Persone transgender: cosa succede quando la pastorale e la teologia cattolica smettono di parlare e cominciano ad ascoltare

Ci sono libri che nascono per aggiungere un’altra opinione a un dibattito. E ce ne sono altri che arrivano perché, semplicemente, non è più possibile continuare a ignorare una domanda. Il libro “Persone transgender. Scienze, teologie, pastorali“, curato da Damiano Migliorini e Giuseppe Piva, appartiene alla seconda categoria.
Pubblicato da Queriniana nel 2026, il volume raccoglie contributi scientifici, filosofici, teologici e pastorali per affrontare un ritardo evidente nella chiesa cattolica: mentre le persone transgender fanno già parte delle nostre famiglie e delle nostre comunità, la riflessione teologica italiana spesso fatica ancora a trovare parole adeguate e la pastorale, come riconoscono i curatori, continua a balbettare
Il libro comincia proprio con le loro “Voci. Vite e racconti”. Prima delle definizioni, della clinica e della teologia vengono cioè le esperienze delle persone transgender. È già una scelta precisa: prima di parlare di qualcuno, provare almeno ad ascoltarlo.
Lo dice molto bene il cardinale Mimmo Battaglia nella prefazione: “Prima delle idee, vengono le persone. Persone da incontrare, da ascoltare, da accompagnare” (p. 6).
Perché nella chiesa cattolica siamo stati spesso molto bravi a elaborare giudizi sulle persone transgender senza avere mai ascoltato una persona transgender raccontare la propria fede, il proprio corpo, la propria fatica o il proprio rapporto con Dio.
Quando entrano in gioco le scienze
La prima parte prova a fare un po’ di ordine senza pretendere di semplificare ciò che semplice non è.
Federico Sandri, psicoterapeuta e sessuologo clinico, affronta il tema dalla prospettiva clinica: identità, componenti biologiche e genetiche, dimensione psicologica e sociale, classificazioni diagnostiche, presa in carico multidisciplinare e paradigma biopsicosociale perché la persona non coincide con una diagnosi e neppure con una singola componente della propria identità (Federico Sandri, “Dalla scienza alla clinica: passaggi e riflessioni sulla presa in carico della disforia di genere”, pp. 65-87).
Diego Lasio, psicologo, psicoterapeuta e docente di Psicologia sociale, cambia prospettiva e guarda agli effetti dello stigma. Parla di minority stress, salute e resilienza e soprattutto delle conseguenze prodotte dai contesti sociali che discriminano le persone transgender (Diego Lasio, “Gli effetti dello stigma sulla salute delle persone trans”, pp. 88-107).
È uno dei passaggi che trovo più utili anche pastoralmente. Quando incontriamo una persona che soffre, dovremmo domandarci non soltanto che cosa stia accadendo dentro di lei, ma anche quanto di quella sofferenza sia stato prodotto da ciò che le abbiamo fatto vivere intorno.
Giulia Longoni, filosofa e ricercatrice, porta invece il lettore dentro il dibattito tra femminismi, transfemminismo e intersezionalità. Il suo contributo parte dal femminismo nero e arriva alle discussioni contemporanee sull’identità di genere, senza fingere che dentro il movimento femminista non esistano tensioni e conflitti (Giulia Longoni, “Quale femminismo? Transfemminismo e identità di genere, un’intersezione sovversiva”, pp. 108-126).
L’antropologa Marzia Mauriello allarga ancora lo sguardo. Il suo contributo mostra quanto le rappresentazioni del genere e del corpo cambino nella società (Marzia Mauriello, “L’esperienza trans: la prospettiva dell’antropologia culturale”, pp. 127-150).
Queste pagine, almeno per me, fanno soprattutto una cosa: complicano salutariamente il quadro. E forse ne avevamo bisogno.
Quando anche la teologia deve lasciarsi interrogare
La seconda parte è quella che probabilmente interesserà maggiormente molti lettori di Gionata.
Il teologo morale Antonio Autiero nel suo contributo su “Persone transgender e morale cristiana. Verso un’etica dal volto umano” in cui cercadi riportare il volto della persona transgender dentro una morale cristiana che troppe volte, soprattutto parlando di sessualità, è diventata un sistema di classificazioni prima ancora che un accompagnamento delle coscienze (Antonio Autiero, “Persone transgender e morale cristiana. Verso un’etica dal volto umano”, pp. 153-171).
Carlo Casalone, gesuita, medico e teologo morale, affronta invece gli interrogativi che il gender pone all’antropologia cristiana. La domanda non è semplicemente scegliere tra “è tutto biologia” e “il corpo non conta nulla”, ma comprendere come corpo vissuto, coscienza, relazioni, cultura e identità personale possano essere pensati insieme (Carlo Casalone, “Interrogativi sul gender e antropologia cristiana”, pp. 172-194).
Poi arriva Cristina Simonelli, teologa e patrologa, che in “Tra sospetto e alleanza. La trans/inquietudine delle teologie femministe” non nasconde le tensioni esistenti tra alcune correnti femministe e le esperienze transgender. Ma il punto interessante sta proprio in quella parola: alleanza. Il conflitto non deve necessariamente avere l’ultima parola (Cristina Simonelli, “Tra sospetto e alleanza. La trans/inquietudine delle teologie femministe”, pp. 195-216).
Questa parte del libro ha un merito non piccolo: non presenta una teologia transgender già pronta. Lascia invece che le esperienze transgender facciano domande alla teologia. Ed è una differenza enorme.
Quando finalmente si arriva alla pastorale
La terza parte è la più breve, ma forse quella nella quale le questioni precedenti diventano più concrete.
Luisa Derouen, religiosa domenicana e accompagnatrice spirituale, racconta ciò che ha imparato in molti anni trascorsi accanto alle persone transgender.
Qui le domande teologiche diventano incontri, preghiere, ferite e percorsi di fede (Luisa Derouen, “L’accompagnamento spirituale per le persone transgender”, pp. 217-238).
Ed è forse proprio questo ciò di cui abbiamo maggiormente bisogno: persone che possano raccontare cosa accade quando smettiamo di discutere astrattamente e davanti a noi arriva semplicemente una persona che dice: questa è la mia vita, questa è la mia fede, aiutami a capire dove c’è Dio dentro tutto questo.
Il volume si conclude con Fabrizia Giacobbe, religiosa domenicana e accompagnatrice pastorale, e Giuseppe Piva, gesuita impegnato da anni nell’accompagnamento delle persone LGBT+.
Nel loro contributo, “Una nuova prospettiva pastorale, anche in Italia”, il percorso passa attraverso il “maschio e femmina” della Genesi, gli eunuchi, la “terra di mezzo”, la sofferenza e il sensus fidei fidelium. In “Incontrare la persona” (Fabrizia Giacobbe – Giuseppe Piva, “Una nuova prospettiva pastorale, anche in Italia”, pp. 239-256) riflettono cu come non si tratta soltanto di imparare parole più rispettose o di predisporre qualche indicazione pastorale ma serve nella pastorale qualcosa di più difficile: cambiare postura.
Accompagnare significa rinunciare alla pretesa di stare sempre davanti, indicando agli altri la strada. A volte bisogna semplicemente camminare accanto.
Un libro che non offre una risposta sola
Una cosa va detta: gli autori non dicono tutti la stessa cosa. Le prospettive sono differenti e qualche passaggio può anche lasciare perplessi o aprire altre domande. Ma, a pensarci bene, è proprio questo il senso del libro.
Se davvero vogliamo affrontare seriamente il tema delle esperienze transgender nella Chiesa, non possiamo cominciare pretendendo che psicologi, antropologi, medici, teologi e persone transgender arrivino immediatamente alla stessa conclusione.
Occorre prima creare uno spazio nel quale possano ascoltarsi. Battaglia, nella prefazione, scrive una frase ancora più forte: “Nessuno è escluso dal cuore di Dio. Nessuna vita è estranea al mistero della salvezza” . Per me è da qui che bisognerebbe cominciare.
Non significa che tutte le domande siano risolte. Significa però decidere da quale parte stare mentre le affrontiamo: davanti a una teoria oppure accanto a una persona. Alla fine della prefazione Battaglia augura che il volume susciti “non tanto consenso, quanto attenzione. Non tanto giudizio, quanto dialogo. Non tanto opinioni, quanto compassione”.
Mi sembra anche il modo migliore per leggere queste 272 pagine.
Perché dietro la parola “transgender” non ci sono anzitutto teorie da approvare o condannare. Ci sono persone che credono, pregano, amano, cercano Dio e, qualche volta, continuano ostinatamente a cercare anche una Chiesa nella quale sentirsi a casa.
Indice del volume
Prefazione di Mimmo Battaglia, p. 5
Voci. Vite e racconti
Introduzione. Transdisciplinarietà e persone transgender
Damiano Migliorini e Giuseppe Piva, p. 35
Prima parte. Scienze
- Dalla scienza alla clinica: passaggi e riflessioni sulla presa in carico della disforia di genere
Federico Sandri, p. 65 - Gli effetti dello stigma sulla salute delle persone trans
Diego Lasio, p. 88 - Quale femminismo? Transfemminismo e identità di genere, un’intersezione sovversiva
Giulia Longoni, p. 108 - L’esperienza trans: la prospettiva dell’antropologia culturale
Marzia Mauriello, p. 127
Seconda parte. Teologie
- Persone transgender e morale cristiana. Verso un’etica dal volto umano
Antonio Autiero, p. 153 - Interrogativi sul gender e antropologia cristiana
Carlo Casalone, p. 172 - Tra sospetto e alleanza. La trans/inquietudine delle teologie femministe
Cristina Simonelli, p. 195
Terza parte. Pastorali
- L’accompagnamento spirituale per le persone transgender
Luisa Derouen, p. 217 - Una nuova prospettiva pastorale, anche in Italia
Fabrizia Giacobbe e Giuseppe Piva, p. 239
Damiano Migliorini – Giuseppe Piva, edd., Persone transgender. Scienze, teologie, pastorali, prefazione del cardinale Mimmo Battaglia, collana “In-Oltre” 10, Queriniana, Brescia 2026, 272 pp., ISBN 978-88-399-0210-8

