Padre Alison: “perché da prete ho scelto di uscire dall’armadio come omosessuale”
Intervista di Gilles Donada a padre James Alison pubblicata sul sito del quotidiano cattolico La Croix (Francia) il 1 dicembre 2021, liberamente tradotta da Nadia Di Iorio
Il teologo inglese James Alison di passaggio in Francia, a Lione, per una serie di conferenze che hanno per tema la Bibbia e l’omosessualità, che ha ispirato l’autore dell’opera teatrale La Peur (La paura di François Hien), ci offre la sua testimonianza sulla condizione dei sacerdoti omosessuali.
Lei si presenta come un prete cattolico e omosessuale. Perché ha fatto questa scelta, e con quale scopo?
James Alison: Per non suicidarmi! E per mettere in luce una contraddizione, una ipocrisia che per me è invivibile: quella di una istituzione che riduce l’omosessualità alla tendenza a commettere delle azioni gravemente e oggettivamente disordinate, quando la Chiesa stessa è composta, in gran parte, da sacerdoti e religiosi di orientamento omosessuale. Per compiere, con onestà e responsabilità, il mio lavoro di teologo e di predicatore, non posso nascondere questa realtà.
Vorrei che la mia testimonianza potesse aiutare i miei confratelli preti, e i vescovi, a parlare con verità. Ho fatto coming out a diciotto anni. Non ho nascosto il mio orientamento sessuale mentre entravo in seminario: All’epoca non era un problema per i miei superiori.
In cosa consiste quello che lei chiama il «nascondiglio omosessuale»?
J.A: Per sopravvivere, gli omosessuali devono tacere e nascondere il loro orientamento sessuale. Sono più esposti al ricatto dei colleghi, i quali si rendono autori di gesti riprovevoli (truffa, abusi di ogni tipo): «Se dici in giro ciò che faccio, dico a tutti chi sei».
Perché si vive nel nascondiglio?
J.A: Perché il nascondiglio ti protegge. Un sacerdote può vivere la sua omosessualità, attiva o meno, in modo discreto. La presenza di un uomo accanto ad un prete è spesso percepita come quella di un amico, e senza dubbio può esserlo, mentre la presenza di una donna accanto a un prete dà spesso adito a sottintesi…
Le conseguenze sono più gravi: dare vita a un bambino «senza padre»; lasciare una donna in una situazione finanziaria precaria. Questa cultura del segreto è un terreno fertile per tutti coloro i quali, come si dice in Inghilterra, gettano le pietre alle case di vetro [rimproverano agli altri i propri difetti, n.d.r.]. Quanti che disprezzavano l’omosessualità si sono rivelati loro stessi omosessuali! Ma la scelta del segreto si paga a caro prezzo.
Qual è il prezzo da pagare?
J.A.: Il prezzo da pagare sono la vergogna, la paura, l’odio di sé, la sofferenza legata al nascondere ciò che la gerarchia o i fedeli sanno per certo, le parole violente dell’istituzione contro l’omosessualità, che i candidati al sacerdozio dovevano assimilare per andare avanti…
Questo occultamento impedisce una riflessione morale chiara per distinguere, da una parte, le infrazioni alla disciplina del celibato e della castità (intrattenere una relazione intima con una persona dello stesso sesso o meno), e dall’altra, i comportamenti patologici e criminali.
Nel rapporto della Commissione indipendente sugli abusi sessuali nella Chiesa (Ciase) si rileva che gran parte dei minori abusati sono ragazzi. Alcuni stabiliscono un legame tra omosessualità e crimini legati alla pedofilia…
J.A.: Il rapporto ha dimostrato che non vi è correlazione tra l’orientamento sessuale e la pedofilia. Se fosse così, dato il numero dei sacerdoti gay, il numero delle vittime sarebbe di molto superiore. Papa Benedetto XVI aveva riunito degli esperti per affrontare la questione: sono giunti alla conclusione che non esiste un collegamento evidente tra il fatto di essere omosessuale e gli abusi sui minori.
Nella dottrina della Chiesa, gli atti omosessuali restano «intrinsecamente disordinati»…
J.A.: Questo risale a San Tommaso d’Aquino, XIII secolo. La sessualità ha come unico scopo la procreazione all’interno del matrimonio, e ogni atto che non ha questo fine è considerato “disordinato”, a diversi gradi di gravità: masturbazione, rapporti extraconiugali, omosessualità.
Negli ultimi anni la Chiesa ha riconosciuto che l’omosessualità è un orientamento sessuale che non dipende da una scelta personale. La prossima tappa è il riconoscimento dell’omosessualità come una variante minoritaria, e non patologica, della condizione umana. Quel giorno la Chiesa insegnerà che siamo figli e figlie di Dio a partire da ciò che siamo, e non malgrado ciò che siamo. E potremo parlarci come fratelli e sorelle, alla luce del sole.
Testo originale: «J’ai fait le choix de sortir du placard homosexuel »

