Padre Martin: “Perché nella chiesa dobbiamo accompagnare i cattolici LGBTQ?”
Riflessioni del gesuita padre James Martin* tenute nella veglia di preghiera “chiesa casa per tutti, a partire dalle frontiere” ai partecipanti al pellegrinaggio giubilare de “La Tenda di Gionata e le altre associazione” nella chiesa del Gesù di Roma il 5 settembre 2025. Trascritto e tradotto dai volontari del Progetto Gionata
Sono padre James Martin, gesuita. Mi dispiace di non poter parlare meglio in italiano e in spagnolo, quindi parlerò in inglese. Ma quello che conta è il cuore del messaggio.
Perché lavoriamo e accompagniamo i cattolici LGBTQ? Pensiamo insieme ad alcune ragioni.
La prima potremmo chiamarla “ragione secolare”: i cattolici LGBTQ sono spesso vittime di violenze, pestaggi, discriminazioni e derisioni. Qualsiasi persona di buona volontà vorrebbe stare accanto a queste persone, che sono nostri fratelli e sorelle.
La seconda è una ragione che viene dall’insegnamento sociale della chiesa cattolica. Uno dei pilastri della dottrina sociale è la solidarietà con le persone ai margini, con chi è relegato nelle periferie, come spesso ci ha ricordato Papa Francesco.
La terza ragione riguarda il carisma degli ordini religiosi. Noi stasera preghiamo accanto al corpo di sant’Ignazio di Loyola, che ci ha insegnato a cercare Dio in tutte le cose e in tutte le persone, e accanto al braccio di san Francesco Saverio, che battezzò decine di migliaia di persone considerate allora “meno che umane”.
Oggi siamo chiamati a camminare con gli esclusi. E non c’è nessuno più escluso nella nostra chiesa delle persone LGBTQ.
Quindi abbiamo una ragione secolare, una ragione legata alla dottrina sociale cattolica e una ragione legata al carisma religioso. Tutte queste sono buone ragioni.
Ma ce n’è una ancora più importante: lo chiede Gesù, perché è ciò che Gesù stesso ha fatto nei Vangeli.
Vorrei ricordare tre episodi evangelici.
Il primo è l’incontro di Gesù con il centurione romano a Cafarnao (Mt 8,5-13). Il centurione è un militare di un esercito occupante, un colonizzatore. Chiede a Gesù di guarire il suo servo. Gesù avrebbe potuto dire: “Vai via, tu appartieni a un popolo oppressore, non sei ebreo, non fai parte di noi”. E invece no. Gesù lo ascolta, guarisce il suo servo, lo benedice e loda la sua fede: «In Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande».
Gesù tratta questo uomo come il Catechismo ci chiede di trattare le persone LGBTQ: con rispetto, compassione e delicatezza. E quando guardo alle mie sorelle e ai miei fratelli LGBTQ, spesso penso: mai ho visto una fede così grande.
Il secondo episodio è quello della donna samaritana al pozzo (Gv 4,1-42). Gesù incontra questa donna a mezzogiorno, l’ora più calda del giorno. Perché è sola? Perché è esclusa. Ha avuto cinque mariti e vive con un uomo che non è suo marito. Ha un passato e un presente “irregolari”.
Gesù, secondo le convenzioni, non dovrebbe neppure parlarle: è una samaritana, è una donna, è “scandalosa”. E invece le dona una delle conversazioni più lunghe di tutto il Vangelo e si rivela a lei come acqua viva. Lei, che era esclusa, diventa la prima annunciatrice del Vangelo tra i samaritani, quasi un’apostola. E non c’è una parola di condanna da parte di Gesù, solo amore.
Il terzo episodio, il mio preferito, è quello di Zaccheo (Lc 19,1-10). Zaccheo è un capo dei pubblicani, quindi disprezzato ed escluso. Non perché fosse più peccatore degli altri, ma perché la gente lo considerava un traditore. Il Vangelo lo descrive come “basso di statura”.
Certo, fisicamente, ma pensiamo a quanto “poca statura” hanno i cattolici LGBTQ nella chiesa cattolica. Non riesce a vedere Gesù a causa della folla: ed è proprio la folla – come tante volte la chiesa – a impedire a chi ha poca voce di avvicinarsi a Gesù. E allora Zaccheo fa qualcosa di difficile: sale su un albero.
Quante persone LGBTQ devono fare cose faticose che altri non devono fare, solo per poter incontrare Gesù! E Gesù che fa? Lo guarda e dice: «Oggi devo fermarmi a casa tua». Non dice: “Stai lontano da me”, ma lo accoglie, lo onora, condivide la tavola con lui.
Il Vangelo aggiunge: «Tutti mormoravano» (Lc 19,7). Anche oggi, quando la chiesa accoglie le persone ai margini, c’è sempre chi protesta, chi si scandalizza. È successo a Gesù, succede anche a noi. Ma Gesù vede che Zaccheo era già un uomo generoso, che già condivideva i suoi beni, e afferma: «Oggi la salvezza è entrata in questa casa».
E allora, sorelle e fratelli, ci sono due posti dove possiamo stare: accanto a Gesù e a Zaccheo, oppure insieme ai mormoratori. Io scelgo Gesù. E invito anche voi a fare la stessa scelta.
Dio vi benedica.
*Padre James Martin*, gesuita statunitense, è scrittore, teologo e direttore editoriale di America Magazine. È consulente del Dicastero vaticano per la Comunicazione e molto impegnato nell’accompagnamento pastorale delle persone LGBTQ cattoliche. Autore di numerosi libri di spiritualità, tra cui Gesù. Un pellegrinaggio. Da Nazaret alla Galilea (Edizioni San Paolo, 2018) e Un ponte da costruire. Una relazione nuova tra Chiesa e persone LGBT (Marcianum Press, 2018), porta avanti un ministero di inclusione, dialogo e riconciliazione nella chiesa cattolica

