Oltre i vecchi schemi. La parabola del granello di senape (Mc 4,30-32) letta in chiave queer
Articolo di padre Burkhard Hose* pubblicato sul sito cattolico katholisch (Germania)** il 30 maggio 2026. Liberamente tradotto dai volontari del Progetto Gionata
Leggere la Bibbia in chiave queer significa fondamentalmente un approccio esegetico che riconosce i testi come fonte di liberazione per tutti gli stili di vita. Cerca prospettive oppresse, è critica del potere e dà forza e, nella migliore delle ipotesi, contribuisce alla guarigione delle ferite.
Le seguenti domande fondamentali dell’interpretazione biblica queer possono essere poste, in linea di principio, a quasi ogni testo biblico:
· Chi è stato/escluso?
· Chi è stato/emarginato?
· Chi è stato/discriminato?
· Chi è presente?
· Chi è stato preso in considerazione?
· Chi ha/aveva il potere?
· Chi trae vantaggio dai privilegi? Chi dalle esclusioni?
· Chi ha/aveva accesso?
· Chi può/poteva partecipare?
· Chi/Cosa è stato fatto sparire?
· Chi/Cosa è stato reso invisibile?
· Il testo ha un potenziale critico nei confronti del potere?
· Quali norme/ordini vengono rappresentati o messi in discussione?
· Gli interessi patriarcali/eteronormativi si riflettono nel testo o nella sua interpretazione?
· Contro chi il testo è stato eventualmente già usato nella storia dell’interpretazione?
· Come si può comprendere il testo da una prospettiva queer?
· Quale messaggio rivolge alle persone queer?
In questo senso, l’interpretazione biblica queer si pone immediatamente al fianco di Gesù, che camminava a fianco delle persone emarginate, si confrontava con i potenti religiosi e politici, dava forza (empowerment) ai poveri e agli esclusi e agiva in modo guaritore.
E questo non solo attraverso le sue azioni, nel suo specifico modo di predicare e in tutti i testi a cui ha ispirato altri – dai primi della comunità dei seguaci, agli evangelisti, fino a oggi.
L’esegesi biblica queer cerca prospettive oppresse, è critica del potere e, nella migliore delle ipotesi, contribuisce alla guarigione delle ferite, scrive Burkhard Hose.
Il genere più antico che nei Vangeli può essere messo in relazione con Gesù di Nazaret è il discorso in parabole. Esso non è semplicemente un’illustrazione di un’alta teologia per la gente semplice.
Nel narrare e nell’ascoltare stesso accade il Regno di Dio, la metanoia (conversione, ripensamento, nuovo pensiero), una profonda trasformazione del pensiero negli schemi tradizionali.
Parlare in parabole, riconoscere il mondo quotidiano come luogo della conoscenza teologica e, allo stesso tempo, mettere fondamentalmente in discussione in questo mondo quotidiano i modelli e gli ordini vigenti, può di per sé essere definito queer. In questo senso, l’annuncio del Regno di D*o stesso, che è al centro delle parabole, è queer.
Dal piccolo inizio alla pienezza resistente
Nella parabola del granello di senape (Mc 4,30-32), Gesù chiede all’inizio: “A cosa potremmo paragonare il Regno di Do?” Questa domanda è già programmatica. Il Regno di Do sfugge a concetti univoci, a ordini fissi e a definizioni controllabili. Non si può fissare per iscritto – solo paragonare, avvicinare, delineare narrativamente.
Ciò si adatta precisamente a una comprensione queer della Bibbia. Come risponderebbe a questa domanda una persona queer? Come una persona nera o una persona marginalizzata in altro modo?
Già in questo punto esiste la possibilità che si crei uno spazio di apprendimento per tutti, quando quante più prospettive diverse possibile vengono condivise e quante più esperienze diverse possibile possono essere espresse.
Con le chiavi di lettura sopra menzionate, si possono raccogliere le seguenti osservazioni dal testo: Il granello di senape è piccolo, insignificante, facile da trascurare. Non corrisponde alle aspettative di grandezza, purezza o rilevanza religiosa. Nell’immaginario agrario dell’epoca, la pianta di senape era addirittura considerata problematica: infestante, difficile da controllare, che oltrepassa i confini.
Le parabole di Gesù: Narrazioni che cambiano la vita
Il figliol prodigo, il buon samaritano o il tesoro nel campo: le parabole di Gesù sono tra le narrazioni più impressionanti del Nuovo Testamento. Ma perché Gesù parlava in parabole – e cosa le distingue dalle parabole (in senso stretto)? Queste domande portano al centro dell’annuncio di Gesù.
Letta in chiave queer, l’immagine del granello di senape sta per stili di vita, modi di credere e corpi che non rientrano nel sistema di ordine comune – per ciò che spesso viene etichettato dalla Chiesa come “disordinato”, “irregolare” o “problematico”.
La crescita come movimento resistente e non controllabile
Il granello di senape non cresce lungo linee chiare. Diventa più grande del previsto, sovverte il quadro in modo sovversivo. Non si adatta a un ordinato giardino. È la “pianta più grande” perché si espande orizzontalmente, offrendo protezione a tutti gli animali che vivono e nidificano al suolo, senza spostare le altre piante.
In questo senso, l’immagine del dominio dell’albero del mondo, che le grandi culture e i sovrani amano usare (cfr. Ez 17; 31, Dn 4), viene ruotata dalla verticale all’orizzontale ed è quindi un testo critico del potere e del dominio. Il Regno di D*o inizia dove nessuno se lo aspetta. Oltrepassa i confini convenzionali.
Da una prospettiva queer, la parabola può essere letta come critica alla logica di controllo del magistero: Il Regno di D*o non è ciò che si può normare, disciplinare o amministrare. Cresce proprio dove le persone non si fanno togliere la parola, dove “rendono nuovamente abitabile” la Bibbia, dove si sentono destinatari del messaggio – contro le interpretazioni che legittimano il dominio.
La lettura queer della Bibbia è in questo senso non un fenomeno marginale, ma parte di questo processo di crescita: un movimento che non era pianificato, non previsto e che tuttavia si dispiega. Un luogo per gli altri – protezione, non adattamento
Decisiva è l’immagine alla fine della parabola: “così che alla sua ombra possano nidificare gli uccelli del cielo”. Non si tratta di rendimento, utilità o prestazione morale, ma di abitabilità. Il Regno di D*o diventa il luogo in cui tutti possono vivere senza doversi assimilare.
Letto in chiave queer, il Regno di D*o non è uno spazio di selezione, ma di rifugio. Non chiede condizioni di ingresso, ma crea spazi protettivi per i vulnerabili, per coloro che non avevano posto. Libera dall’isolamento e unisce a molte persone (e non solo a quelle queer) che si battono per la diversità.
«La lettura queer non interpreta la parabola come una consolazione, ma come una domanda: La Chiesa riconosce nel suo parlare e agire il nuovo ordine del Regno di Dio?» (Burkhard Hose)
La Chiesa sarebbe – in termini ecclesiologici – analoga al Regno di Do proprio se aprisse tali spazi, invece di regolamentarli. La fiera spiegazione di bellezza e grandezza riflette qualcosa dell’orgoglio (pride*) che le persone queer provano quando diventano visibili, per ciò che sono, anche con le ferite e le cicatrici delle loro lotte di sopravvivenza. Empowerment non significa solo organizzare la forza di resistenza, ma anche unirsi e celebrare insieme la vita in radicale diversità.
In questo contesto, la parabola del granello di senape contiene una provocazione ecclesiologica: Se il Regno di D*o è come la semina e la crescita di un granello di senape – piccolo, resistente, incontrollabile, creatore di spazi vitali –, allora ogni ordinamento ecclesiastico che disciplina la diversità e limita la vitalità deve essere guardato con sospetto. Perché, in definitiva, ogni ordine che controlla sabota lo spazio di sviluppo del Regno di Dio.
La lettura queer della Bibbia rende visibile questa tensione. La lettura queer non interpreta la parabola come una consolazione, ma come una domanda: La Chiesa riconosce nel suo parlare e agire il nuovo ordine del Regno di Dio? Dove si attiene ancora a un pensiero ordinativo antico che normalizza e controlla gli spazi in modo tale che le persone ne vengano escluse o non vi compaiano affatto?
Cosa potrebbe, d’altro canto, contribuire affinché la Chiesa stessa diventi uno spazio vitale in cui la diversità possa prosperare ed essere anche protetta? Uno spazio in cui tutti siano realmente i benvenuti e interpellati, dotati della stessa dignità e degli stessi diritti.
• Burkhard Hose è cappellano universitario e referente per l’università nella diocesi di Würzburg. È impegnato, tra l’altro, come membro del consiglio direttivo nell’associazione OutInChurch.
**Questo testo è apparso per la prima volta nella rivista “Bibel und Kirche” (edizione 2/2026) dell’Opera Cattolica per la Bibbia, numero monografico dal titolo “Bibel queer lesen“.
Testo originale: Über alte Ordnungen hinauswachsen: Das Senfkorngleichnis queer gelesen

