Prendiamo davvero sul serio ciò che vuole dirci Maria di Magdala?
Testo di Valerie Judith Mitwali, pubblicato sul sito cattolico Katholisch.de (Germania) il 22 luglio 2025. Liberamente tradotto dai volontari del Progetto Gionata
Poche figure bibliche suscitano reazioni così diverse e contraddittorie come Maria di Magdala, detta Maria Maddalena, di cui il 22 luglio la chiesa cattolica celebra la festa.
Forse vi vengono in mente le sue rappresentazioni artistiche più esplicite, dove è raffigurata come una prostituta convertita? O magari la immaginate nei panni dell’amata di Gesù, come la descrive il bestseller Il Codice da Vinci?
Negli ultimi decenni, però, nuove correnti teologiche hanno cominciato a posare uno sguardo più attento sulla sua identità femminile, proponendo letture più fondate biblicamente. Tutte queste prospettive hanno un punto in comune: mettono al centro la persona. Anche con altri apostoli, come Pietro o Giacomo, si parte spesso dal loro vissuto, ma si arriva presto a parlare delle loro azioni, del loro annuncio, del loro impegno.
Con Maria Maddalena accade diversamente: anche oggi è ancora troppo spesso la donna nel gruppo maschile attorno a Gesù, come una sorta di Puffetta nel mondo dei Puffi.
Molte persone che vivono ai margini della società fanno l’amara esperienza di essere definite più per i tratti biografici che per ciò che fanno, per ciò che portano al mondo. Anche Maria Maddalena, che nel Vangelo di Giovanni è chiamata apostola e messaggera, è spesso ricordata più per la sua condizione di donna che per le parole che ha annunciato.
Eppure, proprio in quel mattino di Pasqua, il Vangelo di Giovanni racconta qualcosa di rivoluzionario:
Gesù le disse: […] «Va’ dai miei fratelli e di’ loro: Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro».
Maria di Magdala andò ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e riferì ciò che le aveva detto. (Gv 20,17-18)
Nonostante questo, sembra sempre più semplice parlare della sua identità femminile che della sua annunciazione della risurrezione. E questo vale oggi come duemila anni fa. La risurrezione, diciamolo, è qualcosa di scomodo: è difficile da immaginare, difficile da comprendere, e anche un po’ imbarazzante. Ma questo disagio non è un’invenzione moderna. Già Paolo scriveva:
Come possono dire alcuni tra voi che non esiste risurrezione dei morti? […] Ma se Cristo non è risorto, allora vana è la nostra predicazione, e vana anche la vostra fede. (1 Cor 15,12ss)
Nessuna paura dei contenuti! È uno dei principi guida della pedagogia religiosa. E vale anche per noi. Dovremmo avere il coraggio di ascoltare il messaggio di Maria di Magdala, anche con dubbi, domande e fatica.
Il teologo Karlheinz Ruhstorfer ha scritto:
«Credere nella risurrezione del corpo significa impegnarsi per la trasformazione del mondo, qui e ora: rimuovere le macerie, strappare il filo spinato, generare umanità, aprire possibilità di vita.»
È questo che ci annuncia Maria Maddalena. E se ascoltiamo bene, è proprio ciò di cui il nostro presente ha disperatamente bisogno.
* Valerie Judith Mitwali sta conseguendo il dottorato in teologia sistematica presso l’Università della Ruhr a Bochum (Germania).
Testo originale: Nehmen wir Maria Magdalena so wirklich ernst?

