Non ci sarà nessuna unità nella chiesa cattolica finché ci sarà discriminazione per le persone LGBTQ+
Articolo di Burkhard Hose* pubblicato su katholisch.de (Germania) il 1 maggio 2026. Liberamente tradotto dai volontari del Progetto Gionata.
Il Papa ha ragione quando dice che le questioni legate alla sessualità non stanno al centro dell’insegnamento della chiesa cattolica. Non è qualcosa di nuovo… eppure continua a circolare, dentro e fuori gli ambienti ecclesiali, l’idea che la dottrina cattolica sia soprattutto concentrata su questi temi. In realtà, il cuore del messaggio cristiano resta l’orientamento a Gesù di Nazareth.
Leone XIV ha richiamato criticamente questa tendenza, ma lo ha fatto nel contesto della sua opposizione alla proposta del cardinale di Monaco Reinhard Marx di applicare il documento sulle celebrazioni di benedizione. “In realtà”, ha detto il Papa, “ci sono questioni molto più grandi e importanti, come la giustizia, l’uguaglianza, la libertà dell’uomo e della donna, la libertà religiosa” (katholisch.de, 1 maggio 2026).
Ma non è convincente quando il Papa lascia intendere che la questione delle benedizioni e del riconoscimento ecclesiale delle vite queer non riguardi proprio questi temi. In gioco c’è la giustizia… e c’è anche la necessità di rivedere una visione tradizionale dei generi che continua a sostenere che, nell’ordine della creazione divina, esistano solo uomini e donne.
Con affermazioni come queste si rischia di far passare le benedizioni come un tema marginale, quasi una moda europea o una scelta di politica ecclesiale di parte. Addirittura si insinua che possano contribuire alla divisione della chiesa cattolica universale (katholisch.de, 1 maggio 2026).
Eppure… non può essere la ricerca di una maggiore giustizia a dividere. La giustizia può mettere in discussione, può disturbare chi finora ha beneficiato di situazioni ingiuste. Ma sono la discriminazione e l’esclusione a essere davvero distruttive, a creare fratture. Nella chiesa cattolica, come nella società, non può esistere una vera unità fondata sulla discriminazione. Nemmeno su una discriminazione un po’ più attenuata.
Colpisce poi che, nello stesso viaggio – quello in Africa – il Papa abbia preso una posizione molto chiara su un altro tema: la pena di morte. L’ha condannata senza ambiguità. E questo è significativo, perché per molto tempo la pena di morte non è stata considerata incompatibile in modo assoluto con l’insegnamento della chiesa cattolica. Solo con la modifica introdotta da Papa Francesco nel 2018, il Catechismo della Chiesa Cattolica (n. 2267) la definisce “inammissibile”, perché contraria all’inviolabilità e alla dignità della persona.
E questo nonostante, ancora oggi, in diversi Paesi – come gli Stati Uniti – ci siano cristiani cattolici convinti che la sostengono con forza.
Viene spontaneo allora chiedersi… non potrebbe accadere qualcosa di simile anche rispetto alla valutazione delle vite queer e di tante altre realtà finora escluse? Sarebbe importante che l’argomento dell’“unità” non venisse più usato per bloccare ogni cambiamento. E che anche su questo punto l’insegnamento della chiesa cattolica possa evolvere.
*Burkhard Hose è un pastore universitario a Würzburg.
Testo originale: Keine Einheit in der Kirche, solange es Diskriminierung gibt

