,2). Difficile capire cosa fossero, ma è probabile che l’espressione si riferisse (anche) ad una esperienza di peccato incancrenito, reiterato. Nulla ci dà certezza che si trattasse di peccati di natura sessuale – storie di desideri disordinati –, ma nulla ci dà neanche la certezza che non si trattasse (anche) di questo.
È esagerato il gesto che una donna compie a casa di Simone il fariseo, e che la tradizione le attribuisce non senza significato spirituale. «Stando dietro, presso i piedi di lui, piangendo cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di profumo» (Lc 7,38). Un gesto scandalosamente sensuale. Un gesto potente di desiderio.
È esagerata la sua disperazione al mattino della resurrezione (Gv 20,1-18). Tre particolari parlano del suo desiderio, che qui, nella condizione di privazione dell’oggetto desiderato, appare in tutta la sua forza. Maria esce per andare al sepolcro «quando era ancora buio» (Gv 20,1): in un’ora per nulla raccomandabile ad una donna, come se avesse passato tutta la notte insonne, e alla fine non ce l’avesse fatta più ad attendere la prima luce.
È il suo pianto poi a parlare del desiderio che scoppia in cuore: un pianto così rotto, da non riuscire neanche a riconoscere il Signore, e a confonderlo per il custode del giardino (Gv 20,15).
E poi c’è quella parola del Maestro – «Non mi trattenere» (Gv 20,17) –, così netta, così improvvisa, pronunciata come a frenare uno slancio di Maria a stringerlo. Si può forse pensare che Gesù conoscesse bene Maria, la sua fisicità, la forma del suo desiderio, ed è per questo che la ferma subito, conoscendo quale avrebbe potuto essere la sua reazione nel vederlo e riconoscerlo dopo la paura di averlo perso per sempre.
Eppure, se è vero che Gesù ferma questa fisicità per segnare il passaggio ad una nuova economia, il Maestro non ne sembra infastidito. Alle donne che piangevano su di lui a Gerusalemme, chiede, con un certo distacco, uno sguardosovrannaturale (Lc 23,28-31); ma niente del genere accade con Maria. Agli apostoli che non lo riconoscono risorto, egli rimprovera la mancanza di fede – «stolti e tardi di cuore» (Lc 24,25); ma non c’è alcun rimprovero per gli occhi gonfi di lacrime di Maria e per la sua lentezza a capire.
In Maria il desiderio non è di ostacolo all’incontro con il Risorto, ma anzi lo mette in moto, lo provoca. È la sua storia (forse) di desideri esagerati, disordinati, che le allarga gradualmente l’anima a qualcosa di più grande. È il suo desiderio – per nulla sovrannaturalizzato, trasfigurato, tanto meno angelicato, ma pienamente umano e sensuale – che la porta a compiere quel gesto di eccesso, ai piedi del Maestro. È il suo desiderio che, lungi dall’essere teologicamente perfetto è tutto cuore, a farla correre al sepolcro al mattino, per cercare il suo corpo e tornare a profumarlo e baciarlo, ed incontrare lì il Risorto.
Nella storia di Maria di Magdala c’è la verità della nostra vita: che, cioè, di desiderio in desiderio il nostro cuore è dilatato e preparato all’Incontro.
C’è un versetto assai oscuro del Cantico dei Cantici, che recita così: «Senza che me ne accorgessi, il desiderio mi ha posto sul cocchio del principe del mio popolo» (Ct 6,12). Forse così avviene anche con noi, come è avvenuto per la Maddalena: sono i nostri desideri – quelli che alcuni direbbero esagerati – anche quelli che diremmo sbagliati, ma che restano sempre nostri – a portarci, ad un certo punto, quasi senza accorgercene, all’Incontro, quasi per una pedagogia inconscia. Come se scavassero, allargassero, affamassero, e alla fine non potessimo far altro che arrivare a Lui.
«Si comprende perché Gesù accoglie così facilmente i peccatori dell’amore, cioè coloro che hanno scambiato una donna o un uomo per Dio; perché in fondo in questo scambio essi vivono ancora una certa ricerca di amore, una certa volontà di donarsi, una certa volontà di ricevere l’altro. Abbiamo sbagliato nel cercare chi può amarci, ma cerchiamo ancora l’amore» (D.Barsotti, Dio è misericordia, 2022, 26).
Forse Maria di Magdala, per un po’ di tempo, aveva sbagliato nel cercare chi poteva amarla; forse aveva amato Gesù con tutto il suo desiderio umano, ancora carico di sensualità; forse non lo aveva amato di un amore teologicamente perfetto; eppure, molto le è perdonato – e molto le è donato – perché molto ha amato, perché molto ha desiderato (cfr. Lc 7, 47).
È per questo che Maria Maddalena ci può insegnare a non avere paura del nostro desiderio – c’è un solo peccato, scriveva Lacan: indietreggiare sul proprio desiderio (J.Lacan, Seminario VII) – ma a lasciare piuttosto che sia Lui a servirsene, con i suoi tempi, con la sua pedagogia, per portarci, senza che ce ne accorgiamo, sul cocchio del principe, preparandoci – desiderio dopo desiderio – all’Incontro con Lui.
*Luigi Testa è autore di testi a carattere giuridico e scrive su alcuni quotidiani nazionali. “Via crucis di un ragazzo gay” (Castelvecchi, 2024) è il suo primo libro di natura spirituale, altre sue riflessioni sono pubblicate anche su Gionata.org

