Qual è l’obiettivo di una pastorale con persone omosessuali?
Testimonianza di Paolo Spina e E.S. del gruppo Oltre il Giordano di Novara
Sabato 23 maggio 2026 presso la sala Emmaus dell’oratorio di Arona (Novara) ha avuto luogo “Amore e verità si incontreranno”, evento promosso dal gruppo ecclesiale “Oltre il Giordano” di Novara. Ospite della mattinata è stato don Luca Lunardon, docente di Etica della vita e delle relazioni presso l’ISSR di Vicenza, introdotto e moderato da Paolo Spina.
L’incontro ha preso avvio da una domanda apparsa sulla pagina Facebook del moderatore che promuoveva l’iniziativa: “Qual è l’obiettivo di una pastorale con persone omosessuali?”. Una domanda alla quale don Lunardon ha risposto spiegando che “l’obiettivo è conoscere quella parte di Dio e del suo Vangelo che non conosceremmo senza la loro vita”. Un passaggio che ha introdotto il cuore della riflessione dedicata al “principio di pastoralità”.
Nel suo intervento il presbitero vicentino ha spiegato come la pastorale non possa limitarsi soltanto al “prendersi cura”, ma debba diventare un’esperienza di ascolto reciproco e di incontro autentico. Secondo questa prospettiva, la Chiesa è chiamata non solo a insegnare, ma anche ad apprendere dalle vite delle persone, comprese quelle dei cristiani LGBTQ+, riconoscendo nelle loro esperienze una possibilità concreta di comprendere più profondamente il Vangelo.
Don Lunardon ha richiamato le radici di questo approccio nel Concilio Vaticano II e nel pensiero di Papa Giovanni XXIII, soffermandosi sulla necessità di distinguere tra la sostanza della dottrina e la sua formulazione storica.
Da qui l’invito a sviluppare uno sguardo capace di lasciare da parte il pregiudizio e di aprirsi a una “conversione relazionale”, nella quale la domanda centrale non sia più “cosa devo fare per farti conoscere il Vangelo?”, ma “quale parola Dio mi sta dicendo attraverso la tua vita affinché io possa comprendere meglio il Vangelo che annuncio?”.
Durante la mattinata è stato citato anche il recente rapporto del gruppo di studio 9 del Sinodo, che raccoglie testimonianze di uomini gay sul loro cammino di fede. Un testo che, secondo il relatore, assume proprio il “principio di pastoralità” come cornice di riferimento, sottolineando l’importanza del coinvolgimento diretto delle persone nella vita della Chiesa e nel discernimento comunitario.
Altro tema affrontato è stato quello dell’“apprendimento comune”, espresso anche nel percorso sinodale: nessuno possiede da solo tutte le risposte e diventa necessario mettere insieme esperienze, competenze e punti di vista differenti. Una dinamica che, secondo don Lunardon, risulta particolarmente importante proprio nei temi che riguardano fede, relazioni e persone LGBTQ+.
Il relatore ha infine ricordato come il suo lavoro di ricerca teologica stia cercando di dare forma concreta a queste intuizioni, lasciando aperta anche una domanda per il futuro: comprendere quali altre forme di vita e di risposta alla fede possano emergere per le persone LGBTQ+ e quali indicazioni lo Spirito stia offrendo oggi alla Chiesa.
Dopo aver pranzato insieme, i partecipanti hanno incontrato nel pomeriggio Daniela ed Elisa, una coppia di ragazze recentemente unite civilmente: il racconto della loro storia ha permesso di continuare il dialogo proprio all’insegna del principio di pastoralità, perché l’ascolto dell’esperienza e della vita possa diventare strumento di arricchimento umano e di conoscenza di Dio.
Oltre il Giordano, gruppo ecclesiale attivo a Novara da alcuni anni, si impegna ad attuare iniziative di formazione a servizio delle realtà presenti sul territorio diocesano, condividendo il vissuto di persone LGBTQ+ cristiane, dei loro familiari e amici, in cammino con operatrici e operatori pastorali.

