Pellegrini del Giubileo. Essere figli della Chiesa come coppia gay
Testimonianza di Luis Carlos González González e Fernando Elías de la Rosa, (Isole Canarie, Spagna) partecipanti al pellegrinaggio giubilare de “La tenda di gionata e le altre associazioni” con i cristiani LGBT+, i loro familiari e gli operatori pastorali che gli accompagnano. Liberamente tradotta dai volontari del Progetto Gionata.
Per comprendere il mio cammino giubilare, lo associo sempre a mio marito, che è sordo e con disabilità. È stato lui a insegnarmi a vivere la coppia nell’amore unito alla sessualità, segnando un prima e un dopo, quel 17 agosto 2005, quando insieme abbiamo iniziato il nostro percorso.
Tanto che andai a rendere grazie a Dio nella Messa domenicale di quel sabato, perché compresi che il dono di sé all’altro, non solo nella sessualità ma anche nello spirito, era necessario per scoprire l’amore e, attraverso l’amore, scoprire Dio e la pienezza della persona.
Pur essendo credente e frequentando la Messa, ero ancora pieno di resistenze e scrupoli, ma alla fine compresi che tutto era frutto del riconoscere che Gesù era con me.
All’inizio dentro di me c’era resistenza: fosse per la sua disabilità, o per la convinzione che la sua famiglia, troppo protettiva, non avrebbe reso possibile la nostra relazione, mi sembrava di infilarmi in un vicolo cieco.
Ma il fatto che lui fosse indipendente, che vivesse da solo, che mi sostenesse e che potessimo comunicare – anche se io non conoscevo la lingua dei segni e ci arrangiavamo con un linguaggio bimodale o con la sua voce residua – mi fece comprendere che, come accadeva ad altri suoi amici sordi, anche per noi la coppia era possibile.
Sua madre, dopo alcuni mesi di relazione, volle conoscermi. Io, per le mie insicurezze, feci passare un po’ di tempo. Quando ci incontrammo mi disse: «Sono molto felice che tu stia con mio figlio, perché lui è entusiasta di te!».
Con il tempo, la sua famiglia è stata fondamentale per comprendere a fondo mio marito, con tutta la sua ricchezza e la sua identità sorda, sostenendo la nostra relazione e mantenendo con noi un legame forte e affettuoso.
Tutto questo mi ha permesso non solo di scoprire il mondo della sordità, ma anche che quell’amore che mi donava serenità apriva in me la consapevolezza di una dimensione nuova della persona. Così siamo arrivati a condividere di più con gli altri, partecipando anche alla Messa tradotta in lingua dei segni da un sacerdote sordo.
Parlo di mio marito, perché un momento fondamentale del nostro cammino è stato il matrimonio e il nostro impegno.Davanti alle nostre famiglie, abbiamo mostrato che la nostra è una relazione di coppia, desiderosa di condividere la vita donandoci agli altri, dove la sessualità si inserisce come un dono in più.
Non cercavamo solo di dichiararci davanti alla comunità o di ottenere diritti civili, ma volevamo soprattutto la presenza e la benedizione del Signore.
Per questo, al nostro matrimonio, oltre alla lettura del codice civile, i miei nipoti hanno letto il passo della Prima lettera ai Corinzi (capitolo 13) e abbiamo celebrato lo scambio delle fedi. Ci siamo poi recati al Santuario del Santíssimo Cristo de La Laguna per pregare e deporre i nostri fiori davanti a Lui, sentendoci benedetti e guidati da Dio.
Un altro passo importante nella nostra crescita spirituale e nella nostra visibilità come persone omosessuali è stato l’entrare a far parte del gruppo cristiano PADIS CANARIAS (pastorale della diversità).
Qui abbiamo scoperto che, come battezzati, siamo figli di Dio e membra a pieno titolo della Chiesa. Siamo chiamati a essere testimoni visibili di questa Chiesa, mostrando misericordia e portando speranza.
* Luis Carlos González González e Fernando Elías de la Rosa sono credenti impegnati nella pastorale della diversità PADIS CANARIAS nelle Isole Canarie, Spagna.
> Info ufficiali sul pellegrinaggio giubilare de “La Tenda di Gionata e altre associazioni”

