Perché il pellegrinaggio delle persone LGBT+ è stato accolto in San Pietro, ma non nella chiesa di Roosendaal?
Articolo di Hendro Munsterman*, pubblicato su ND.nl (Paesi Bassi) il 12 settembre 2025.
Liberamente tradotto dai volontari del Progetto Gionata.
Lo scorso sabato 6 settembre 2025, 1400 cattolici LGBTQIA si sono diretti in processione alla Basilica di San Pietro in Vaticano per varcare, nell’ambito del Giubileo, la Porta Santa. Un gesto carico di simbolo e speranza, che nello stesso giorno non ha avuto eco nei Paesi Bassi, dove invece le porte di una chiesa cattolica sono rimaste chiuse.
Roma e Roosendaal, due volti della stessa Chiesa
Nella cittadina di Oudenbosch, nel Brabante nei Paesi Bassi, sorge una basilica che è una replica in scala ridotta di San Pietro. Proprio lì, sabato scorso, una trentina di cattolici LGBTQIA ha percorso dieci chilometri in pellegrinaggio per esprimere la propria vicinanza al grande pellegrinaggio giubilare che nello stesso momento si stava celebrando a Roma.
Il cammino, promosso dal Werkverband Katholieke Homopastores (WKHP – Coordinamento dei pastori cattolici per le persone omosessuali), avrebbe dovuto iniziare a Roosendaal, nella cappella di Mariagaard, un piccolo gioiello d’arte e di fede.
Lì i pellegrini avevano previsto una breve celebrazione di preghiera e la benedizione dei partecipanti, per poi partire a piedi verso la basilica di Oudenbosch.
Ma la parrocchia locale ha imposto che la preghiera non si svolgesse dentro la cappella. “La Chiesa si attiene alla posizione di Roma”, è stata la motivazione scritta alla WKHP che organizzava il pellegrinaggio. Una spiegazione paradossale, visto che proprio a Roma, quello stesso giorno, stava accadendo l’esatto contrario.
A Roma segni di apertura
Solo pochi giorni prima, papa Leone XIV aveva ricevuto il gesuita statunitense padre James Martin, noto in tutto il mondo per il suo impegno a favore dell’accoglienza delle persone LGBTQIA nella chiesa cattolica. “È stato un incontro molto buono, molto aperto. Davvero molto aperto”, ha raccontato Martin, convinto che Leone XIV abbia confermato la volontà di proseguire sulla scia del suo predecessore, papa Francesco.
Quella stessa apertura è stata ribadita da mons. Francesco Savino, vicepresidente della Conferenza episcopale italiana, che ha trasmesso ai pellegrini le parole del Papa: “Andate a celebrare il Giubileo con loro”. Non si trattava solo di una semplice liturgia della Parola, ma di una vera celebrazione eucaristica, avvenuta nella storica chiesa dei gesuiti di Roma, dove dal 1587 riposa il corpo di sant’Ignazio di Loyola.
Pur senza modificare l’insegnamento ufficiale della Chiesa sul matrimonio e la sessualità, la prassi pastorale è oggi profondamente diversa: le persone LGBTQIA vengono accolte senza che venga chiesto loro di nascondere la propria identità. Tutto ciò avviene con l’avallo non solo di papa Francesco, ma anche di Leone XIV.
A Roosendaal porte chiuse
Eppure, nella parrocchia di Roosendaal, questo cambiamento sembra non essere arrivato.
Mentre arrivati alla Basilica di Oudenbosch il parroco apriva (ai pellegrini LGBT+) con solennità le grandi porte della basilica e faceva suonare a festa le campane, la chiesa di Roosendaal continuava a restare con le porte sbarrate. La parrocchia aveva spiegato di voler “restare fedele alla posizione della Chiesa sulla relazione uomo-donna e sulla sessualità ordinata alla procreazione”.
In una secondo comunicato, il diacono Egbert Bornhijm, a nome del team pastorale, ha scritto: “Ribadiamo la nostra decisione di utilizzare la cappella solo per celebrazioni rivolte al Signore. Celebrazioni che abbiano come centro l’uomo, non una convinzione politica o qualsiasi altro punto di vista che non sia Dio, queste non possono svolgersi in questo spazio”.
La WKHP, delusa, ha risposto chiarendo che non si trattava di chiedere benedizioni di coppie o riconoscimenti ufficiali, ma soltanto di vivere un pellegrinaggio di credenti cattolici LGBTQIA. “Allora pregheremo sulla piazza davanti alla cappella, riceveremo la benedizione dei pellegrini e continueremo il nostro cammino come pellegrini della speranza, in direzione di una Chiesa dalle porte aperte”.
Due modi diversi di “discernere”
Alla domanda su come conciliare la chiusura di Roosendaal con quanto è accadsut,o a Roma, lo stesso diacono ha risposto: “A Roma fanno valutazioni diverse. Dicono: questa è una buona cosa che merita attenzione nella nostra Chiesa. Io ho fatto un’altra valutazione”.
Alcuni cattolici guardano con preoccupazione a questi sviluppi romani. Altri, al contrario, si irritano del fatto che nei Paesi Bassi i pastori si mostrino “più papisti del Papa”, come nel caso delle benedizioni alle coppie omosessuali: rese possibili da papa Francesco, ma respinte dai vescovi olandesi.
A Roma, intanto, il pellegrino torinese Gianluca Grillo ha confidato: “È bene che le cose nella Chiesa non cambino in modo troppo veloce, ma passo dopo passo. Altrimenti resterebbe solo un fuoco di paglia, sarebbbe solo propaganda. Se invece il cammino procede lentamente, i cambiamenti sono più profondi e duraturi”.
*Hendro Munsterman è vaticanista e corrispondente per i Paesi Bassi, editorialista di ND.nl, esperto di teologia e Chiesa cattolica contemporanea.
Testo originale: Wat lhbt+’ers in Rome mogen, kan in Roosendaal niet. Is de kerkelijke draai daar nog niet opgemerkt?

