Nella diocesi di Firenze, dall’esperienza di Kairos alla pastorale diocesana con le persone LGBT+ e i loro familiari
Trascrizione degli interventi tenuti in occasione del laboratorio “Costruire pastorali cattoliche inclusive: esperienze in corso” tenuto nell’incontro “Pietre D’angolo” (Firenze, 5 aprile 2025), trascrizione a cura dei volontari de La tenda di Gionata, parte terza
Il percorso nella diocesi di Firenze su questo tema inizia 20 anni fa, grazie al gruppo Kairos, una realtà di credenti LGBT+, che ha ormai alle spalle diversi anni di cammino, essendo nata nel 2001.
Va ricordato il contesto storico in cui tutto ciò accadeva. Era il tempo in cui, nei documenti ufficiali della CEI, si diceva chiaramente che “i locali parrocchiali non potevano essere concessi ai gruppi di omosessuali credenti”.
L’allora arcivescovo Giuseppe Betori rifiutò di incontrare il gruppo Kairos e chiese che non si facesse pubblicità alla sua esistenza. Era disponibile solo a incontri singoli, non con il gruppo in quanto tale, per paura che si trasformasse in una “chiesa a parte”.
Tutto cambia quando, un giorno, il vescovo riceve una lettera firmata da diversi genitori di persone LGBT+ che gli chiedevano semplicemente una cosa: essere ascoltati. Quella lettera fu un momento inatteso, che aprì una breccia.
Il vescovo Betori rispose: “Vorrei ascoltare i genitori.”. Fu un momento così sorprendente che chi lo ha vissuto racconta: “Siamo praticamente svenuti dalla sorpresa!”.
Pastorale non per, ma con: storie, relazioni, conversioni
Dopo dell’incontro l’intuizione del vescovo Betori fu quella di non creare una pastorale “per” le persone LGBT, ma di partire dalle relazioni già vive nelle comunità, coinvolgendo operatori e operatrici pastorali, genitori, famiglie. Il vescovo chiese apertamente se le persone del gruppo Kairos erano disponibili a condividere le proprie storie e ad avviare un percorso pastorale insieme con la diocesi.
Chi ha vissuto quella fase lo ricorda come qualcosa che “ha cambiato la vita”. Lì è iniziato il passaggio da singole testimonianze a una rete di comunità, gruppi e realtà collettive. Un’evoluzione che ha rispecchiato anche i mutamenti della società italiana, passata da una dimensione di silenzi a un confronto più aperto e condiviso.
Importante è anche il fatto che, a Firenze, la pastorale è stata istituita formalmente, con decreto: non è stata lasciata all’iniziativa del singolo vescovo, ma ha una dimensione costitutiva ufficiale.
Fondamentale è stata poi l’integrazione nella pastorale familiare. Già da subito, il gruppo fiorentino ha scelto di andare oltre la parola “inclusione” intesa in senso generico. La chiave proposta è stata quella della reciprocità: “Chi include chi?”, si sono chiesti. E la risposta è stata che la diocesi si lascia interpellare dal mondo LGBT+, e viceversa. Tutto cambia, se lo sguardo è reciproco.
Il ruolo dei genitori: dal dolore alla profezia
Un passaggio decisivo in questa pastorale è stato l’arrivo dei genitori cristiani con figli LGBT+. “Non potevamo restare fuori”, raccontano. “Anche noi abbiamo dovuto fare un cammino, spesso difficile, per diventare dei buoni genitori dei nostri figli LGBT+”. Con onestà dicono: “Non chiediamo sconti di pena per i nostri figli, ma verità e bene. Nella luce del Vangelo, senza sconti, ma senza condanne”.
Quando fu scritta dai genitori una lettera a tutti i vescovi della Toscana, solo alcuni risposero. Il vescovo di Firenze Betori accettò un incontro, nel settembre 2022, con quattro genitori. Un’ora intensa, di ascolto reciproco.
Poi il passo successivo: il desiderio di istituire un coordinamento. Grazie all’insistenza dei genitori, questo coordinamento fu ufficialmente inserito nella pastorale familiare. Il decreto fu firmato e registrato in Curia e furono nominati referenti del nascente cammino pastorale due sacerdoti, don Andrea Bigalli e don Giovanni Martini, una domenicana, suor Fabrizia Giacobbe, e una coppia di genitori, Maria e Paolo Aminti.
Un cammino di trasformazione comunitaria
L’idea non è solo quella di accompagnare i figli LGBT+, ma di avviare un processo che coinvolga tutta la comunità diocesana. Per questo è stato organizzato a Firenze un ciclo di quattro incontri formativi, sempre con una parte teorica e una parte di testimonianza diretta. Perché – è stato detto – “ciò che colpisce davvero è l’esperienza viva delle persone”.
Ma non bastano una serie di incontri. Ora si sta lavorando per aprire veri e propri laboratori di riflessione, dove lasciarsi interrogare dalle storie, anche da chi ha vissuti e fatiche diverse. “Il nostro obiettivo – dicono i genitori coinvolti nella pastorale – è che l’amore che abbiamo scoperto per i nostri figli possa diventare lievito per tutta la comunità”.
Verso nuovi orizzonti
Di recente, il gruppo Kairos è stato contattato anche per un progetto di accoglienza per le persone transgender, ispirato al modello attivo nella parrocchia romana di Torvaianica. Anche la diocesi di Firenze – con le sue differenze e specificità – vuole dare risposte concrete a situazioni di marginalità, avviando servizi di consulenza e ascolto per le persone transgender. Segno che qualcosa sta davvero cambiando.
Si è avviato anche un dialogo con i preti della diocesi, con un incontro inserito ufficialmente nel calendario pastorale. “Un passo importante – raccontano – perché in passato, quando organizzavamo incontri aperti a tutti, solo pochi sacerdoti si affacciavano. Adesso c’è una volontà nuova di esserci”.
Con emozione, chi conclude l’intervento sottolinea: “Tutto questo non sarebbe stato possibile senza la forza dello Spirito, senza i nostri figli, e senza la disponibilità reciproca ad ascoltarci davvero. Il cammino non è finito, ma oggi possiamo dire che qualcosa è nato, qualcosa è cambiato”.
Verso una pastorale “con”: domande, esperienze, sfide
Il gruppo Kairos di Firenze, formato da cristiani LGBT+, pur restando una realtà autonoma, oggi è parte attiva nella vita della diocesi. Le sue attività non si limitano più all’interno del gruppo: sempre più spesso, su invito, alcuni membri partecipano a incontri nelle parrocchie, dove condividono testimonianze e percorsi formativi. Un esempio significativo: una coppia omosessuale è stata recentemente inserita nel cammino familiare di Azione Cattolica della diocesi, segno tangibile di una Chiesa che si apre a nuove forme di presenza.
Come ha raccontato Innocenzo, oggi lui e suo marito fanno parte attiva della sua parrocchia e del cammino familiare della loro comunità. Questa contaminazione positiva tra gruppi, famiglie e parrocchie è uno dei frutti più evidenti del cambiamento in corso.
L’istituzionalizzazione della pastorale da parte del cardinale Betori ha avuto un impatto molto concreto: i parroci ora si sentono più liberi di contattare le persone del gruppo, di coinvolgerle nei consigli pastorali, nelle iniziative diocesane. “Un conto è invitare un gruppo di ‘omosessuali credenti’ senza una cornice – spiegano – un altro è avere il supporto della diocesi: così cambia tutto”.

