Perché voglio varcare la Porta Santa con i cristiani LGBT+ e i loro genitori
Riflessioni inviateci da Ada S.
Perché sono ancora indecisa se partecipare o meno al pellegrinaggio giubilare con i cristiani e le cristiane lgbtq+ con gli operatori e le operatrici, genitori e tutti e tutte, sotto l’egida de La Tenda di Gionata e altre associazioni di cristiani Lgbtq+?
Un pellegrinaggio calendarizzato con pochi dettagli . Di fatto risultiamo nel calendario giubilare generale come Pellegrinaggio dell’Associazione “La Tenda di Gionata e altre associazioni”, senza fare riferimento alcuno a sigle identificative ed altro che ci riguardano.
Alcuni e alcune di noi ci invitano a volare basso e ad accontentarci per il solo fatto di esserci e a non fare tanto clamore in un verso e/o in un altro.
Ebbene qualora decidessi di esserci queste sono le mie ragioni:
– purtroppo essendo allergica ai riti, perché alcuni di essi continuano ad allontanare i cristiani e le cristiane sempre per la tendenza a dare evidenza alla forma perdendo di vista la sostanza , cioè che Dio è Amore e ha il potere di incarnarsi in ognuno e ognuna di noi nella debolezza e nella forza, nel dolore e nella gioia, forse il pellegrinaggio giubilare è uno dei momenti più densi di significato in cui noi saremo uniti e unite da ogni parte del mondo in questo passaggio e con giubilo nel rinnovamento della fede e la riconciliazione con Dio e il prossimo;
– perche il segno di appartenenza a una Chiesa che da sempre non mi ha accolta e riconosciuta così come sono è più forte dei vari dettami dei magisteri che si sono succeduti nel tempo e che hanno contaminato la Chiesa dalle origini con convenzioni umane o letture rigide di precetti, utilizzati per addomesticarci al senso di colpa con approcci punitivi e discriminanti;
– perchè quello che vado a testimoniare con i miei amici e le mie amiche della Tenda di Gionata, di Ponti da Costruire Campania e alcuni altri amici e amiche di gruppi di cui ho fatto parte a Roma è la semplicità e il desiderio di affermare che “io ci sono esisto/noi ci siamo, esistiamo” anche se ci muoviamo ancora ai margini di una visibilità sfocata non per nostro volere;
– perchè da cristiana, femminista e lesbica potrei portare con me in questo “pellegrinaggio” la voce forte e chiara di secoli di sofferenza di una duplice marginalizzazione, in quanto donna e lesbica in un mondo, quello della Chiesa clericalizzata , che ci ha identificato sempre nella figura tentatrice troppo vicina e prossima alla caducità nella tentazione a partire dal simbolo per eccellenza, Eva, e in questa mia eventuale partecipazione lo voglio gridare forte, senza mezze misure e mostrare che la forza dell’amore del femminile, madre/terra, ci ha fatto superare la rabbia, convertendola in amore e speranza;
– perchè voglio condividere questo spazio di pratica del perdono che chiedo per ciò in cui ho mancato e a chi ha mancato con me, in modo reciproco, con quelle persone che hanno significato tanto per il mio percorso di fede e la mia vita, che non è statico, ma in un processo continuo di consolidamento. Persone che hanno un nome a cominciare da Don Andrea Conocchia, Suor Geneviève, Padre Ignacio, Suor Enrica, Innocenzo Pontillo, Dea Santonico e altre persone reali con le quali ho avuto la gioia di condividere il mio cammino di conversione e di fede;
– perchè quello che ha rappresentato l’incontro con Papa Francesco, con le sue parole a me indirizzate, in un modo che solo una persona semplice e capace veramente di amore, come Gesù ha testimoniato nella sua vita, è un segno indelebile e presenza costante dell’Amore di Dio nella mia vita;
– perche tutto questo e altro ancora mi hanno confermato la percezione e la convinzione della presenza della potenza dell’amore in ogni espressione e incontro di persone nel mio cammino di vita e di fede;
– perché in ogni gesto io vedo un’umanità capace di rendere unico e speciale il messaggio dell’amore che è di tutti, tutte e tuttə e non di poche categorie privilegiate ;
– perché ho avuto la fortuna di incontrare persone speciali senza la necessità di fare clamore. Posso parlare di un incontro recente: Helen una Dj trans di un bar,Barpop, che ho conosciuto nella mia ultima vacanza condivisa con la mia compagna e nella quale ho riconosciuto un gesto di umanità e amore che penso sia difficile spiegarvi.
Vi racconto in breve. Una delle sere trascorse a Canal Street in un bar di Manchester (Gran Bretagna), vi erano persone di varia identità, fluidi, etero, trans, tutti e tutte prese da un ‘euforia collettiva che danzavano e chiacchieravano, stando semplicemente insieme, pur non conoscendosi l’un l’altra, con il sottofondo della musica pop lanciata dalla Dj Helen alla consolle. tra balli e risate. Non è passata inosservata alla mia attenzione una ragazza cinese, un po’ pienotta, forse di seconda generazione. Ho avuto modo di scambiare alcune frasi e il suo inglese era di un native speaker. Era sola, e io con la mia compagna provavamo tenerezza, nel vederla timida e un po’ goffa nel modo di vestire.
A Helen, la trans dj, fantastica con il suo intercedere con passo elegante e deciso, nei suoi passaggi tra il banco della birra e dei drinks e la consolle anche a lei non è passata inosservata la ragazza e spontaneamente si ferma e inizia a parlarle. Non credo si conoscessero e poi con eleganza e un gesto di gentilezza e aggiungo amore la invita a ballare e si trattiene con lei per più giri facendola sentire la regina della festa, con gentilezza e sensibilità. Helen ha fatto un gesto in semplicità e con amore , cosa che non sono stata in grado di fare io;
– ebbene sì deciderò di prendere parte al Giubileo perché voglio portare un desiderio semplice: riuscire a liberarmi dalle catene delle convenzioni che mi impediscono di amare con libertà e semplicità come Helen, la trans dj, che ha dato una testimonianza di amore con semplicità e naturalezza in una sera al Barpop di Canal Street a Manchester. Perché in ogni individuo c’è la capacità di amare e di dare testimonianza e nessuno/a può ergersi a detentore e detentrice della vera fede e del vero amore.
Chi osa farlo, mistifica il messaggio del Vangelo e è indegno e indegna di far parte di una Chiesa in cui tutte tutti e tuttə si possano sentire figli e figlie senza differenze in un comune e condiviso percorso di fede.
Ricordo qui la suggestiva immagine che Papa Francesco propose alla grande assemblea radunata nel Parque Eduardo a Lisbona per la cerimonia di accoglienza con la quale è entrata nel vivo la Giornata mondiale della gioventù che si è celebrata in terra portoghese.
“La Chiesa non è la comunità dei migliori» ma «la Madre di tutti: un approdo fraterno e accogliente per ciascuno, dove vige la logica delle braccia aperte e non del dito puntato, perché tutti tutti tutti— giovani e vecchi, sani e malati, giusti e peccatori — sono importanti e nessuno è inutile o superfluo“.
> Info ufficiali sul pellegrinaggio giubilare de “La Tenda di Gionata e altre associazioni”

