Papa Leone incontra Courage, ma quando incontrerà le realtà dei cattolici LGBTQ?
La giornalista Alessia Arcolaci sul quotidiano Domani del 12 febbraio 2026, pag.10, nell’articolo «L’atto gay è immorale», si occupa di un’udienza privata concessa da Papa che ha fatto molto discutere nel mondo cattolico e tra le persone credenti LGBTQ.
Il 6 febbraio 2026 Papa Leone XIV ha ricevuto in Vaticano una delegazione di Courage International, associazione cattolica statunitense conosciuta per proporre percorsi spirituali rivolti a persone con attrazione verso lo stesso sesso, centrati sulla castità e su una visione tradizionale della morale sessuale.
Ricorda l’articolo che Courage si presenta come realtà che «assiste persone attratte dallo stesso sesso e incoraggia la castità», insistendo sul fatto che non si tratti di “guarire” l’omosessualità ma di accompagnare spiritualmente chi sceglie questo cammino. Nel comunicato diffuso dopo l’incontro, l’associazione ha spiegato di aver illustrato al Papa il proprio lavoro con persone e famiglie, parlando di un accompagnamento fondato su «verità e amore» e in linea con l’insegnamento della chiesa cattolica.
Il quotidiano Domani però legge l’evento in modo critico e lo inserisce dentro un contesto più ampio. L’articolo ricorda che in Europa cresce la pressione per vietare le cosiddette terapie di conversione, definite da recenti risoluzioni «antiscientifiche e crudeli», e sottolinea come, pur negando di praticarle, Courage utilizzi linguaggi e modelli simili a quelli storicamente legati a questi percorsi. Per esempio, viene citato l’uso di un metodo ispirato ai Dodici passi degli Alcolisti Anonimi, che finisce per accostare l’omosessualità a una dipendenza.
Il pezzo dà spazio anche alle reazioni di cattolici LGBTQ. Rosario Lo Negro, giovane gay cattolico che ha subito le terapie riparate, racconta che i programmi di Courage gli ricordano che «Nei loro programmi utilizzano metodi molto simili a quelli che ho provato io».
Edoardo Zenone, un volontario de La Tenda di Gionata, mette invece in luce una contraddizione interna: Courage «pur affermando di non considerarla una malattia, finisce spesso per costruire un percorso in cui l’omosessualità è presentata come la causa di molti problemi personali».
L’articolo si chiude con una domanda che resta aperta e che nasce proprio dalle reazioni dei credenti LGBTQ: papa Leone dopo aver ricevuto un’associazione che propone percorsi di rinuncia all’espressione dell’orientamento omoaffettivo, «quando incontrerà anche i credenti LGBT?».
La domanda rimane in attesa di risposta.

