Matthew: “Sono sfuggito alla terapia di conversione, ma non tutti sono così fortunati”

Matthew Hyndman racconta che tutto è cominciato quando aveva 29 anni mentre era impegnato in un’esperienza di missione evangelizzatrice in Irlanda del nord, insieme ad altre quattrocento persone.
In quel periodo stava vivendo una lotta interiore profonda: da una parte il desiderio sincero di servire Dio, dall’altra la crescente consapevolezza di essere una persona gay.
Ma dalla mia chiesa, lo dice senza giri di parole,: “Mi è stato detto per tutta la vita che la mia sessualità mi avrebbe portato alla dannazione eterna” (The Independent, 2021).
Poi successe qualcosa di completamente inatteso. Un’email inviata da lui per errore rivelò la sua omosessualità a circa cento membri della sua congregazione in Irlanda del Nord, compresi il pastore e la sua famiglia.
Dopo l’email inviata per errore, il crollo fu immediato e totale. Matthew lo descrive così: “All’epoca mi sembrò che tutto ciò che conoscevo fosse imploso e che tutte le mie paure più profonde si stessero avverando. Non avevo nessuno a cui rivolgermi” (The Independent, 2021).
Guardando indietro, Matthew dice che oggi riesce perfino a coglierne l’assurdità di quanto successe. Ma in quel momento fu devastante. Ebbe la sensazione che tutto ciò che conosceva fosse crollato di colpo, che le paure più profonde stessero diventando realtà.
Invece di trovare ascolto e sostegno nella sua chiesa, arrivarono richieste ancora più dure. I responsabili della missione gli dissero che avrebbe dovuto sottoporsi a una “terapia di conversione” e confessare pubblicamente, davanti a tutti gli altri membri della comunità il suo peccato, per poi pentirsi. Non era solo una pressione spirituale, ma un’umiliazione pubblica.
Matthew racconta che quello fu un momento decisivo in cui trovò la forza di rifiutare le loro richieste (PinkNews, 13 gennaio 2026).
Guardando oggi a quel momento, scrive: “Sono grato di aver avuto la forza mentale per rifiutare e per riconoscere che non avevo bisogno di cambiare o di ‘curarmi’” (The Independent, 2021).
Dopo quel rifiuto, il rapporto con la sua chiesa si spezzò definitivamente. Una delle comunità a cui apparteneva gli inviò una lettera ufficiale in cui la sua iscrizione veniva cancellata, motivando la decisione con le sue “scelte di vita”. Era il 2015.
Per Matthew quella lettera non fu solo un atto amministrativo, ma il segno concreto di un’esclusione profonda, che lo colpì nella fede e nelle relazioni (The Independent, 2021)
Alla fine riuscì a lasciare tutto e ad arrivare a Londra. Lì, racconta, incontrò persone che lo aiutarono a rimettere insieme i pezzi e a costruire una nuova vita, una nuova comunità, un nuovo modo di stare al mondo.
Del suo passato rimase soltanto la sua famiglia, dopo due anni di silenzio e distanza. Tutto il resto era andato perduto, ma proprio da quella perdita nacque una possibilità nuova (PinkNews, 13 gennaio 2026).
Ed è proprio da qui che nasce il suo impegno pubblico contro le terapie di conversione. Non come slogan, ma come responsabilità personale: “So che la conversion therapy esiste ancora oggi perché è successo a me”, scrive, spiegando perché sente il dovere di esporsi e di lottare affinché queste pratiche vengano finalmente proibite (The Independent, 2021; Attitude, 12 gennaio 2026).
Oggi Matthew Hyndman è conosciuto anche dal grande pubblico per la sua partecipazione a The Traitors, un programma televisivo inglese, prodotto e trasmesso dalla BBC. Ma dietro il volto visto in TV c’è una storia fatta di fede, paura, rifiuto e rinascita.
Una storia che spiega perché Matthew continui a dire con forza che le cosiddette terapie di conversione non appartengono al passato, perché lui le ha vissute sulla propria pelle (PinkNews, 13 gennaio 2026).
Fonti articolo:
PinkNews, The Traitors’ Matthew Hyndman reveals church tried to ‘cure’ him of being gay, 13 gennaio 2026
Attitude, The Traitors star Matthew co-founded anti conversion practices group, 12 gennaio 2026
The Independent, How do I know conversion therapy is still happening today? Because it happened to me, 20 febbraio 2021

