«Non temere» (Is 43,1). Perché le persone LGBT+ non devono cambiare per essere amate da Dio?

Naked Pastor* commenta così questa sua vignetta:«Non devi cambiare, nasconderti o modificare chi sei per essere degno, amato e custodito da Dio».
È una frase semplice, ma dentro ha una piccola rivoluzione.
Nella vignetta la pecora arcobaleno guarda Gesù e dice: «Mi piacerebbe stare un po’ con te. Allora… che cosa devo fare?»
La domanda è tenera, ma anche rivelatrice. È la domanda di chi è abituato a pensare che per essere accolto bisogna prima sistemarsi. Correggersi. Adeguarsi. Fare qualcosa per meritare la compagnia di Dio.
E Gesù risponde con una sola parola: «Niente.»
È una risposta spiazzante. Perché rompe la logica della condizione. La pecora non chiede un miracolo, non chiede un ruolo speciale. Chiede solo di “stare con”. E si aspetta una lista di requisiti. Invece riceve una porta aperta.
Se leggiamo il Vangelo con occhi un po’ queer, questa scena è fin troppo familiare. Quante persone LGBTQ+ si sono sentite dire, esplicitamente o tra le righe: “Puoi restare… però”, “Puoi partecipare… ma”, “Puoi essere qui… se”? È la spiritualità del condizionale.
E invece nel Vangelo l’incontro viene prima di tutto. Quando Gesù chiama i pescatori non chiede loro di diventare altro prima di seguirlo (Mc 1,17).
Quando entra in casa di Zaccheo non aspetta che lui si sistemi moralmente: lo chiama per nome e si invita a pranzo (Lc 19,5). L’incontro precede la trasformazione. Non il contrario.
La risposta “niente” non significa che non importi come viviamo. Significa che l’amore non è una ricompensa per chi si conforma. È il punto di partenza. «Noi amiamo perché egli ci ha amati per primo» (1Gv 4,19). Prima. Sempre prima.
La pecora arcobaleno, in fondo, sembra quasi pronta a scolorirsi pur di restare. Ma Gesù non le chiede di diventare beige. Non le chiede di nascondere le sue strisce. Non le chiede di essere meno visibile per essere più spirituale. Le dice semplicemente che può stare.
Ed è qui che la vignetta diventa una piccola, pungente teologia per le nostre chiese. Perché spesso siamo noi a complicare ciò che il Vangelo rende semplice. Inseriamo condizioni, percorsi, filtri. Come se la grazia fosse un traguardo e non una casa.
C’è un’ironia delicata in questa scena. La pecora si prepara a fare qualcosa. Gesù le toglie il peso. Non devi cambiare. Non devi giustificarti. Non devi spiegarti per essere amata.
E forse, se prendessimo sul serio quel “niente”, cambierebbe anche il modo in cui accogliamo nelle nostre comunità.
Perché la fede non è un processo di cancellazione dell’identità. È un cammino in cui l’identità si porta davanti a Dio così com’è… e lì trova spazio.
* David Hayward, conosciuto come Naked Pastor, è un ex pastore canadese che attraverso vignette semplici e ironiche mette a nudo (da qui il nome) le contraddizioni delle chiese e dei rapporti umani alla luce del Vangelo. Scopri i nostri commenti alle sue vignette su gionata.org/tag/nakedpastor/

