Per certi credenti il problema è Gesù

C’è una vignetta di Naked Pastor* (David Hayward) che mostra uno di quei commentatori televisivi che discutono di tutto, sempre con aria grave e voce impostata. Solo che qui l’argomento non è l’ultima polemica del giorno, ma la crocifissione.
Qui il nostro giornalista, con un bel microfono ben in vista, indica i piedi di Gesù inchiodati alla croce. Sotto, ammucchiati, ci sono teschi e ossa: i morti della storia, le vittime reali, quelle che fanno rumore solo quando è troppo tardi. Lui però è tranquillo, professionale, distaccato. Non parla di violenza, non parla di ingiustizia. Fa quello che sa fare meglio: commentare. E quello che dice, indicando Gesù, è questo:
“Ecco uno che ha sbagliato tutto. Doveva stare più attento. Doveva tenere buone entrambe le parti in causa”
È la religione della finta equidistanza. Quella che ti dice che, se prendi posizione, perdi pubblico. Che bisogna essere equilibrati, moderati, neutrali… anche mentre qualcuno viene messo a morte. Anche mentre i corpi si accumulano sotto la croce.
La teologia femminista, da anni, ci ricorda una cosa semplice e scomoda: la neutralità, davanti alla violenza, non è mai neutra. È già una scelta di campo. È stare dalla parte di chi ha il potere, non di chi viene schiacciato (Elisabeth Schüssler Fiorenza, Bread Not Stone. The Challenge of Feminist Biblical Interpretation, Beacon Press, Boston, 1984).
Gesù non è stato crocifisso perché mancava di diplomazia, ma perché ha parlato troppo chiaramente, perché non ha cercato il consenso, perché non ha mediato l’ingiustizia. Ivone Gebara lo dice senza giri di parole: quando il linguaggio religioso diventa astratto e “moderato”, smette di ascoltare i corpi che soffrono davvero (Ivone Gebara, Rompendo il silenzio. Una teologia femminista latinoamericana, Queriniana, Brescia, 2003).
E la teologa Dorothee Sölle rincara la dose: una fede che non prende posizione davanti al dolore non è prudente, è complice (Dorothee Sölle, Soffrire, Claudiana, Torino, 1975).
La vignetta di Naked Pastor allora ci mette davanti a una domanda che brucia ancora oggi: meglio perdere metà del pubblico o perdere il Vangelo?
Perché la “parte giusta della storia” non è quella che cerca di piacere a tutti, ma quella che sceglie di stare dalla parte di chi finisce inchiodato sulla croce, non con il perbenista che la commenta infastidito in diretta TV.
* David Hayward, conosciuto come Naked Pastor, è un ex pastore canadese che attraverso vignette semplici e ironiche mette a nudo (da qui il nome) le contraddizioni delle chiese e dei rapporti umani alla luce del Vangelo. Scopri i nostri commenti alle sue vignette su gionata.org/tag/nakedpastor/

