Negli Stati Uniti tanti fedeli lasciano le loro chiese perché omotransfobiche
Testo di Jake Angelo, pubblicato su Uncloseted Media (Stati Uniti) il 4 gennaio 2026. Liberamente tradotto dai volontari del Progetto Gionata
Quando Garth Huelskamp aveva 19 anni ed era in missione per i mormoni, mentre viaggiava nel Nevada occidentale, ricorda ancora con chiarezza l’incontro con una coppia di donne lesbiche.
Lui rimase in silenzio, mentre i suoi compagni di missione si lanciarono subito in una spiegazione: Gesù poteva salvarle da ogni peccato, compresa l’omosessualità. «C’era sempre un elefante nella stanza», racconta oggi.
All’epoca Garth sapeva già di essere una persona gay. Ma, come tante persone queer cresciute in comunità di fede, pensava che fosse qualcosa da combattere con la preghiera. Sperava che, una volta tornato dalla missione, si sarebbe sentito attratto dalle donne e avrebbe potuto vivere il sogno mormone “perfetto” del matrimonio eterosessuale, della famiglia e dell’impegno nella chiesa.
Dopo due anni passati a bussare a migliaia di porte, però, non arrivò nessuna rivelazione.
Rientrato nello Utah, Garth fece coming out con i suoi genitori, entrambi mormoni praticanti. Non fu semplice, e il rapporto con il padre resta ancora oggi faticoso. Ma quella era solo la prima crepa.
Dopo anni di riflessioni interiori, Garth capì che non riusciva a essere apertamente gay e restare allo stesso tempo nella Chiesa mormone. Così decise di andarsene.
Un processo lungo circa cinque anni, che lui descrive come molto più doloroso del coming out. Ore di terapia, conversazioni infinite con amici e familiari, relazioni interrotte, senso di smarrimento profondo.
«Continuavo ad avere dentro di me tanti valori della comunità mormone», racconta.
«Ho dovuto mettere tutto in discussione, una narrazione dopo l’altra. Cose che mi erano state insegnate da quando ero bambino. Ho dovuto ricostruirmi da zero».
Oggi Garth ha 35 anni, vive a Seattle e lavora nelle risorse umane. E la sua storia non è affatto un’eccezione.
Nel 2024 uno studio del Public Religion Research Institute (PRRI), condotto su 5.600 persone negli Stati Uniti, ha mostrato una crescita netta di persone che stanno “decostruendo” o abbandonando la propria fede a causa del trattamento riservato alle persone LGBTQ+ (PRRI, 2024).
Il 47% degli adulti che hanno lasciato la religione indica questo come motivo principale, contro il 29% del 2016. Tra le persone sotto i 30 anni, la percentuale sale a circa il 60% (PRRI, 2024).
Eppure, mentre questi numeri aumentano, alcune confessioni cristiane conservatrici continuano a irrigidirsi. All’inizio del 2025, ad esempio, la Southern Baptist Convention ha sostenuto il divieto del matrimonio tra persone dello stesso sesso e ha chiesto alla Corte Suprema di annullare la sentenza Obergefell v. Hodges (PBS NewsHour, 2025) matrimonio omosessuale.
Allo stesso tempo, però, sempre più persone queer trovano accoglienza in chiese e denominazioni cristiane inclusive, come la Chiesa Episcopale, che permette alle persone gay di diventare vescove e vescovi (Human Rights Campaign, 2024).
Secondo lo psicologo Darrel Ray, fondatore di Recovering from Religion, spesso sono le chiese a inseguire i cambiamenti culturali. «Le chiese seguono la cultura, non il contrario», spiega. «Se non si adattano, finiscono per diventare irrilevanti» (Uncloseted Media, 2026).
Un altro fattore decisivo è la politica. Lo stesso studio PRRI rileva che un quinto delle persone che hanno lasciato la religione lo ha fatto per l’eccessiva politicizzazione della propria fede (PRRI, 2024).
«Sembra esserci una sostituzione di credenze fondamentaliste rigide con visioni più aperte e spirituali», osserva il terapeuta David Teachout. «Molte persone associano oggi i gruppi religiosi fondamentalisti a un ruolo sproporzionato nella politica statunitense e a politiche percepite come dannose» (Gay Times, 2026).
Negli Stati Uniti, il confine tra chiesa e Stato appare sempre più sfumato. Nel maggio 2025 il presidente ha firmato un ordine esecutivo per istituire una commissione sulla libertà religiosa, arrivando persino a mettere in discussione la necessità di tenere la religione fuori dal governo (Casa Bianca, 2025).
C’è poi il nodo, mai sciolto, dell’interpretazione dei testi biblici. Versetti come Levitico 18,22 continuano a essere usati per condannare le relazioni tra persone dello stesso sesso, alimentando narrazioni di peccato e devianza (Bibbia, Levitico 18,22).
«È da qui che nasce gran parte della tensione», spiega Panagiotis Pentaris, docente alla Goldsmiths University di Londra. «Da una narrazione che presenta alcune persone come intrinsecamente sbagliate» (Gay Times, 2026).
Per Garth, questo messaggio è arrivato molto presto. Racconta di aver imparato che l’omosessualità era un peccato già a otto anni, durante il colloquio di idoneità con un vescovo prima del battesimo. Doveva dichiarare di vivere secondo la “legge della castità”, che vieta qualsiasi attività sessuale fuori dal matrimonio eterosessuale (Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, manuale sulla castità).
Anni dopo, alla Brigham Young University, si trovò sotto il rigido Honor Code (codice di onore) dell’ateneo, che condanna il “comportamento romantico tra persone dello stesso sesso”. Fare coming out significava rischiare l’espulsione, la perdita della casa e l’isolamento sociale (BYU Honor Code).
A tutto questo si aggiunge una forma di inclusione solo apparente. «Molte religioni dicono di essere inclusive», osserva Pentaris. «Ma poi, nei fatti, non lo sono affatto» (Gay Times, 2026).
Nel 2017 Garth ha lasciato ufficialmente la Chiesa mormone. Le motivazioni, però, non riguardano solo le persone LGBTQ+. Il 31% degli intervistati PRRI cita gli scandali di abuso, il 32% problemi legati alla salute mentale. Un altro studio del 2024 mostra che quasi due terzi delle donne della Generazione Z percepiscono le chiese come luoghi che non trattano uomini e donne allo stesso modo (Survey Center on American Life, 2024).
Lasciare la religione non è mai indolore. «È un vero e proprio lutto», spiega Darrel Ray. «Ci si rende conto che una comunità che si credeva amorevole, in realtà ti rifiuta» (Recovering from Religion, 2026).
Garth descrive la sua uscita dal mormonismo come «sentire il tappeto strapparsi da sotto i piedi». La decisione definitiva è arrivata quando si è fidanzato: non voleva che il giorno del suo matrimonio fosse segnato da una scomunica.
Oggi è padre, mantiene una spiritualità personale ma sta lontano dalle religioni organizzate. La sensazione dominante verso la sua chiesa d’origine è la rabbia. «È come uscire da una relazione lunga e dolorosa», dice. «E poi vivere in un mondo in cui tutti adorano il tuo ex».
Il suo mondo sociale si è drasticamente ridotto, ma le relazioni rimaste sono profonde. «Siamo legati anche dal trauma», racconta. «Ed è una strana, preziosa consolazione».
Garth spera che le nuove generazioni possano aprire strade diverse, ma è scettico su un cambiamento reale della leadership mormone. Con l’arrivo imminente (alla guida della chiesa mormone) di Dallin H. Oaks, noto per le sue posizioni anti-LGBTQ+, teme che la linea resti la stessa (NPR, 2015; New York Times, 2025).
«Se non riescono a riconoscere i propri errori», conclude, «non avranno futuro. L’unica strada possibile è l’inclusione» (Uncloseted Media, 2026).
Testo originale: Americans are leaving religion because of anti-LGBTQ+ animus. Why now?

