Nati per donarci, i quattro movimenti dell’amore che si fa carne
Riflessione di Paolo Spina* sul Vangelo della seconda domenica di avvento
La figura del Battista domina questa domenica: voce, deserto, conversione. La benedizione non appare immediatamente, eppure è già lì, nascosta nella promessa: “Colui che viene dopo di me…”.
Giovanni parla con parole dure, ma la sua durezza non è condanna: è invito alla verità. Il deserto è il luogo dove si può finalmente ascoltare, dove cade la maschera, dove il cuore può tornare trasparente.
La benedizione di Dio passa sempre dal deserto: non come punizione, ma come spazio libero da ciò che ingombra. Il Battista annuncia un Dio che verrà a purificare, sì, ma per far emergere il bene profondo.
Il fuoco di cui parla non è distruzione, ma luce che rivela, calore che scioglie.
Tornando nel cenacolo, l’Eucaristia che si compie – e continua a compiersi ancora nei cenacoli delle nostre vite – continua con il secondo verbo: benedetto.
Gesù “prese il pane e rese grazie”. La benedizione è la prima trasfigurazione: ciò che era solo pane diventa promessa.
Benedire significa dire bene: di Dio, di sé, della vita. È cambiare lo sguardo, prima che cambino le cose.
L’avvento è tempo di benedizione perché è tempo di purificazione dello sguardo. Giovanni Battista ci insegna che non si può benedire finché si vive nella menzogna. La verità è il terreno della benedizione.
L’uomo benedetto è colui che non ha paura di riconoscere ciò che è, perché sa di essere guardato con amore. Che cosa nella mia vita attende di essere benedetto, cioè riconosciuto come dono?
A Giovanni fa eco Isaia: “Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse” (Isaia 11,1-10). La benedizione di Dio si manifesta come un germoglio: fragile, inatteso, piccolo. Dio benedice ciò che sembra finito. Dove c’è un tronco tagliato, Dio vede una nascita.
Il testo è una litania di benedizioni: la giustizia che sostiene i poveri, la fedeltà che abita la terra, la pace tra il lupo e l’agnello.
La benedizione di Dio non è una parola detta dall’alto: è una realtà che trasforma il mondo dal basso.
E, infine, la parola di chi ama, che sempre sorprende: “Prendete le volpi, le piccole volpi” (Cantico dei Cantici 2,15-17).
Le piccole volpi sono le piccole distrazioni, le piccole ferite, le piccole inquietudini che rovinano le vigne.
Per benedire bisogna proteggere la vigna interiore.
La benedizione nasce dalla cura: Dio cura ciò che siamo perché possiamo portare frutto.
* Paolo Spina è un medico, appassionato di Sacra Scrittura e teologia femminista e queer. Laureato in Scienze religiose, collabora con il Progetto Cristiani LGBT+ e con La tenda di Gionata scrivendo su temi di attualità e cristianesimo. Le sue riflessioni le trovi

