Nelle chiese imparariamo ad annunciare il Vangelo della grazia al posto di quello dell’esclusione
Prefazione di Daniela Di Carlo al volume Pietre d’Angolo. Come guardare alla realtà dei cristiani LGBT+ nelle nostre chiese?, vol. I, in Atti dell’incontro “Pietre d’Angolo” del Progetto Cornerstone de La Tenda di Gionata (Firenze, 5 aprile 2025)
La comunità cristiana LGBTQ+ ha regalato al mondo la consapevolezza che la realtà, quella vera è plurale. Quella realtà che viene dal basso, cioè dalla vita vissuta, ci parla di intrecci d’amore che solo fino a qualche anno fa erano impensabili e quindi incomunicabili. L’unica verità eteronormativa aveva la pretesa di dire tutto lo scibile umano sulle relazioni, e in particolare su quelle d’amore, senza prevedere, né immaginare la varietà dei legami di cui siamo creatrici e creatori. Oltre a insegnare a saper leggere la realtà la comunità cristiana LGBTQ+, insieme a quella femminista, ha allargato i confine della teologia.
La maggior parte delle chiese cristiane vive e alimenta il sistema patriarcale androcentrico e misogino nel quale le donne e la comunità LGBTQ+ non hanno un luogo proprio per affacciarsi al divino. Restano così in attesa di un diaconato che tarda ad arrivare o in attesa di poter varcare lo spazio dietro l’iconostasi, la parete interamente coperta da icone che separa, nelle chiese ortodosse, il santuario dalla navata riservata alla gente comune.
Restano in attesa di una benedizione fatta alla luce del sole e non in spazi separati ed angusti o in attesa di un riconoscimento chiaro e inequivocabile dalla loro chiesa cattolica romana o ambrosiana.
I monoteismi rappresentano i luoghi, ancora adesso, che spesso vivono una condizione di alienazione dal tempo in cui viviamo. Luoghi popolati di persone che non prendono posizione di fronte alla discriminazione di genere perchè è proprio dentro le strutture delle molte fedi viventi che le donne non hanno la possibilità di accostarsi né ai testi sacri né alla predicazione. Silenzio che si espande alle contraddizioni del neoliberismo, allo stato di guerra permanente in cui molti popoli vivono, all’oppressione dei soggetti LGBTQ+.
Chiese, sinagoghe, moschee vivono, come la chiama Hanna Arendt, nella “lacuna del presente”, sono protese, cioè, verso un passato significativo, quello dell’incarnazione di Dio attraverso Gesù Cristo o del Dio annunciato dai suoi profeti maschi. Passato che non riescono a risignificare di nuovo oggi. Quella lacuna del presente che per Hanna Arendt potrebbe essere capace di affermare un proprio cammino “in grado di correggere radicalmente la logica rovinosa dello scontro tra passato e futuro” offrendo all’umanità quel presente che è la radice del nostro essere e quindi quella possibilità di saper parlare al proprio tempo[1].
Una delle piste interessanti che potrebbero essere considerate per il superamento del patriarcato nei monoteismi potrebbe essere quella di eliminare la logica binaria ed eterosessuale con la quale si è interpretato il mondo. Se si realizzasse come ci suggerisce Federico Zappino: “la decostruzione delle dicotomie che strutturano l’ordine del discorso dominante eterosessuale, con le loro implicite attribuzioni di valore e disvalore, e l’invocazione di un modo di pensare non-dualistico, inteso come radicalmente opposto al dualismo maschio/femmina che struttura l’eterosessualità”[2] forse non si cadrebbe più nella trappola di stabilire una subalternità di uno dei due generi.
Se fossimo capaci di moltiplicare i generi, ed è questo che ci dice oggi la realtà LGBTQ+, i soggetti sarebbero così tanti da poter sgonfiare il potere del patriarcato e riuscire finalmente a renderci conto che tutta l’umanità è inclusa nello sguardo di Dio perché: “…all’interno di Dio noi viviamo, cresciamo, moriamo, e alimentiamo quella forza che ci tiene insieme, individualmente e collettivamente…Credo che “questa forza in relazione” è sacra perché ci contiene tutte/i insieme al di là delle nostre capacità di immaginazione e perché noi possiamo darle nuova energia, incarnandola e riportandola in vita nel mondo. Questo è ciò che possiamo fare insieme. Credo che questa forza relazionale sia lo stesso Dio che ha originato la scintilla di ogni vita e che ha infuso la sua presenza, in perenne movimento, al nostro fratello Gesù, allo stesso modo in cui accompagna me e te ad ogni nuovo giorno”.[3]
Forse ci manca questa consapevolezza per far sì che vi sia un’equilibrio di storie plurali tutte in grado di raccontare di quel Dio che ama la sua umanità proprio nella sua diversità.
Questo libricino però ci aiuta perché da un lato fa ordine, con Chiara D’urbano, tra orientamento sessuale e identità di genere per approdare alla realizzazione della propria felicità; dall’altro, con Letizia Tomassone, scopriamo il vincolo volontario e le comunioni di vita che caratterizzano i legami famigliari e la vicinanza di un Dio che accompagna ogni forma d’amore su questa terra che è benedetta.
Per noi cristiane e cristiane andare oltre il patriarcato non può essere solo un buon proposito ma deve essere un compito costante da svolgere, giorno dopo giorno, legato alla responsabilità delle chiese tutte affinché imparino ad annunciare il vangelo della grazia al posto di quello dell’esclusione che ha il sapore di misoginia, omotransfobia, xenofobia.
[1] Laura Boella, Le parole chiave della politica, Mantova, Edizioni Scuola di Cultura Contemporanea, 1993, vedi pagg. 5-22.
[2] Anna Curcio, a cura di, Introduzione ai femminismi, Derive&Approdi, Roma 2019, pag. 74
[3] Carter Heyward, Saving Jesus, Fortress Press, Menneapolis 1999, pag. 225
* Daniela Di Carlo è teologa e pastora della Chiesa Evangelica valdese. Esperta di teologie femministe e queer, si occupa di ecumenismo, diritti LGBT+ e inclusività religiosa. La sua bibliografia include contributi in diverse pubblicazioni che affrontano temi di genere, fede e giustizia sociale. Il suo impegno si concentra sulla creazione di spazi di accoglienza nelle Chiese evangeliche.

