“Mi fido di te” sarà il libro di testimonianze che accompagnerà le veglie per il superamento dell’omotransbifobia
Testo di Francis DeBernardo* pubblicato sul blog Bondings 2.0 di New Ways Ministry (Stati Uniti) il 14 aprile 2026. Liberamente tradotto dai volontari del Progetto Gionata
In Italia, le veglie di preghiera per il superamento dell’omotransbifobia si tengono ogni anno dal 2007, e negli anni sono diventate un appuntamento sempre più diffuso, anche fuori dai confini italiani. Sono momenti ecumenici, in cui persone cattoliche si ritrovano insieme ad altre chiese cristiane per pregare, riflettere e assumersi una responsabilità concreta: opporsi alla violenza e alla discriminazione contro le persone LGBTQ+.
Nel 2026 queste veglie utilizzeranno un nuovo strumento: il libretto Mi fido di te, scritto da Elisa Belotti. Il testo sarà distribuito in Italia e anche all’estero, oltre a essere disponibile online.
Le veglie sono nate proprio a Firenze, grazie all’iniziativa del gruppo cattolico LGBTQ+ Kairos. Tutto iniziò dopo il suicidio di un adolescente gay, vittima di bullismo omofobico a scuola. In quell’anno, il 2007, si pregarono veglie in 14 città italiane. Da lì è nato un cammino che non si è più fermato.
Negli anni il numero delle città coinvolte è cresciuto costantemente. Nel 2025 le veglie si sono svolte in decine di città italiane e anche in altri paesi europei come Malta, Spagna, Polonia e Svizzera. Di solito si tengono nel mese di maggio, in prossimità della Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia (IDAHOBIT), che nel 2026 cade il 17 maggio.
A coordinare questo percorso è La Tenda di Gionata, una rete italiana di persone cattoliche LGBTQ+. L’associazione prepara ogni anno dei libretti, adattandoli anche per diverse confessioni cristiane, e promuove incontri formativi per volontari e operatori pastorali. In questi spazi si condividono esperienze concrete, storie vissute… storie che mostrano come queste veglie abbiano cambiato nel tempo il rapporto tra fede e inclusione.
Ogni anno viene scelto anche un versetto biblico come filo conduttore. La proposta nasce da una commissione ecumenica e viene poi votata online. Per il 2026 è stato scelto Isaia 43,1: “Non temere, perché io ti ho riscattato, ti ho chiamato per nome”.
Come spiega il comitato delle veglie, non è una scelta casuale: è una parola che nasce dentro la paura, dentro la fatica. Dio non inizia con un rimprovero, ma con una carezza. “Non temere”… una parola che non cancella il dolore, ma lo attraversa. E subito dopo aggiunge: “Ti ho chiamato per nome”. Non per etichette, non per categorie, ma per nome.
Per molte persone LGBTQ+ la paura è stata, e a volte è ancora, una presenza costante: paura di essere rifiutate, di non trovare spazio nelle comunità cristiane, di dover scegliere tra fede e verità di sé. In questo contesto, quel versetto suona come una promessa che rimette tutto al suo posto: l’amore di Dio viene prima di ogni condizione.
Il libretto Mi fido di te è diviso in due parti. La prima raccoglie testimonianze di persone LGBTQ+ cattoliche italiane, molto diverse tra loro per età e percorsi di vita. Ci sono storie come quella di Tiziano, un uomo gay che è stato sposato con una donna ed è padre; Daniela, una donna demisessuale che dopo un matrimonio ha vissuto una relazione con una donna trans; Lorenzo, un giovane gay che si preparava al seminario ma è stato allontanato per il suo orientamento; Alessandra, che ha compreso di essere una donna trans dopo anni di matrimonio; e Luisa, madre di un figlio trans e bisessuale.
Sono racconti concreti, pieni di passaggi anche difficili… ma attraversati da incontri, da reti di sostegno, da comunità che hanno saputo accogliere. Racconti che mostrano quanto siano fondamentali il riconoscimento, la cura, la relazione.
La seconda parte del libro raccoglie contributi di esperti. Tra questi, Alessandra Bialetti riflette su come omofobia, bifobia e transfobia possano influenzare il modo in cui una persona si percepisce ancora prima del coming out. Maria Luisa Berzosa González, religiosa cattolica, che sottolinea quanto sia importante una pastorale LGBTQ+ per tutta la chiesa cattolica. Daniela Di Carlo, pastora valdese, offre invece uno sguardo dalle chiese protestanti. Il volume si apre anche con una prefazione della psicologa Laura Ricci sullo sviluppo dell’identità.
Il progetto non si ferma al libro. “Mi fido di te” è anche un servizio di ascolto: uno spazio on line di primo contatto per cristiani LGBTQ+ e per le loro famiglie che stanno attraversando momenti difficili. Volontari formati accolgono, ascoltano, accompagnano… e, quando serve, mettono in contatto con psicologi, consulenti familiari o operatori pastorali.
La pubblicazione è stata realizzata grazie al sostegno del progetto Cornerstone 2, finanziato attraverso l’Otto per Mille della chiesa valdese con il supporto della Commissione fede, genere e sessualità delle chiese metodiste e valdesi e al Global Network of Rainbow Catholics.
È un piccolo libretto, sì… ma dentro ci passa una storia lunga quasi vent’anni. Una storia fatta di ferite, di fede, di resistenza… e anche, piano piano, di fiducia.
* Francis DeBernardo è un giornalista e attivista cattolico statunitense, direttore esecutivo di New Ways Ministry, organizzazione impegnata nel dialogo tra chiesa cattolica e persone LGBTQ+, con una lunga esperienza nella pastorale e nella comunicazione su questi temi.
Testo originale: “I trust you” Booklet Serves as Aid to Vigils Against Homophobia and Transphobia


