Nessuna persona è contro natura. Quando l’antropologia cristiana esclude, il Vangelo difende la dignità di tutti
Riflessioni di Alessandro R.*
In questi giorni, a seguito della decisione degli scout di attribuire la qualifica di capo anche alle persone LGBT+, i conservatori non hanno perso tempo nell’invocare l’antropologia filosofica al fine di perseguire un’ingiusta discriminazione sessuale.
In breve, sulla base dell’idea che le persone LGBT+ siano prive di soggettività giuridica (in termine tecnico, capacità giuridica) con la quale essere destinatari e titolari di diritti, qualifiche, etc., si va a realizzare una discriminazione nell’attribuzione di essi.
Per realizzare questa privazione di soggettività (capacità) giuridica, si utilizzano argomentazioni di antropologia filosofica sfociando addirittura nella selezione delle caratteristiche e qualità umane, selezionando le persone. Passare dalla prescrizione dei comportamenti alla prescrizione e selezione delle qualità e caratteristiche umane, della personalità e delle persone è altamente lesivo la dignità umana, in quanto priva di valore l’essere umano, sfociando in un’antropologia contro l’umanità.
L’orientamento sessuale e l’idea di Natura
Parlando in modo specifico dell’orientamento sessuale in chiave interdisciplinare, come sappiamo, secondo la dottrina tradizionale, ad essere contro Natura sono i rapporti sessuali per piacere non a scopo riproduttivo (perché i conservatori si oppongono a riconoscere la sessualità relazionale, ammettendo la quale i rapporti sessuali omosessuali diventano secondo Natura, in quanto la morale cambia nel corso del tempo, e con essa cambia l’interpretazione teologica, dopotutto, la rivoluzione apportata dal cristianesimo, ossia la sua causa di origine, è la libertà psicologica, mentre il concetto di libertà psicologica incatenata all’idea metafisica di Natura è la libertà greca, di conseguenza, l’interpretazione conforme alla causa di origine del cristianesimo è che l’idea metafisica di Natura non può essere cristallizzata nel tempo, che infatti si evolve nel tempo, consentendo di superare prescrizioni morali che in precedenza erano considerate essere secondo Natura, tipo la schiavitù, che è disciplinata nella Bibbia, come in Esodo 21, 20-21; l’omicidio per eresia come nel caso di Giordano Bruno; e così via).
Le persone, invece, non sono mai contro Natura perché se lo fossero, si degraderebbe e si priverebbe di valore l’essere umano, e ciò è lesivo la dignità umana.
Dalla prescrizione dei comportamenti alla selezione delle persone
I conservatori, però, eseguono il pericoloso passaggio dalla prescrizione del comportamento (il comportamento sessuale vietato) alla prescrizione delle qualità e delle caratteristiche umane, selezionando le persone e parlando di omosessualità come contro Natura.
Questo pericoloso passaggio che dal comportamento passa alle caratteristiche e qualità umane, sfociando nell’antropologia filosofica, è il germe dal quale la società giunge a perseguire pratiche disumane e lesive la dignità umana, e più in particolare, lesive la pari dignità umana, pratiche con le quali modificare, selezionare e prescrivere le caratteristiche umane, le qualità umane, la personalità e l’identità della persona, sfociando in dottrine come l’eugenetica, il post-umano, il transumano, e così via.
Le regole che prescrivono il dover essere, come le regole giuridiche, le regole morali, di costume, religiose, etc., prescrivono comportamenti, non prescrivono l’essere umano con le sue qualità, caratteristiche, personalità e identità perché implicherebbe la privazione di valore e la degradazione delle qualità e delle caratteristiche umane, andando a ledere la dignità umana e la pari dignità umana con costi psicologici elevati e pregiudizio per la salute mentale, pertanto contrarie al buon costume.
Contro simili derive, l’antropologia filosofica deve pertanto essere necessariamente antropomorfa.
Dalla Natura metafisica alla natura scientifica
Passando dall’astratta idea metafisica di Natura alla natura in senso scientifico, quindi la dignità ontologica del creato, come la biodiversità, l’orientamento sessuale è l’istinto sessuale il quale ha la sua manifestazione fisica nell’eccitazione involontaria (erezione involontaria maschile, per intenderci, e la corrispettiva eccitazione femminile. L’eccitazione involontaria, dal punto di vista fisiologico, può essere verso il proprio sesso (omosessualità), verso l’altro sesso (eterosessualità), oppure verso entrambi (bisessualità)), pertanto non è affatto una percezione.
E questa omo(bi)sessualità è quella che, a livello psicoanalitico, è irreversibile e non può essere modificata perché innata: «vi sono differenti forme di omosessualità e […] alcune di esse sono accessibili ad un trattamento [psico]analitico, mentre altre sono effettivamente irreversibili» (Lexicon, 2006, pag. 834); «alcuni, fondandosi su osservazioni di ordine psicologico […] distinguono – e sembra non senza motivo – tra gli omosessuali la cui tendenza […] è transitoria […] e gli omosessuali che sono definitivamente tali per una specie di istinto innato» (Alcune questioni di etica sessuale, 1975, punto 8).
L’istinto sessuale ha una base organica data da geni e ormoni che la psicologia, l’educazione e la cultura non possono modificare per regola tecnico-scientifica, e l’orientamento sessuale in ragione del sesso come istinto sessuale che si manifesta con l’eccitazione sessuale involontaria è dato in larga misura da geni e ormoni avendo la sua base organica immodificabile.
«L’idea del bimbo “tabula rasa”, su cui l’esperienza (e non i geni e gli ormoni) scrive e detta l’identità (e in larga misura l’orientamento), pur cara a un vecchio riduzionismo psicologico, è risultata apodittica e arrogante e non ha trovato sostanziose conferme empiriche» (Jannini, Lenzi, Maggi, Sessuologia medica, 2017, pag. 463).
Di conseguenza ci sono gli studi che confermano l’esistenza dei geni associati all’omo(bi)sessualità (Song e Zhang, Genetic variants underlying human bisexual behavior are reproductive advantageous, su Scienze advances, 2004, vol. 10, numero 1).
Giacché l’istinto sessuale è un aspetto connaturato all’essere umano nel suo essere sessuato, con il suo valore antropologico in termini di identità sessuale, il degradare tale valore antropologico significa selezionare le caratteristiche e le qualità umane, e con esse, selezionare le persone, nonché, come effetto, può provocare l’ego-distonia, ossia il rifiuto del proprio istinto sessuale che non è integrato a livello identitario, andando a ledere l’armonica e inscindibile unità corpo-mente e privando l’identità sessuale della manifestazione dell’istinto sessuale.
Esprimendo una metafora, il canto è dato dall’inscindibile e armonica unità tra la voce come qualità umana e l’azione del cantare come agire.
Se una persona ha una voce da tenore, non può cantare da soprano perché produrrebbe solo rumore. Solo un’antropologia filosofica contro l’essere umano, imporrebbe ad un tenore di cantare da soprano.
La questione della liceità etica
Sorge pertanto la necessità di una valutazione sulla liceità etica: è eticamente lecito selezionare le caratteristiche e le qualità umane, la personalità, e con esse, selezionare le persone?
Ciò non è lesivo la dignità umana, la pari dignità umana e altresì lesivo il valore antropologico delle qualità umane, il cui valore viene degradato?
Si ricorda che l’essere umano non può disporre di sé scegliendo il suo istinto sessuale involontario, il quale, essendo una manifestazione fisica avente una base organica innata, ci precede, ed essendo involontario si è senza colpa.
Soggettività giuridica e discriminazione
Secondo i conservatori, invece, «l’omosessualità non è soggetto di diritti, poiché non ha alcun valore sociale» (Lexicon, 2006, pag. 836).
Analizzando brevemente tale affermazione, la soggettività (capacità) giuridica con la quale essere titolari di diritti, di qualifiche, etc. si acquista per il semplice fatto della nascita e di essere persona.
Questa dichiarazione dei conservatori, invece, priva gli omo(bi)sessuali di soggettività (capacità) giuridica. Nel mondo antico, gli schiavi, non essendo considerate persone bensì oggetti, erano privi di diritti.
In questo modo si realizzano le ingiuste discriminazioni sessuali in quanto si priva la persona della soggettività (capacità) giuridica con la quale essere titolare di diritti, di qualifiche, etc., discriminando nella titolarità, nel godimento e nell’esercizio di essi.
In secondo luogo, viene dimostrata la lesione alla dignità umana: si lascia l’omo(bi)sessualità come qualità e caratteristica umana priva di valore, degradandola ed eseguendo questa disparità di valore contro la pari dignità umana, si istiga alla superiorità dell’eterosessualità.
Sulla base di questi meccanismi antropologici e filosofici, con i quali si crea disparità di valore tra qualità e caratteristiche umane attraverso l’apprendimento dei relativi significati simbolici, si sono verificate le varie discriminazioni che la storia umana ha conosciuto: la discriminazione e disparità di valore in ragione del sesso, pensando alla donna-res; le leggi razziali che attribuivano un diverso valore in ragione della razza; e oggi lo stesso meccanismo si ripete per l’orientamento sessuale.
Discernimento e discriminazioni irragionevoli
In termini spirituali si parla di discernimento, in termini giuridici si parla di parificazioni o discriminazioni che sono irragionevoli, ossia che emergono sulla base di motivazioni logiche e razionali.
Parificare l’eccitazione sessuale omo(bi)sessuale alla pedofilia o ad altri orientamenti sessuali che costituiscono reato è irragionevole per due motivi.
In primo luogo, tra le diverse eccitazioni sessuali cambia lo stimolo sessualmente eccitante: se lo stimolo sessualmente eccitante è il sesso, si hanno eterosessualità ed omo(bi)sessualità; se lo stimolo sessualmente eccitante è l’età, si ha la pedofilia; se lo stimolo eccitante è il potere agito o subito, si ha il masochismo-sadismo; e così via (Dèttore e Lambiase, La fluidità sessuale, 2011, pag. 6).
Il secondo motivo di ragionevole differenziazione è la sicurezza nei rapporti sessuali tra partner, ossia l’assenza del rischio di arrecare o subire danni tra partner durante i rapporti sessuali (e nella sessualità omosessuale non c’è rischio di arrecare o subire danni tra partner).
Conclusioni
Esprimendo conclusioni sul dibattito sociale e teorico, e considerando il pericoloso effetto costituito dalla selezione delle persone, i punti più rilevanti sono tre:
- L’istinto sessuale si manifesta con l’eccitazione sessuale involontaria (erezione maschile e corrispettiva eccitazione femminile) che pertanto non è una percezione, non è una scelta, è immodificabile quindi innata, ed essendo involontaria si è senza colpa, nonché il privare l’istinto sessuale del suo valore antropologico in termini identitari oppure il degradare tale valore è lesivo la dignità umana e la pari dignità umana.
- Dalla selezione dei comportamenti sessuali contro Natura si è passati alla selezione delle caratteristiche e delle qualità umane, selezionando le persone. Se non si ferma questo passaggio, l’antropologia filosofica cristiana finisce col selezionare le persone, e dall’essere un’antropologia per l’essere umano diventa un’antropologia contro di esso.
- I conservatori considerano l’eterosessualità come requisito per l’attribuzione di soggettività (capacità) giuridica e l’attribuzione dei diritti, delle qualifiche, etc. Questo è il pensiero all’origine delle ingiuste discriminazioni, come recita il catechismo della Chiesa cattolica, in quanto i diritti, le qualifiche, etc. non sono più attribuiti sulla base di essere una persona, bensì vengono attribuiti sulla base delle caratteristiche e delle qualità umane, quando i diritti inviolabili dell’uomo sono tali perché sono dell’essere umano senza altre distinzioni, pertanto, la distinzione per le qualità e le caratteristiche umane non può costituire motivo per la soggettività (capacità) giuridica, la titolarità e l’esercizio di diritti, qualifiche, etc.
È altresì urgente ammettere la sessualità relazionale di modo che le persone omosessuali possano godere del piacere quale dono di Dio: questa è una forma di ingiusta discriminazione nell’attribuzione e nel godimento dei doni di Dio a seguito della quale i doni di Dio non sono universali, di tutti gli esseri umani, bensì vengono indirettamente attribuiti sulla base delle caratteristiche e delle qualità umane.
Bibliografia citata
– Congregazione della dottrina della fede, Alcune questioni di etica sessuale, 1975.
– Dèttore e Lambiase, La fluidità sessuale. La varianza dell’orientamento e del comportamento sessuale, Alpes, 2011.
– Jannini, Lenzi, Maggi, Sessuologia medica. Trattato di psicosessuologia, medicina della sessualità e salute della coppia, Edra, 2017.
– Pontificio consiglio per la famiglia, Lexicon, EDB, 2006.
– Song e Zhang, Genetic variants underlying human bisexual behavior are reproductive advantageous, in Scienze advances, 2004, vol. 10, numero 1.
* Sto scrivendo la mia tesi di laurea in materia giuridica (quindi sono un laureando) ed ho dedicato tre anni per studiare l’orientamento sessuale come argomento al fine di chiedere la tesi di laurea in materia giuridica e lo studio nasce per la rivendicazione giuridica dei diritti civili. Strada facendo, mi sono accorto di come potere temporale e potere spirituale hanno uno scopo accumunante che supera le divergenze e la conflittualità: la rivendicazione dei diritti civili e l’apertura della Chiesa cattolica alla modernità, alla scienza e alla comunità LGBT+.
Dato il fine della laurea, le fonti consultate erano fonti accademiche (trattati, commentari, manualistica universitaria, riviste del catalogo ACPN), rifiutando la saggistica perché, dalla mia formazione giuridica, mi ero accorto che la saggistica forniva interpretazioni giuridiche errate.
Inizialmente lo studio è stato verticale, studiando le singole discipline separatamente (diritto da un lato, scienza dall’altro, fonti teologiche ancora dall’altro lato) anche in chiave storica, ricostruendo l’argomento nel suo divenire nel tempo. Questo studio verticale, però, mi forniva visioni parziali ed emergevano delle incongruenze tra le diverse discipline, dove una disciplina contraddiceva l’altra. Partendo dall’idea che l’omosessualità è un fenomeno reale, non era possibile che le diverse discipline fornissero informazioni contradditorie, pertanto, il secondo passo è stato il fine di raggiungere una visione unitaria e complessiva dell’argomento, dove le diverse materie dovessero dialogare e combaciare tra di loro come i tasselli di puzzle. In questo modo ho eseguendo una seconda analisi trasversale dove ho intrecciato le diverse discipline, e dove le contraddizioni interdisciplinari dovevano avere una soluzione, giungendo ad una visione unitaria e complessiva dell’orientamento sessuale a 360° (diritti vari, scienze varie, e teologia-filosofia).
Lo studio è stato progressivo, nel senso che man mano che emergevano nuove questioni da capire, si indagava su di esse ed è uno studio pratico, che parte dal basso per poi giungere alle astrazioni teoriche e filosofiche (la filosofia è infatti stata uno degli ultimi passi). Di conseguenza, lo studio è realizza, ma per non incorrere nella fallacia naturalistica, ricorre alle regole prescrittive e le approfondisce di modo da non fornire false descrizioni della realtà (in modo filosofico, dalle astrazioni filosofiche, invece di giungere alla doxa aletheia si giunge alla doxa fallace). Le astrazioni difatti si basano sulla logica e i presupposti logici necessitano del test di verità o falsità dell’assioma nella realtà fattuale, cosa fornita dalla scienza, motivo per il quale è autonoma e non può essere prescritta (divieto di scienza ufficiale).
Acquisita la conoscenza interdisciplinare (psico-sessuologia, biologia evoluzionistica, genetica, diritti vari come diritto di famiglia, diritto penale, diritto romano, filosofia del diritto, diritto civile, fonti teologiche tratte dei corsi di teologia, neuroscienza, etc.) e la logica e razionale visione unitaria e complessiva, il terzo passo finale è stato passare all’applicazione pratica della teoria acquisita, vale a dire, la risoluzione dei casi giuridici che mi stanno più a cuore.
Anche con l’approccio pratico, la conoscenza è stata ulteriormente approfondita e, questa logica e razionale visione unitaria e complessiva che ho acquisito può essere ulteriormente approfondita. Tuttavia, superate ogni aspettativa, soddisfatto, anche affaticato, ed ecceduto i limiti di una tesi di laurea, mi sono fermato, e le idee sono due: in primo luogo condividere la logica e razionale visione unitaria e complessiva, di modo che non vada perduta, e in secondo luogo, continuare l’approfondimento nel tempo libero.
Con questo studio ho imparato ed acquisito una certa pratica nell’uso del potere interpretativo.

