Padre Mills: “la pastorale parrocchiale LGBT+ ci ricorda che nulla può separarci dall’amore di Dio”
Articolo di p. Brad Mills sj, pubblicato sul sito di Outreach (USA) il 9 gennaio 2026 e liberamente tradotto da Teresa Mugno, volontaria de La Tenda di Gionata
Nella parrocchia di Nostra Signora di Guadalupe a San Diego, in California (Stati Uniti), due grandi striscioni sulla facciata della chiesa recitano “Nosotros Pertenecemos” (“Noi Apparteniamo”). Gli striscioni sono visibili a migliaia di auto che ogni giorno passano davanti alla chiesa sull’Interstatale 5, vicino al centro, e sono messi lì per ricordare a tutti coloro che li vedono che la parrocchia cerca di essere una comunità di appartenenza.
Questo è particolarmente importante perché la maggior parte degli oltre 2.000 fedeli che frequentano settimanalmente la parrocchia di Nostra Signora di Guadalupe è in qualche modo influenzata dall’attuale discorso sull’immigrazione, che spesso ritrae gli immigrati come problematici e indesiderati.
Tuttavia, questo messaggio di accoglienza radicale va oltre gli innumerevoli parrocchiani immigrati, o figli e figlie di immigrati. Intende davvero includere assolutamente tutti coloro che cercano Cristo con un cuore sincero.
Questo messaggio di appartenenza radicale è profondamente significativo per i membri della pastorale parrocchiale Puentes – “ponti” in spagnolo – che, negli ultimi otto anni, ha trovato un modo per assistere i cattolici LGBTQ e le loro famiglie in questa parrocchia gesuita che esiste da oltre 100 anni. Puentes è l’unica pastorale cattolica LGBTQ di lingua spagnola a San Diego (il suo nome trae ispirazione dal libro di James Martin SJ Building a Bridge).
La pastorale cerca di essere un luogo in cui essere LGBTQ ed essere cattolici non siano visti in contrasto, ma piuttosto come due identità che possono essere abbracciate e integrate nel proprio cammino come seguaci di Cristo.
Il gruppo è nato come una piccola iniziativa tra i Gesuiti di Nostra Signora di Guadalupe (me compreso, quando ero ancora gesuita in formazione) e Casa Kino , una pastorale di spiritualità ignaziana in lingua spagnola con sede a San Diego.
Il primo incontro, il 23 ottobre 2017, era solo su invito. Era uno spazio in cui le persone potevano condividere autenticamente le proprie storie e abbandonarsi nell’abbraccio di Dio attraverso la preghiera ignaziana. Da allora, il gruppo si è riunito regolarmente una volta al mese.
Per i suoi primi anni, Puentes ha continuato in questo modo: poco conosciuto dall’intera comunità, pubblicizzato solo per passaparola.
C’era riluttanza a far conoscere Puentes più ampiamente, poiché discutere di questioni LGBTQ negli ambienti cattolici latinoamericani presenta alcune sfide specifiche, come la predominanza di una religiosità rigida e fondata sulle regole, e del machismo, come descritto da Ish Ruiz in un articolo di Outreach .
Tre anni fa, sono stato riassegnato a Nostra Signora di Guadalupe come parroco associato. Quando mi sono riunito alla comunità di Puentes, mi hanno detto che sentivano che il loro numero stava diminuendo e che volevano avere un ruolo più attivo nella parrocchia.
Negli ultimi tre anni, poco a poco, questo è cambiato. Ad esempio, gli incontri vengono annunciati periodicamente nel bollettino parrocchiale e un volantino su Puentes è appeso nell’atrio della parrocchia. I membri di Puentes entrano in processione in parrocchia il giorno della festa di Sant’Ignazio di Loyola, insieme ad altre pastorali parrocchiali.
Durante la festa parrocchiale annuale, i membri di Puentes vendono con orgoglio gli esquites [popolare specialità di street food messicano a base di chicchi di mais tenero N.d.T] per raccogliere fondi per la parrocchia, direttamente accanto ad altre pastorali parrocchiali di lunga data che servono una varietà di appetitosi antojitos messicani [tipico street food messicano N.d.T].
Lluvia Jimenez, una dei leader della pastorale Puentes e membro fin dall’inizio, lo ha spiegato in questo modo:
“Inizialmente, mi sentivo spaventata all’idea di essere ‘là fuori’. Altri nel nostro gruppo pensavano che non fossimo pronti, ‘c’è troppo machismo’, dicevano, o ‘alcuni non capiranno’. Sembrava un compito arduo, stare tra i nostri compagni di chiesa conservatori e discutere apertamente delle nostre diverse identità.
Sentivo che saremmo usciti allo scoperto più e più volte. Ma non è stato niente del genere. I membri della nostra comunità parrocchiale sono stati completamente amorevoli, accoglienti, calorosi e solidali, proprio come Gesù Cristo stesso. Molti hanno espresso gratitudine per la nostra semplice presenza e continuiamo a essere inclusi nella maggior parte, se non in tutti, gli eventi parrocchiali”.
Nella Via Crucis annuale del Venerdì Santo, una rievocazione fedele della crocifissione di Gesù che sfila per le strade del barrio, diversi parrocchiani spesso danno testimonianze personali di come hanno sentito Gesù camminare con loro nelle loro difficoltà.
Spesso parlano di essere clandestini, di lottare contro una malattia mentale o di vivere una tragedia personale. Diversi anni fa, tra queste testimonianze c’era anche quella di Rocio Rodriguez, membro di Puentes e madre di un bambino transgender. Davanti a centinaia di persone, Rocio ha condiviso come ha conosciuto l’amore incondizionato di Dio nonostante il dolore che un tempo provava per l’identità di suo figlio, e di come Lui cammini con lei e suo figlio così come sono.
Il sostegno travolgente che i parrocchiani hanno dato a Rocio dimostra che i ponti si costruiscono davvero ascoltando le storie di fede di altre persone. Come ha detto Rocio: “Voglio rendere questa pastorale di Puentes un vero ponte.
Sebbene sia stata una porta molto stretta, continuerò a dare il mio massimo affinché questa pastorale possa continuare e possiamo aprire le nostre braccia a ogni persona che ha bisogno della nostra comprensione”.
Sebbene la risposta che ricevo dalla gente sia di sostegno travolgente, per alcuni può essere difficile capire perché questa pastorale esiste.
Ad esempio, mi è capitato che alcune persone si chiedessero perché questa “ideologia” fosse ammessa in una parrocchia cattolica, spesso sottolineando con enfasi alcuni passi della Bibbia , spesso chiamati “passi clobber” [versetti che agiscono come una clava N.d.T.]. Queste risposte non mi sorprendono; piuttosto, sono una conseguenza prevedibile del tentativo di vivere il Vangelo, di includere gli emarginati nel modo in cui Gesù ha cercato di fare.
Gli stessi membri di Puentes sono per me un promemoria su come rispondere al meglio a commenti del genere: non inizio a litigare, ma offro cortesemente la condivisione della storia di Puentes e del motivo per cui è stata creata. Gli striscioni appesi alla facciata della parrocchia contribuiscono a dissipare queste critiche.
Siamo tutti sotto il manto di Nostra Signora di Guadalupe. Regolari o clandestini. Messicani, chicani [statunitensi di origine messicana], latinoamericani o gringo [nel contesto ispanico/messicano è un termine colloquiale usato per indicare una persona bianca statunitense]. Vecchi o giovani. Gay, eterosessuali, bisessuali o transgender. Qualunque sia il nostro genere, qualunque sia il colore della nostra pelle. Tutti noi apparteniamo. Nessun asterisco. Nessuna eccezione.
Anche la storia dell’apparizione di Nostra Signora di Guadalupe si presta bene a giustificare l’esistenza di Puentes. La Madre Maria avrebbe potuto scegliere di apparire a chiunque 500 anni fa.
Invece che alle élite culturali o ecclesiastiche dell’impero spagnolo, apparve a un campesino, un povero contadino di nome Juan Diego. Fu a lui che proclamò il messaggio: “Non sono forse qui io, che sono tua madre?”.
L’amore caldo e avvolgente di una madre non viene negato a nessuno dei suoi figli, e spesso fa di tutto per far conoscere questo amore ai figli in difficoltà o emarginati. Questo è stato il caso di Juan Diego. È anche il caso di molti cattolici LGBTQ latinoamericani: il duro stigma alimentato dalla religione e il senso di indegnità che molti provano sono reali e spesso provocano depressione, confusione e una perpetua sensazione di non essere buoni abbastanza per Dio.
Questa è una fatica, ed è logico che la madre di Gesù voglia, in modo speciale, avvicinarsi a loro e abbracciarli. Per aiutarli a sapere che appartengono al Sacro Cuore di suo figlio e che nulla potrà mai cambiare questo. La maglietta del ministero Puentes proclama questa verità: “Nada puede seperarnos del amor de Dios” (“Niente può separarci dall’amore di Dio”).
Credo che la chiave del successo di Puentes stia nell’autenticità della sua missione: “Aiutare la Chiesa cattolica a essere un luogo in cui le persone LGBTQ e i loro familiari conoscano l’amore incondizionato di Dio”. Si tratta di aiutare esseri umani ad avvicinarsi a Dio. L’unica “ideologia” di Puentes è Gesù Cristo.
Puentes deve spesso camminare su un filo sottile e discernere profondamente per rimanere fedele a questa missione. Tornare alle storie delle persone e agli esempi di come i cattolici LGBTQ e i loro genitori abbiano incontrato l’amore guaritore di Dio attraverso Puentes ci aiuta a raggiungere questo obiettivo. In definitiva, qualsiasi decisione presa dalla pastorale è più efficace quando è rivolta verso Cristo.
Posso dire con umile certezza che camminare con Puentes ha dato un significato più profondo al mio essere sacerdote. Attraverso Puentes mi sento unito alla missione di Cristo: quella di testimoniare speranza, guarigione e fede profonda tra persone che hanno conosciuto esclusione da parte della Chiesa, ma i cui cuori sono saldamente radicati nella realtà che l’amore di Dio è più grande e abbraccia tutti. Questa fede, per me, è ciò che Gesù intendeva con la “perla di grande valore” (Mt 13, 45-46).
*Padre Brad Mills è un sacerdote gesuita e vice parroco presso la parrocchia di Nostra Signora di Guadalupe a San Diego, California.
Testo originario: Jesuit priest: LGBTQ parish ministry says nothing can separate us from God’s love

