Negli Stati Uniti con Trump dilaga nelle biblioteche la censura sui libri che parlano di vite LGBT+
Articolo di Antoine Oury*, pubblicato su ActuaLitté (Francia) il 31 gennaio 2025. Liberamente tradotto dai volontari del progetto Gionata.
Negli Stati Uniti, sta accadendo qualcosa di preoccupante e in molti casi invisibile agli occhi del grande pubblico: sempre più libri che raccontano le esperienze delle persone LGBT+ stanno sparendo dagli scaffali delle biblioteche scolastiche e pubbliche. E non è un fenomeno isolato, ma parte di una campagna ben organizzata che si diffonde soprattutto nelle zone dominate da realtà conservatrici militanti.
Tutto è iniziato con più forza dal 2020, quando alcune famiglie, gruppi religiosi e movimenti politici di stampo conservatore hanno cominciato a protestare apertamente contro certi libri presenti nelle biblioteche delle scuole. Libri che parlano d’identità, relazioni affettive, discriminazione, crescita personale… Insomma, libri che danno voce a chi spesso non ne ha. E con il ritorno alla Casa Bianca di Donald Trump, questa ondata ha trovato nuova spinta e copertura politica.
In diversi stati americani guidati da esponenti conservatori – come Florida, Texas, Arkansas, Georgia, Utah e Iowa – sono state approvate leggi che rendono molto più facile rimuovere questi libri. In alcuni casi, i bibliotecari rischiano addirittura sanzioni se decidono di tenere questi titoli a disposizione dei lettori. Si parla di “materiale osceno” o “pornografico”, ma basta leggere uno di questi libri per rendersi conto che si tratta solo di racconti onesti e rispettosi di vite reali, di relazioni affettive, talvolta di abusi, altre volte di scelte coraggiose. Niente che giustifichi accuse tanto gravi.
L’organizzazione PEN America, che monitora la libertà di espressione, ha registrato ben 10.046 tentativi di censura durante l’anno scolastico 2023-2024. Si tratta di un numero impressionante, e purtroppo in alcune scuole e biblioteche i responsabili hanno iniziato ad autocensurarsi per paura di ritorsioni. In pratica, si preferisce togliere un libro piuttosto che rischiare attacchi o sanzioni.
Tra gli autori colpiti ci sono nomi famosi come Rupi Kaur, Margaret Atwood, Sarah J. Maas, Judy Blume, Alice Walker, John Green, Patti Smith, Sally Rooney, Stephen King, Marjane Satrapi, e anche fumettiste e illustratrici come Pénélope Bagieu e Mirion Malle. Scrittori e scrittrici che parlano di emozioni, differenze, scelte, ma che in nessun modo producono materiale che possa essere definito “pericoloso” per i giovani lettori.
Ma la censura non si ferma alla narrativa per ragazzi e adulti: persino i libri illustrati per l’infanzia sono finiti nel mirino. Secondo PEN America, circa il 2% dei libri banditi riguarda pubblicazioni per i più piccoli. E anche qui, la ragione sembra essere una sola: la presenza di personaggi o famiglie che non rientrano nel modello eterosessuale tradizionale.
Dei 23 libri illustrati più censurati, quasi la metà racconta storie di famiglie omosessuali, oppure mette in discussione i classici stereotipi di genere (come l’idea che i colori, gli abiti o i giochi debbano essere divisi tra “maschili” e “femminili”). È evidente che ciò che viene realmente combattuto non è la “volgarità”, ma la visibilità delle persone LGBT+ e la possibilità di far sentire le loro storie anche ai più piccoli.
In un’epoca in cui si parla tanto di inclusione e di rispetto, è inquietante vedere come, in certi contesti, si tenti di cancellare intere esistenze a colpi di censura. Ma se c’è una cosa che la storia dei libri ci insegna, è che le storie importanti trovano sempre il modo di resistere e di farsi ascoltare. Anche quando cercano di metterle a tacere.
*Antoine Oury è un giornalista francese specializzato in letteratura e cultura, con un focus particolare sulle questioni legate alla censura e alla libertà di espressione.
Testo originale: “États-Unis : LGBT, des lettres exclues des bibliothèques”

