Negli Usa tradizionalisti in fiamme per la cresima di un uomo gay: il bersaglio? Sempre padre Martin
Articolo di John Grosso, pubblicato su National Catholic Reporter – NCR Voices (Stati Uniti) il 14 novembre 2025. Liberamente tradotto dai volontari del Progetto Gionata
L’ingresso ufficiale di una persona nella chiesa cattolica dovrebbe essere qualcosa capace di mettere tutti d’accordo: un momento grande, luminoso, in cui condividere la gioia per una vita che ritrova casa nella fede. E invece, quando quella persona è gay, le cose sembrano complicarsi all’istante.
All’inizio di novembre, Gio Benitez, conduttore di “Good Morning America”, è stato confermato nella chiesa cattolica, con suo marito accanto, scelto come padrino. Benitez ha pubblicato su Instagram un video della celebrazione, insieme a un lungo racconto del suo cammino spirituale, un testo pieno di emozione e gratitudine.
In quel post, Benitez ha riconosciuto quanto la “eredità di inclusione” di Papa Francesco abbia riaperto per lui la porta della fede. E ha raccontato che tutto è cominciato quando ha ascoltato il gesuita Fr. James Martin parlare nel programma televisivo Good Morning America, dopo la morte del papa. “Era la prima volta che vedevo un sacerdote cattolico parlare delle persone LGBTQ+ in un modo così bello”, ha scritto il 10 novembre.
Quella di Benitez è la testimonianza di un uomo che ha trovato un luogo dove sentirsi finalmente accolto nella chiesa cattolica. Il tono è entusiasta, sincero, pieno di vita. Racconta delle persone che lo hanno accompagnato fino a quel giorno, e tra loro c’era anche James Martin, presente alla confermazione come figura di riferimento spirituale.
Sui social, le reazioni non hanno tardato ad arrivare, da ogni angolo della rete. Tantissime erano positive, calorose, piene di gioia. Poi, il mondo conservatore di Catholic X (Twitter) ha “scoperto” la notizia.
Un account (tradizionalista) ha scritto: “Una sfrontatezza del genere non sarebbe possibile senza Amoris laetitia”, riferendosi all’esortazione apostolica di Papa Francesco sulla pastorale familiare. Un altro, il blog tradizionalista Rorate Caeli, ha rincarato: “È tutto merito di Francesco, da Amoris a Fiducia supplicans. È inaccettabile e deve finire. Ora la responsabilità ricade su Leone XIV”.
E ancora: “Che volgarità. Il Papa deve parlare ex cathedra e sistemare questa faccenda una volta per tutte. Se dice che va bene, io me ne vado.” Parole dure, digitate da un utente con migliaia di follower.
Ma l’attacco più pesante è arrivato da Fra Peter Totleben, un domenicano. Su X ha pubblicato un lungo messaggio diretto contro Martin, accusandolo di partecipare alla confermazione di Benitez per puro elitismo. Secondo lui, Martin sarebbe “il cappellano dei Beautiful People”, e tutta la vicenda sarebbe più un evento mondano che un autentico cammino di fede.
Il suo post è diventato virale: più di 127.000 visualizzazioni. Sono intervenuti commentatori del New York Times, editor di America Magazine, podcaster, persino operatori politici progressisti. Uno tsunami. Il problema, però, non è solo il tono malevolo dell’attacco: è che ciò che padre Totleben afferma non è vero.
Un semplice sguardo ai social di Martin mostra che quello stesso giorno aveva celebrato il battesimo di una coppia non famosa, aveva presieduto due Messe a St. Ignatius Loyola a New York e aveva incontrato un gruppo di giovani adulti. E questo è solo un esempio della sua vita pastorale.
Nella sua storia di gesuita, Martin ha lavorato in un hospice con le Missionarie della Carità, in un rifugio per senzatetto a Boston, in un orfanotrofio in Giamaica, in progetti di sostegno sociale a Chicago. Ha trascorso due anni in Africa orientale con il Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati, esperienza di cui ha anche scritto in un libro.
Tutto questo è verificabile con una semplice ricerca su Google. Ma Totleben ha preferito l’attacco personale, che non costruisce nulla e rischia solo di creare divisione. Basta immaginare che una persona non cattolica, colpita dal racconto dlla cresima di Benitez, decida di informarsi sulla chiesa cattolica e trova queste parole: accuse, giudizi, insulti contro un sacerdote che accompagna le persone LGBTQ. Che immagine diamo della fede?
Il ministero pastorale di padre Martin, invece, è stato riconosciuto più volte da papa Francesco e da papa Leone XIV. Padre Martin è un autore molto letto, un conferenziere richiesto, un consultore del Dicastero per la Comunicazione, ed è stato membro del Sinodo dei Vescovi nel 2023. E continua il suo lavoro con una calma e una pazienza davvero notevoli, nonostante i continui attacchi e le provocazioni online.
Vengono in mente le parole delle Beatitudini: “Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e diranno ogni sorta di male contro di voi mentendo, a causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli”.
Forse è proprio per questo che una certa parte conservatrice del mondo cattolico online continua a essere ossessionata da James Martin. Perché lui va dritto per la sua strada, fedele al Vangelo dell’accoglienza, fermo nella sua missione, senza lasciarsi fermare da chi vorrebbe spegnere quella luce.
Testo originale: “Why are traditionalists on Catholic Twitter still so obsessed with James Martin?”

