Non date la colpa alla Bibbia per la vostra omofobia
Articolo di Obery M. Hendricks, Jr.* pubblicato su HuffPost (Stati Uniti) il 18 marzo 2013. Liberamente tradotto dai volontari del Progetto Gionata.
Molti cristiani che si oppongono ai diritti delle persone LGBT e al matrimonio tra persone dello stesso sesso giustificano la loro posizione appellandosi alla Bibbia. Ma la Bibbia è davvero contraria all’omosessualità? Potrebbe sorprendervi la risposta.
(…) Ma davvero la Bibbia condanna l’omosessualità? A ben vedere, non risponde mai in modo definitivo a questa domanda. I fondamenti biblici alla base della demonizzazione dell’omosessualità sono in realtà deboli e, alla fine, non decisivi.
Paradossalmente, le concezioni sull’omosessualità così presenti nella cultura e nella legge americana poggiano su un numero sorprendentemente esiguo di versetti biblici. Se vogliamo contrastare l’idea che Dio stesso abbia autorizzato la limitazione dei diritti delle persone LGBT, è fondamentale conoscere con precisione gli argomenti biblici su cui i loro oppositori fanno leva. Quella che segue è una breve guida su ciò che la Bibbia dice – e non dice – sull’omosessualità.
I. La storia di Sodoma: una grande incomprensione
Innanzitutto va detto che i popoli dell’antichità biblica non avevano alcuna idea di omosessualità intesa come identità, orientamento o stile di vita. Il termine stesso “omosessualità” fu coniato solo nella seconda metà dell’Ottocento e la sua prima comparsa in una traduzione biblica risale al 1946, con la Revised Standard Version.
Il primo passaggio biblico usato per giustificare la condanna dell’omosessualità è il racconto di Sodoma e Gomorra nel libro della Genesi. Da lì derivano espressioni come “sodomita” o “legge sulla sodomia”, con cui si è arrivati a criminalizzare i rapporti tra persone dello stesso sesso, anche se consenzienti.
Nel testo, un gruppo di uomini si accanisce contro Lot, chiedendogli di far uscire i suoi ospiti (che in realtà sono angeli) per poterli violentare (Genesi 19,4-9). Tuttavia, anche una lettura superficiale del passo mostra che quegli uomini non vengono identificati come omosessuali. Il testo parla piuttosto di un tentativo di stupro collettivo volto a umiliare e dominare.
Eppure, da questo episodio si è arrivati ad affermare che gli abitanti di Sodoma fossero omosessuali e che Dio abbia distrutto la città per colpa dell’omosessualità dilagante. Questa interpretazione, però, non compare nei primi secoli cristiani ma solo nel medioevo, secoli dopo la redazione definitiva della Bibbia.
La Scrittura stessa, in realtà, fornisce motivazioni ben diverse per la condanna di Sodoma. Già in Genesi 13,13, Dio la giudica “malvagia”, senza specificarne il motivo. Il profeta Ezechiele precisa: “Questa fu l’iniquità di Sodoma tua sorella: superbia, abbondanza di cibo e ozio indolente; ma non soccorreva il povero e il bisognoso” (Ezechiele 16,49-50).
Anche Geremia (23,13) e Gesù stesso (Matteo 10,14-15) si rifanno a questa lettura. La Bibbia, dunque, interpreta la “colpa” di Sodoma come sopraffazione, egoismo, mancanza di giustizia e accoglienza – non come un peccato sessuale.
Eppure il termine “sodomita” è diventato sinonimo di “persona omosessuale”, una distorsione senza alcun fondamento biblico. Questo equivoco ha avuto conseguenze gravi e durature: molta dell’omofobia che affligge ancora oggi il mondo cristiano ha le sue radici in questa errata interpretazione.
E se davvero si volesse prendere alla lettera la storia di Sodoma, allora bisognerebbe accettare anche l’idea – presente nel racconto – che sia giusto offrire le proprie figlie per placare la violenza di una folla (Genesi 19,8). Chi invoca il letteralismo biblico dovrebbe farlo in modo coerente, non a intermittenza.
II. Le leggi di Levitico e il contesto storico
I soli altri riferimenti diretti a rapporti tra uomini si trovano nel Levitico e nel Deuteronomio. Curiosamente, l’Antico Testamento non menziona mai il lesbismo. Le norme di Levitico e Deuteronomio vanno comprese nel contesto storico dell’insediamento degli Israeliti in Canaan, dove erano in vigore pratiche religiose molto diverse.
Alcuni riti prevedevano che i sacerdoti maschi si travestissero, assumessero ruoli femminili o addirittura si facessero castrare per onorare divinità della fertilità. In alcuni templi era praticata anche la prostituzione sacra, maschile e femminile.
Per evitare che gli Israeliti adottassero questi culti, furono promulgate leggi severe: “Non vi sia tra le figlie d’Israele alcuna che si prostituisca nei templi, né tra i figli d’Israele alcuno che lo faccia” (Deuteronomio 23,17). E ancora: “L’uomo non giacerà con un uomo come si fa con una donna: è un abominio” (Levitico 18,22) e “se un uomo giace con un altro uomo, entrambi devono essere messi a morte” (Levitico 20,13).
Si tratta di precetti nati per preservare l’identità religiosa e culturale del popolo ebraico, più che per fornire insegnamenti morali validi per sempre. “Siate santi, perché io, il Signore, sono santo” (Levitico 19,2): la “santità” (in ebraico qadosh) significava separazione da tutto ciò che era estraneo al culto del Dio d’Israele.
Ma allora, chi sceglie di prendere alla lettera queste leggi dovrebbe essere coerente anche su altri comandi della stessa fonte: lapidare gli adulteri, giustiziare i figli disobbedienti o uccidere una donna violentata in città se non ha gridato abbastanza da farsi sentire.
III. Paolo e le “passioni disonorevoli”
Nel Nuovo Testamento, i due passi più spesso citati per condannare l’omosessualità si trovano nelle lettere di Paolo: nella Lettera ai Romani e nella Prima lettera ai Corinzi.
In Romani 1,26-27 leggiamo: “Perciò Dio li ha abbandonati a passioni infami; infatti le loro donne hanno cambiato i rapporti naturali in rapporti contro natura; allo stesso modo anche gli uomini, abbandonando i rapporti naturali con la donna, si sono accesi di passione gli uni per gli altri”.
Ma qui Paolo non sta parlando di omosessualità come orientamento. Sta parlando di persone eterosessuali che si abbandonano a eccessi, a rapporti disordinati, a una sessualità fuori controllo. Non c’è alcun riferimento all’amore tra persone dello stesso sesso, ma solo alla lussuria.
In 1 Corinzi 6,9-10, Paolo scrive: “Non illudetevi: né fornicatori, né idolatri, né adulteri, né effeminati (malakoi), né sodomiti (arsenokoitai), né ladri… erediteranno il Regno di Dio”. I termini greci utilizzati sono oggetto di dibattito. Malakoi significa letteralmente “morbidi” o “effeminati” e potrebbe riferirsi a giovani vittime di prostituzione coatta.
Arsenokoitai è ancora più incerto: potrebbe indicare rapporti sessuali tra uomini, forse di tipo predatorio o sfruttatore. Ma la verità è che non sappiamo con certezza a cosa si riferisse Paolo. E nessuno può affermarlo con integrità.
IV. Gesù tace sull’omosessualità
Nei Vangeli, Gesù non pronuncia nemmeno una parola sull’omosessualità. Quello che dice, invece, è che i due comandamenti più importanti sono: “Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore” e “Amerai il tuo prossimo come te stesso” (Matteo 22,37-39). E come si può dire di amare il prossimo se gli si nega la possibilità di vivere e celebrare l’amore nella gioia e nella dignità?
Gesù dirà poi che il criterio del giudizio finale sarà la giustizia: “Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare… ero forestiero e mi avete accolto…” (Matteo 25,35). Nulla che abbia a che vedere con l’intimità della camera da letto.
V. Il “matrimonio tradizionale” non è biblico
Molti usano l’espressione “matrimonio tradizionale” per attaccare il matrimonio tra persone dello stesso sesso. Ma la Bibbia descrive molte forme di matrimonio: poligamia, concubinaggio, unioni con schiave, matrimonio tra sorelle con lo stesso uomo (come Giacobbe con Rachele e Lia), o il levirato, secondo cui una vedova doveva sposare il fratello del marito defunto.
Gesù stesso parla del levirato senza condannarlo. Nessuna di queste forme viene mai definita “peccato”. Il “matrimonio tradizionale”, quindi, è un’invenzione culturale, non un’istituzione biblica.
Conclusione
Allora la Bibbia condanna davvero l’omosessualità e, per estensione, il matrimonio tra persone dello stesso sesso? Come abbiamo visto, le prove sono vaghe, contestuali e facilmente equivocabili.
Non ci sono basi solide per sostenere, con onestà intellettuale, una condanna. E proprio per questo, la Bibbia non può essere usata per negare ai cittadini LGBT i diritti riconosciuti agli altri. Farlo sarebbe non solo incostituzionale, ma sarebbe un vero peccato biblico.
*Obery M. Hendricks, Jr. è teologo, pastore e autore del libro “The Universe Bends Toward Justice: Radical Reflections on the Bible, the Church and the Body Politic” (Orbis Books, 2012). È Senior Fellow presso l’Opportunity Agenda, un’organizzazione per la giustizia sociale.
Testo originale: Don’t Blame It on the Bible

