Padre Martin: “tre giorni (storici) a Roma per i cattolici LGBTQ”
Articolo di James Martin S.J.*, pubblicato su Outreach (Stati Uniti) il 9 settembre 2025. Liberamente tradotto dai volontari del Progetto Gionata
Non tutti i giorni della settimana trascorsa a Roma sono stati storici, ma molti sì.
Non sapevo bene cosa aspettarmi quando Michael O’Loughlin, direttore esecutivo di Outreach, ha avuto una splendida idea: promuovere un pellegrinaggio a Roma in concomitanza con quello organizzato a livello mondiale per i cattolici LGBTQ durante l’Anno Giubilare.
Outreach era già in contatto con il nostro gruppo “fratello” in Italia, La Tenda di Gionata, che aveva organizzato un pellegrinaggio internazionale inserito nell’elenco semi-ufficiale dei pellegrinaggi giubilari vaticani.
Non mi aspettavo certo di poter vivere quella che considero, a tutti gli effetti, una settimana storica per la chiesa cattolica. È difficile riassumere o anche solo descrivere ciò che è accaduto e quello che ho provato, ma voglio farlo ripercorrendo alcuni momenti di sei giorni intensissimi.
Incontro con papa Leone
Ho già scritto su Outreach della mia udienza con papa Leone XIV e porto nel cuore una profonda gratitudine, non solo per il tempo che ci ha dedicato, ma anche per il suo messaggio: la volontà di proseguire il cammino pastorale avviato da papa Francesco verso i cattolici LGBTQ, uno stile fatto di apertura. È stato un incontro di grande consolazione.
Quasi altrettanto mi ha commosso vedere quanto questa notizia abbia significato per tante persone. Molti cattolici LGBTQ a Roma mi hanno detto di aver tirato un sospiro di sollievo: si chiedevano se la chiesa cattolica avrebbe continuato il cammino tracciato da Francesco. Con Leone, che ha a cuore anche la sinodalità – cioè l’ascolto prima di tutto – si è potuti andare avanti con speranza.
Una veglia di preghiera unica
Venerdì sera, La Tenda di Gionata ha organizzato una veglia di preghiera nella Chiesa del Gesù, la chiesa madre della Compagnia di Gesù. Nessuno di noi del gruppo Outreach sapeva bene cosa aspettarsi (anche se scherzavamo che, essendo in Italia, sarebbe stata lunga!), ma eravamo pieni di attesa. Così, a quanto pare, era anche il resto di Roma.
Quello che abbiamo vissuto è stato un effluvio di Spirito Santo: vivo, energico, ispiratore e soprattutto gioioso. La veglia intrecciava letture bibliche, preghiere, testimonianze, gesti e canti.
La chiesa era gremita: circa 1.300 persone occupavano ogni spazio. I giovani si sedevano a terra per lasciare il posto ai genitori di figli LGBTQ. Un coro di pellegrini provenienti da tutto il mondo cantava già prima che iniziasse la celebrazione. Decine di sacerdoti hanno confessato i fedeli.
Nel mio intervento ho detto quanto fosse toccante trovarsi tra la tomba di sant’Ignazio di Loyola, che ci invita a “trovare Dio in tutte le cose e in tutte le persone”, e la reliquia del braccio di san Francesco Saverio, che battezzò decine di migliaia di persone considerate allora di scarsa importanza.
Alla fine abbiamo cantato un inno caro alle Giornate Mondiali della Gioventù: “Gesù Cristo, tu sei la mia vita”. Guardando il grande “IHS” sopra l’altare, ho pensato: “Sì, sei la mia vita e la doni a tutti noi”. Poi un fiume di abbracci, parole, sorrisi e foto con vecchi e nuovi amici. Non avevo mai visto tanta gioia tra cattolici LGBTQ.
Una Messa storica
Molti giornalisti ci hanno chiesto cosa rendesse speciali quei giorni. Per me, una delle risposte è che mons. Francesco Savino, vicepresidente della Conferenza Episcopale Italiana, ha celebrato una Messa al Gesù per i cattolici LGBTQ durante il Giubileo. Non erano presenti solo persone LGBTQ, ma anche famiglie, amici e sostenitori. E nessun contestatore.
Durante la Messa, mons. Savino ha raccontato che papa Leone XIV lo aveva incoraggiato personalmente a celebrare con noi: “Mi ha detto con dolcezza – ha raccontato il vescovo –: ‘Vai e celebra la Messa organizzata da La Tenda di Gionata e dalle altre realtà che si prendono cura dei tuoi fratelli e sorelle’”.
Nell’omelia, mons. Savino ha ricordato il significato del Giubileo: “Era l’anno in cui le terre venivano restituite, i debiti condonati, gli schiavi liberati. Era il tempo della liberazione degli oppressi e della restituzione della dignità a chi l’aveva perduta. Fratelli e sorelle, lo dico con emozione: è tempo di ridare dignità a tutti, soprattutto a chi ne è stato privato!”.
Un applauso fragoroso ha riempito la chiesa. Poi uno dei pellegrini mi ha confidato: “Non sapevo quanto avessi bisogno di quella Messa finché non ci sono stato”.
Incontro con cattolici LGBTQ da tutto il mondo
Mike e l’incredibile team di Outreach – Jack Consolie e Alessandra Rose – hanno organizzato un incontro di dialogo alla Curia dei Gesuiti di Roma, simile a quello che avevamo promosso durante il Sinodo, sulle vite e le esperienze dei cattolici LGBTQ.
Per molti era la prima volta che incontravano cattolici LGBTQ provenienti da tanti Paesi diversi. E una cosa che ci colpisce sempre è il crescente numero di gruppi LGBTQ cattolici nel mondo: La Tenda di Gionata in Italia, Drachma a Malta, Crismhom in Spagna, insieme al Global Network of Rainbow Catholics. Dalla parte statunitense erano presenti Dignity e New Ways Ministry.
Dopo l’incontro, persone di Australia, Spagna, Belgio, Italia, Francia, Regno Unito, Paesi Bassi, Nuova Zelanda, India, Sri Lanka, Taiwan, Kenya, Stati Uniti e altri Paesi ancora hanno condiviso storie e amicizia fino a tarda sera.
Lo Spirito Santo
Ogni domenica, nel Credo, professiamo: “Credo nello Spirito Santo”. Io ci credo con passione, non solo perché sono cattolico, ma perché lo sperimento.
Lo Spirito era presente nei nostri incontri serali di condivisione, dopo giornate intensissime; era lì nelle parole di un cardinale reduce da un conclave, di un vescovo impegnato in Vaticano, di due gesuiti che hanno parlato di spiritualità ignaziana, e del giornalista Gerard O’Connell, che ha condiviso le sue speranze per il pontificato di Leone. Lo Spirito ci ha spinto sotto il sole cocente della processione verso la Porta Santa in San Pietro con 1.300 pellegrini.
L’ho visto nei volti di una dozzina di pellegrini internazionali LGBTQ che, inaspettatamente, hanno partecipato alla Messa dei pellegrini di Outreach celebrata da padre Sam Sawyer S.J. all’Oratorio di san Francesco Saverio. Quando hanno chiesto se potevano unirsi, la risposta è stata: “Certo che potete!”.
Per me, lo Spirito Santo era soprattutto nella gioia. Nella storia di Zaccheo, raccontata dal Vangelo di Luca, leggiamo che, quando Gesù annuncia che sarebbe andato a cenare a casa sua, Zaccheo lo accolse “pieno di gioia” (Lc 19,1-10).
La gioia è la risposta di chi si è sentito escluso e, finalmente, sperimenta qualcosa di nuovo e bellissimo: l’accoglienza
*James Martin, S.J. è gesuita, fondatore di Outreach e direttore editoriale di America Media. È autore di numerosi libri di spiritualità, tra cui “Gesù. Un pellegrinaggio” (2014) e “Costruire un ponte” (2017), in cui affronta il tema del rapporto tra chiesa cattolica e persone LGBTQ.
Testo originale: James Martin, S.J.: Six (historic) days in Rome for LGBTQ Catholics

