Cosa copre la nostra luce? Ne parliamo con suor Enrica Solmi

Audio del webinar con suor enrica Solmi
Audio inglese
Cosa copre la nostra luce? È stato uno dei temi ricorrenti dell’incontro guidato da suor Enrica Solmi, delle Suore Francescane dell’Immacolata di Palagano. Abbiamo ancora addosso uno scuro mantello, che non vi fa vedere la luce?
Suor Enrica, con il supporto della traduzione simultanea in inglese, ha donato a più di settanta partecipanti da tutto il mondo, un momento di preghiera, racconto e confronto nato attorno a tre parole: gioia, cammino, ripresa. Suor Enrica le ha poste subito al centro, legandole alla strada dei discepoli di Emmaus e poi al cammino di Francesco e Chiara d’Assisi.
“Questo brano parla di cammini, di delusioni e di speranze che si riaccendono”, ha detto introducendo il Vangelo di Luca. Poi ha invitato i presenti a guardare l’immagine dei due discepoli avvolti in “ampi mantelli neri, cupi come i loro pensieri”.
Camminano, parlano, restano chiusi nelle loro parole, nella loro amarezza, nel loro “noi speravamo”. Il Risorto cammina accanto a loro, ma gli occhi non riescono ancora a riconoscerlo.
Da lì è nato l’interrogativo rivolto a tutti. Anche noi, ha ricordato suor Enrica, possiamo trovarci delusi, feriti, amareggiati, frustrati, arrabbiati, soprattutto quando non ci sentiamo riconosciuti per ciò che siamo e vorremmo essere liberamente.
Quei mantelli scuri non appartengono solo ai discepoli del Vangelo. Possono diventare le nostre paure, le nostre ferite, le parole ricevute, la fatica di sentirsi giudicati, la tentazione di restare ripiegati su ciò che ci ha fatto male.
La domanda, allora, non è teorica. Cosa copre la nostra luce? Cosa ci impedisce di vedere che Cristo cammina ancora accanto a noi? Cosa possiamo deporre perché lo sguardo si apra di nuovo?
Suor Enrica ha raccontato Emmaus come una svolta dello sguardo. Gesù non cancella la storia dei due discepoli, ma la rilegge con loro. Li aiuta a trovare “il filo rosso che lega tutte le cose”, loro a lui e loro agli altri. La narrazione, ha detto, può cambiare un incontro, abbattere pregiudizi e timori. Per questo ha rivolto un invito molto concreto: “Narriamoci ad ogni occasione”. Raccontare le nostre storie non è un dettaglio secondario. È parte del cammino con cui una comunità impara a riconoscere il Signore che passa attraverso vite reali.
Da Emmaus il discorso si è spostato verso Francesco d’Assisi. Anche lui, ha ricordato suor Enrica, è stato un uomo in cammino: dalla prigionia a Perugia al sogno di diventare cavaliere, dallo sguardo al Crocifisso di San Damiano fino all’incontro con il lebbroso.
In quell’abbraccio, Francesco vede cadere le aspettative del padre, i propri progetti di grandezza, la paura della diversità, il sistema sociale che spingeva il diverso ai margini.
“Quel bacio, quell’abbraccio, quell’incontro innesca in san Francesco un profondo mutamento interiore”, ha detto. E poi ha aggiunto una frase che ha attraversato tutto l’incontro: “Io aspetto molti abbracci dal nostro mondo sociale e dalla Chiesa”.
Non era un’immagine sentimentale. Era il cuore di una proposta cristiana concreta: l’incontro cambia chi lo vive, apre una libertà nuova, trasforma la distanza in cammino condiviso. Dopo quell’abbraccio, Francesco non resta fermo. Va verso i lebbrosi. Il cammino, ha detto suor Enrica, “può avere un doppio verso”: l’altro viene verso di noi, poi noi possiamo andare verso l’altro, fino ad abbracciarci e camminare insieme. “E questa è speranza. Non dobbiamo perderla”.
Da qui è emersa con forza la parola disarmo. Francesco diventa libero perché disarmato. Le sue braccia sono aperte su tutti, senza riserve e senza paure. La sua vita pacificata diventa una domanda posta al mondo: come si può rispondere con violenza a una persona disarmata?
Suor Enrica ha portato questa immagine dentro il presente, parlando anche del cammino delle veglie contro l’omotransfobia e delle comunità che entrano nelle chiese per pregare e portare la propria esperienza di vita. Ha parlato di uno stile “pacificato, riconciliato, semplice, che disarma”, capace di aprire ascolto là dove spesso si alzano scudi, armi e grida. In un mondo dove tutti gridano, ha ricordato, il rischio è che nessuno ascolti più.
Il disarmo, in questo senso, non è rinuncia a esistere. È una forma più esigente di presenza. È entrare nei luoghi difficili con la forza di una vita riconciliata. È cercare parole nuove, più giuste e più rispettose. È scegliere gesti che possono aprire porte invece di alzare muri.
Per questo l’invito finale ha avuto la forma di una chiamata: diventare operatori di pace. “Che bello se insieme ci prendiamo la missione di essere operatori di pace”, ha detto suor Enrica. E ancora: “Perché non essere proprio noi, che dobbiamo affrontare tante difficoltà, testimoni e costruttori di pace?”.
La pace di cui ha parlato non assomiglia alla passività. Nasce da persone che conoscono la fatica, il giudizio, la non accoglienza, e proprio per questo possono scegliere una strada diversa. “Mi presento disarmata, ma armata della forza dell’amore, di voler essere un’operatrice di pace”, ha detto. Poi ha lasciato un’altra immagine semplice: siamo sparsi in tutto il mondo e, nel nostro piccolo, possiamo gettare un seme di pace.
L’incontro si è chiuso con una parola sulla fraternità. Quando il Signore chiede qualcosa, ha ricordato suor Enrica, non lascia soli. Dona fratelli e sorelle. “Tu fratello sei la mia forza. Tu sorella sei la mia compagna di vita. La fraternità è il luogo del Vangelo”.
Forse è questo il punto che molti si sono portati via: il cammino è già cominciato. “Abbiamo già gettato il nostro mantello per terra”, ha detto suor Enrica. Ora si tratta di continuare a fiorire, crederci, sostenerci, dirci parole giuste, non temere.
Questo incontro fa parte del cammino Called by Name, Chiamati per Nome, una serie di appuntamenti online di preghiera, ascolto e dialogo tra sacerdoti, religiose, persone LGBT+ cristiane, famiglie e accompagnatori pastorali. Ogni incontro nasce da una persona, da una voce, da un’esperienza concreta di Chiesa.
La responsabilità del percorso resta personale: le voci sono invitate una per una, chiamate per nome, con libertà di contenuti e formato, perché ciascuna possa portare il proprio cammino con sincerità.
Il percorso è coordinato da Alessandro Ludovico Previti con la supervisione di padre Pino Piva.
Diverse realtà, tra cui la rete internazionale GNRC, La Tenda di Gionata (Italia), Outreach (Stati Uniti) e Drachma (Malta), offrono supporto alla diffusione e alla partecipazione all’iniziativa
I prossimi incontri sono in preparazione. Per aggiornamenti, date e iscrizioni si possono seguire la pagina ufficiale su www.chiamatipernome.org, sul portale Gionata su gionata.org/chiamatipernome/ o in inglese di GNRC su rainbowcatholics.org/project/calledbyname/


