Qual’è il tuo sguardo sulle vite delle persone trans e dei loro genitori?
Testimonianza di Mara e Agostino, genitori cattolici con un figlio gay, sulla discussione tenutasi nel gruppo 7 dell’incontro online “TRANSizioni. I cammini delle persone transgender e dei loro genitori” (28 marzo 2021)
Per tutti i partecipanti l’incontro online “TRANSizioni. I cammini delle persone transgender e dei loro genitori” è stato intenso e coinvolgente, ed anche nel laboratorio dove abbiamo avuto la fortuna di ascoltare la testimonianza toccante di Roberta, una donna trans,
Roberta, vittima di bullismo sin da giovane, ha dovuto lasciare la sua città del Sud e non è stata accettata per tanto tempo dalla madre. Il cammino di transizione, iniziato 6 anni fa, è stato il modo per fare pace con se stessa.
Lei si è sempre sentita donna. Aiutata da una famiglia fu messa in contatto con associazioni di cristiani lgbt. Così è iniziato un lento e difficile cammino di riavvicinamento alla madre, ma per questa sua lontananza ci soffre ancora, perché tanta parte del suo percorso l’ha dovuto fare da sola. Importantissimo per lei è stato il cambio di documenti che le ha permesso di fare l’intervento al seno e che le permetterà di trovare più agevolmente un lavoro. Anche adesso sta vivendo una situazione molto difficile, vive in una struttura per donne maltrattate dopo che due amici gay l’hanno aiutata a sfuggire al compagno violento.
Per la maggior parte di noi che non era mai venuta a contatto con il mondo trans il racconto di Roberta e di chi aveva già conosciuto queste esperienze, è stato molto illuminante. È per questo che abbiamo voluto partecipare a questo incontro.
Ne siamo usciti tutti profondamente arricchiti perché raccontarsi è quello che ti fa cambiare, ti insegna e vedere la bellezza di ognuno. Abbiamo ammirato nelle persone transessuali la forza, la caparbietà, l’energia di fare un percorso di questo genere, perché è veramente difficile percorrerlo. Se la vita è questa, non si può negare una vita.
Dagli interventi dei partecipanti è emerso che:
- Bisogna continuare questi incontri perché più ne parliamo più cresce la nostra consapevolezza e si riescono a superare tutta una serie di stereotipi e le categorizzazioni che inevitabilmente abbiamo in testa. Ciò che non conosciamo fa paura ed emerge il pregiudizio. I pregiudizi si scardinano nel momento in cui conosci le persone. È questa la chiave per poter migliorare.
- Per molti, perfino per gli omosessuali, avere a che fare con la transessualità spesso è faticoso sia dal punto di vista concettuale o da quello emotivo. Ognuno di noi ha a che fare con delle rigidità sue interiori, con cui deve fare i conti, ma non è colpa dell’altro se ci sentiamo così.
- Viviamo spesso irrigiditi in un binarismo per cui esiste solo il maschio e la femmina, i quali sono solo uomini e donne, i quali sono solo etero. Invece la realtà è molto più complessa. Un esempio possono essere i sette colori nell’ arcobaleno, i colori sono molto di più di quelli e chi effettivamente vive in quella linea di separazione, ad esempio tra l’arancione e il giallo o tra il verde e l’azzurro non riuscirà mai ad entrare dentro a una casella. Ci tocca sempre riadeguare le nostre mappe, i nostri schematismi inevitabili, ma dobbiamo farlo.
Ci ha colpito nella testimonianza di Laura: “Noi siamo stati abituati al bianco e al nero, questa esperienza mi ha fatto capire che i colori sono tanti”. Anche le sigle come LGBT sono a volte sbagliate perché ognuno di noi è diverso dagli altri. Come ci è stato testimoniato nel nostro gruppo di discussione possono esserci anche altri cammini oltre all’omosessualità e alla transessualità. Ad esempio transizioni parziali. C’è chi non vuole fare un cammino ormonale, né cambiare la carta d’identità, ma ad esempio non accetta alcune parti del suo corpo perché sente che non gli appartiene. Per tutti ci vuole rispetto.
L’identità di genere si comprende fin da piccoli: “Mi sentivo male col mio corpo“. C’è un vissuto profondo. Qualcosa che uno in fondo sa. Bisogna ascoltare, non si sceglie ma solo quando si ammette a se stessi la verità, si può essere felici. Si può scegliere di essere felici?
Rispetto all’ essere omosessuale, affrontare la vita per un transessuale è molto più difficile. Per gli omosessuali, se vogliono, è più facile “nascondersi”,le persone trans invece non si possono nascondere perché è evidente il loro stato d’essere. Poi in seno alla famiglia spesso non c’è la possibilità di aprirsi, perché è difficile manifestare ciò che si è in un ambiente ostile. Ma una persona da sola non può fare tanto, ha bisogno di aiuto, ha bisogno di qualcuno vicino a se nei momenti di difficoltà e dopo gli interventi chirurgici.
Anche portare un nome maschile e presentarsi donna è una cosa fonte di sofferenza, con il cambio dei documenti è molto più facile anche la ricerca del lavoro.
Per cambiare le cose ognuno di noi può cominciare dalle piccole cose, ad esempio:
impariamo ad esprimerci meglio, usando il maschile per i trans, il femminile per le trans. Chiediamo alle persone come è meglio che ci esprimiamo.
Coinvolgerle nella vita. Non farne semplicemente una questione di politically correct, ma iniziare ad avere un contatto con le persone e le loro storie. Questo significa che abbiamo bisogno di testimonianze dirette e di sentire cosa vivono e come vogliono essere considerati.
Per la transizione da maschio a femmina, che è più visibile, abbiamo sempre convissuto con il pregiudizio della prostituzione. Non possiamo continuare ad accettare che la parola trans abbia il significato di prostituta.
Come fare? Ci dobbiamo interrogare, dobbiamo trovare una qualche soluzione, non possiamo più convivere con questo. Tante persone, per vivere dovevano prostituirsi, perché non trovavano un lavoro.
Siamo riusciti ad avere una legislazione che permette alle persone di fare transizione, purtroppo sotto il segno della patologizzazione, della disforia di genere. Ma questo non è ancora sufficiente per far crollare tutte le barriere e permettere a queste persone di fare una vita “normale”.
Ci sono esempi fortunati come quello Vanda, che è riuscita a mantenere il proprio lavoro in Banca, nonostante la transizione. È un esempio luminosissimo, magari fosse sempre così. Normalmente le persone transessuali non riescono ad entrare nel mondo del lavoro, vengono perfino sbattute fuori casa, allontanate dalle famiglie, messe ai margini della società, in cui se va bene possono fare solo animare gli spettacoli in discoteca.
In tutti i nostri contesti sociali ed ecclesiali ci sono molti pregiudizi. Nella Chiesa cattolica si fa ancora più fatica, ma nessuno può essere considerato fuori dal progetto di Dio. “Non posso credere che un Dio che mi ha creato non mi accetti per quello che sono”. L’etica cristiana ha molte sfaccettature, ma quella fondamentale è di accogliere le persone e far fare loro l’esperienza di non esistere per sbaglio o per caso. C’è una morale vecchia costruita su un’antologia sorpassata che non funziona più, che va cambiata. Però c’è una Chiesa che va in direzione diversa dalla gerarchia e questo è incoraggiante.
Possiamo contribuire a combattere i pregiudizi anche con il nostro appoggio, il nostro parlare con la gente e la nostra visibilità perché non ci dobbiamo vergognarci di niente. Dobbiamo metterci in gioco. Ci si augura che nel prossimo Sinodo, possiamo essere presenti per dire la nostra sia come genitori, che come figli.
Dobbiamo metterci a fianco dei genitori che ancora fanno molta fatica ad accettare i figli per quello che sono. E’ un aiuto grande conoscere altri genitori che riescono a vedere il bello dei propri figli. Siamo cresciuti considerando l’omosessualità e ancor più la transessualità come una disgrazia, dobbiamo invece essere orgogliosi dei nostri figli per le belle persone che sono.
Dalle testimonianze abbiamo avuto la conferma che i genitori devono sostenere e stare vicini, anche se ci vuole del tempo. La difficoltà dei genitori è quella di vedere i figli diversi da prima, ma bisogna essere pronti ad accompagnarli in questi cammini, soprattutto quando si vede che in questo modo i figli sono contenti. Ai figli bisogna voler bene in tutto soprattutto in ciò che li aiuta ad esprimere se stessi completamente.
È stato portato anche l’esempio di una nonna con una nipotina che esprime chiaramente il suo desiderio di essere un maschio. Ci si chiede, con i bambini in crescita, cosa vuol dire rispettarli fin fa subito, consentirgli di essere quello che vogliono essere?
Senz’altro è bene rivolgersi a centri specialistici per farsi aiutare, ma ci vuole la volontà da parte dei genitori. Bisogna che accettino l’idea di avere “un’altra bambina”, per aiutarla a crescere con naturalezza.
“Allora Gesù, fissatolo, lo amò” (Marco 10,21)
Le altre testimonianze su> I cammini delle persone transgender e dei loro genitori
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