“Non temere”. I cammini nella chiesa cattolica delle veglie di preghiera per il superamento dell’omotransbifobia
Testo di Francis DeBernardo e Matthew Gorczyca pubblicato su Bondings 2.0, blog di New Ways Ministry (Stati Uniti), il 13 giugno 2026, prima parte. Liberamente tradotto dai volontari del Progetto Gionata.
Quest’anno la Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia, conosciuta internazionalmente con la sigla IDAHOBIT, ha visto una partecipazione e un sostegno sempre più espliciti da parte di responsabili della chiesa cattolica nei confronti delle persone LGBTQ+, insieme alla richiesta di una loro maggiore accoglienza nella chiesa cattolica.
La giornata viene celebrata ogni anno il 17 maggio, o nei giorni vicini a questa data, ed è diventata un’occasione importante perché le comunità cristiane possano ritrovarsi nella preghiera, nella riflessione e nella solidarietà con le persone LGBTQ+ che subiscono violenza, discriminazione ed esclusione.
Le veglie di preghiera per il superamento dell’omotransbifobia ebbero inizio nel 2007, a Firenze (Italia), con una piccola celebrazione di preghiera organizzata da Kairos, gruppo di cristiani LGBTQ+ cattolici. Nacquero dopo il suicidio di un giovane omosessuale italiano, che per anni aveva subito bullismo omofobico.
Da quella prima esperienza il cammino si è allargato fino a coinvolgere più di sessanta veglie in nove Paesi dell’Europa e dell’America Latina. Quest’anno tutte le celebrazioni sono state unite dal versetto di Isaia 43,1: «Non temere, perché io ti ho riscattato, ti ho chiamato per nome».
Nelle prossime settimane il blog cattolico statunitente Bondings 2.0 pubblicherà alcuni brani delle omelie e degli interventi pronunciati durante queste veglie. Lo facciamo per valorizzare le parole significative che sono state condivise e, insieme, per incoraggiare altri gruppi pastorali cattolici LGBTQ+ a iniziare fin da ora a preparare celebrazioni simili nelle loro parrocchie, in occasione del 17 maggio 2027.
Non è mai troppo presto per chiedere la partecipazione pubblica di un vescovo o di un responsabile diocesano. L’insegnamento cattolico condanna esplicitamente il pregiudizio e la violenza contro le persone LGBTQ+: non dovrebbe quindi esistere alcuna obiezione dottrinale alla partecipazione delle autorità ecclesiastiche a queste iniziative.
Proviamo a raddoppiare il numero delle veglie cattoliche nel 2027! Siamo riconoscenti ai volontari del Progetto Gionata per aver raccolto e catalogato tutti questi interventi. Riportiamo alcuni brani pronunciati da vescovi e sacerdoti durante le veglie.
Monsignor Erio Castellucci: siamo tutti feriti e tutti possiamo ferire
Monsignor Erio Castellucci, arcivescovo di Modena-Nonantola e vescovo di Carpi, ha proposto una riflessione a partire da Giovanni 20,19-23, il brano nel quale Cristo risorto appare ai discepoli riuniti dietro porte chiuse. Nell’omelia ha sottolineato la solidarietà che nasce dal riconoscere le ferite condivise della condizione umana:
«Siamo tutti peccatori gli uni verso gli altri, nessuno escluso. Ognuno porta il peso e i doni della propria storia personale, della propria esperienza, a volte faticosa e a volte gioiosa, delle proprie scelte e delle proprie circostanze. Chi pensa di essere arrivato e guarda gli altri dall’alto del piedistallo sul quale si è collocato finisce per cadere nel peccato più grande: la superbia del fariseo, che si paragona al pubblicano e rivendica davanti a Dio la propria superiorità».
Castellucci ha richiamato anche l’adesione di papa Leone XIV alle note parole di papa Francesco: «a tutti, tutti, tutti». Ha ricordato così alle persone presenti che nella chiesa cattolica tutti devono poter trovare accoglienza, perché tutti siamo feriti e, a nostra volta, abbiamo ferito gli altri.
Don Massimo Dellera: chiamare ogni persona con il proprio nome
Don Massimo Dellera, sacerdote della diocesi di Genova, ha espresso una particolare vicinanza alle persone transgender, partendo dalle parole di Isaia 43,4: «Tu sei prezioso ai miei occhi».
«Credo in una chiesa cattolica con le braccia aperte per accogliere e con le porte aperte per fare entrare le persone, non per lasciarle fuori. Una porta attraverso la quale possiamo entrare tutti. E forse l’unica domanda che ti verrà fatta sarà: “Come ti chiami?”. Te lo chiedo perché mi piace poterti chiamare per nome. Il tuo nome è bello e racconta chi sei, anche nel tuo percorso di transizione di genere».
La riflessione di don Dellera è stata resa ancora più significativa dalla disponibilità con cui ha riconosciuto un problema nel proprio modo di esprimersi. Dopo essere stato corretto da una persona che contestava il suo uso della parola “inclusione”, durante il viaggio di ritorno aveva ripensato a quell’osservazione:
«Una volta qualcuno mi ha rimproverato perché usavo la parola “includere” invece di “riconoscere”. Tornando a casa da quell’incontro ci ho riflettuto e ho capito che quella persona aveva ragione. Includere significa fare entrare qualcuno che si trova fuori. Riconoscere, invece, significa prendere atto di una realtà che esiste già».
Don Guerrino Franzoni: che questa sia l’ultima veglia necessaria
Don Guerrino Franzoni, intervenendo durante una veglia a Reggio Emilia (Italia), ha concluso la propria omelia riprendendo e riformulando un pensiero di monsignor Vincenzo Viva, vescovo di Albano Laziale:
«Spero che questa veglia di preghiera contro l’omofobia e la transfobia possa essere l’ultima. Non perché il cammino sia arrivato alla meta: so che è ancora lungo. Sarà l’ultima quando veglie come questa non saranno più necessarie, perché ogni persona verrà riconosciuta e rispettata per ciò che è già in virtù del proprio Battesimo: figlia di Dio e nostra sorella o nostro fratello nell’unica fede».
A Cagliari, i nomi e le storie di oltre cento violenze
Durante la veglia celebrata nella parrocchia della Madonna della Strada, a Cagliari (Italia), sono state ricordate più di cento aggressioni documentate contro persone LGBTQ+: episodi che andavano dalla violenza fisica fino al rifiuto dei sacramenti. Accanto alla preghiera per le vittime, è risuonato anche un invito rivolto a chi compie queste violenze, perché possa iniziare un cammino di conversione e di pace.
La veglia si è conclusa con questa invocazione: «O Dio, Padre nostro, che hai creato ogni essere umano a tua immagine e ci hai affidato la custodia della vita, ascolta il grido di chi soffre a causa di ogni forma di violenza e di oppressione. Libera i nostri cuori dall’odio, dalla sete di vendetta e dall’indifferenza».
Testo originale: IDAHOBIT: Catholic Prayer Services to End Discrimination and Violence, Part 1

