NakedPastor, l’ex pastore che usa le vignette per smascherare l’ipocrisia religiosa






Dialogo di Katya Parente con David Hayward (NakedPastor)
Lui si chiama David Hayward, ma è più conosciuto come NakedPastor ed è l’autore di vignette divertenti ed ironiche sulla vita della Chiesa e dei cristiani in generale. Ed è uno che bacchetta, e bacchetta forte. L’ho scoperto per caso, scrollando la mia pagina di Facebook e ho deciso di contattarlo. Ecco cosa ci siamo detti.
Perché il nickname NakedPastor?
Ho scelto il nome NakedPastor in un periodo in cui il Naked Chef, il Naked Archeologist, il Naked Lunch (Pasto Nudo) e la Naked Truth (Nuda Verità) erano tutti molto popolari. In quel periodo (era circa il 2005) c’erano molti pastori che tenevano un blog, ma volevo che il mio fosse diverso. Volevo che le persone vedessero al di là della tenda cosa effettivamente succedeva alla Chiesa, nel suo ministero, e nella vita di un pastore.
Non solo le cose belle, come la grande musica, le omelie stupende, i gruppi giovanili, i grandiosi agapi, i tè con i pasticcini e via di seguito. Volevo che la gente vedesse le difficoltà e le parti meno belle come i conflitti, le battaglie, i disaccordi, le lotte, i dubbi, le paure e le sfide monetarie. Tutto! Così “nudo”, per me, significava essere totalmente onesto, aperto, vulnerabile, reale, crudo, trasparente. Senza Belletti o trucchi, senza maschere. Penso che NakedPastor, significhi tutto questo.
Sei stato un prete. Poi hai lasciato il sacerdozio ma non la tua fede. Ci racconti qualcosa in merito?
Ero un pastore (ministro) protestante, che, grosso modo, equivale al sacerdozio, ma ero sposato e avevo tre figli. Sono stato nella Chiesa praticamente tutta la vita, ho studiato nel Bible College and Seminary e poi sono stato ordinato e sono stato pastore per circa trent’anni. Per me, la questione più importante è la mia libertà personale. Ne ho bisogno. Per anni ho fondato chiese che lo permettevano. L’ultima chiesa di cui sono stato pastore era meravigliosa, e ci sono stato per quindici anni.
Ma sono arrivato al punto di cui la mia crescita e il mio sviluppo spirituale mettevano alcune persone a disagio. Non ero piu “ortodosso” come avrebbero voluto. Così, dovevo decidere di puntare i piedi e stare lì, sconvolgere tanto la pace della Chiesa quanto la mia, o abbandonare tutto, lasciando che la Chiesa continuasse felicemente il suo cammino mentre io proseguivo il mio. È stata una decisione difficile e traumatica, visto che stavo nella Chiesa da tutta la vita.
I nostri amici erano lì, il sentire di avere uno scopo, il nostro destino, lo stipendio, il sostegno di tutta una vita. Ogni cosa! E ce ne andavamo. Wow, è stato difficile. Ma dopo qualche anno abbiamo trovato la nostra dimensione e siamo molto felici. Avevamo preso la decisione giusta.
Le tue vignette sono ironiche, ma sotto la superficie sono spesso dolci-amare. Sei davvero così pessimista o c’è ancora spazio per la speranza?
Non sono pessimista. Ma nemmeno ottimista. Non ho paura di puntare il dito contro l’errore, l’ingiustizia, la stupidità, la crudeltà e l’abuso, perché credo che portare le cose alla luce equivalga a mostrarle così che il cambiamento possa iniziare. Se permettiamo alle cose di stare nascoste, stanno lì. Bisogna portare queste cose terribili alla luce per mostrarle, farle conoscere ed affrontarle.
È inutile fare come gli struzzi. È inutile non guardare il saldo del tuo conto in banca. Bisogna mostrare la verità ed affrontarla: solo così le cose possono cambiare. È quello che faccio. Le persone credono che odio la Chiesa perché la critico. Falso! Amo la Chiesa più di molta gente che conosco e perciò non mi tirerò indietro dal criticarla perché deve essere guarita. Deve cercare di essere buona. Deve servire il suo popolo, piuttosto che richiedere al suo popolo di servirla.
Gionata.org è un sito che si occupa di spiritualità queer. Nelle tue vignette dipingi una Chiesa (sfortunatamente ogni tipo di Chiesa) che emargina le persone LGBTQ. Perché, visto che il messaggio di Gesù è di amore incondizionato?
Secondo me, l’amore è incondizionato, altrimenti non è amore. Anche Gesù ha detto che la giustizia è come il sole che splende su tutti e come la pioggia, che cade su tutti. All’epoca non conoscevano la gravità, ma è anche come la gravità che attrae tutti. In altre parole, è indiscriminato. Non è sentimentale e romantico. È semplicemente un fatto, come l’aria che respiriamo, il sole, la pioggia, la gravità.
C’è la parabola del seminatore e del seme. Secondo me, la parte più importante della storia, la peculiarità più caratteristica, è il fatto che il seminatore getta il seme ovunque. Non può sapere dove andrà a finire. Lo getta solo in giro. Un po’ cade sulla roccia. Un po’ sulla strada. Un po’ nella gramigna. Un po’ sul suolo fertile. È come l’amore. Questo spargerlo dappertutto indiscriminatamente, senza pensare a dove vada a finire. Questo è il motivo per cui tutti sono benvenuti. Non ci sono parti peggiori. Gli apparteniamo tutti!
Cosa potrebbe fare la Chiesa per iniziare questo nuovo tipo di cammino?
Primo, capire cos’è l’amore. Significa cambiare modo di pensare, ed è difficile. Secondo, renderci conto che tutti noi nuotiamo, metaforicamente, in questo amore. Terzo, iniziare.
L’amore è azione. Non sono semplici parole. Come chi si ama. Se il tuo ragazzo inizia a parlarti di cose romantiche ma non le fa mai, parla solo d’amore ma non te lo dimostra, inizia a correre! Non è vero amore. Lo stesso è con la Chiesa. L’amore è azione. È Verbo. Mostriamolo!
Le persone LGBTQ possono ancora aver fede nella Chiesa?
Spero di sì. Ci sono alcune Chiese inclusive. Ne ho sentito parlare e ci sono anche stato. Esistono. Rare. Difficili da trovare. Ma veri tesori. Mi piacerebbe ce ne fossero di più. Ma non abbiate fede nella Chiesa! Nessuna Istituzione può amarvi! Abbiate fede nelle persone! Loro possono farlo.
Vedo la Chiesa, la Chiesa istituzionale, come un’enorme macchina antica che ha arrancato in malo modo per duemila anni. Ammiro quelli che stanno nella Chiesa e cercano di cambiarla dall’interno. Ma può essere esauriente e scoraggiante.
Ho sempre suggerito incontri con altre persone che si “prendono” reciprocamente, si capiscono, si occupano l’uno dell’altro e creano spazi sicuri dove incontrarsi.
Ci sono persone che fanno entrambe le cose o una o l’altra. Nessuna strategia è sbagliata o giusta. La cosa più importante è trovare, o creare, spazi dove si è liberi di esplorare, scoprire ed esprimere li proprio sé più vero ed autentico. Grazie per questa intervista, e tanto amore per tutti voi.
Siamo noi che ringraziamo David. Per chi voglia vedere tutta la sua produzione – vi consiglio di non fermarvi solo alla sezione queer – il suo sito è il seguente: https://nakedpastor.com/

