Quando Dio chiama a casa l’arcobaleno
Riflessioni E. T. Sundby* tratte da Calling the Rainbow Nation Home. A Story of Acceptance and Affirmation, editore iUniverse, 2006. Liberamente tradotto dai volontari del Progetto Gionata
Siamo in un momento davvero affascinante della storia delle chiese cristiane, un vero crocevia: da una parte cresce un movimento di riconciliazione e di inclusione, dall’altra resistono fondamentalismo ed esclusione.
Proprio al centro di questo incrocio si trova uno degli ultimi gruppi di persone che le chiese cristiane hanno lasciato quasi del tutto intatto solo in apparenza, ma non certo senza ferirlo: una sorta di “nazione” di persone unite da un legame comune che attraversa generi, culture, schieramenti politici e condizioni sociali. Parlo delle persone omosessuali.
Eppure, invece di accogliere a casa questo popolo messo ai margini, gran parte del mondo religioso preferirebbe cancellarlo dall’esistenza a colpi di leggi e prese di posizione morali.
Nonostante tutti gli ostacoli, Dio è all’opera e sta compiendo cose grandi in mezzo alle persone omosessuali. Da quando Troy Perry fondò la Metropolitan Community Church nel 1968 (per accogliere anche le persone queer), una vera e propria “rinascita arcobaleno” ha attraversato questa realtà: migliaia di chiese sono nate e molte altre hanno aperto le loro porte a persone gay e lesbiche in tutto il mondo.
Come ai tempi delle chiese delle origini, editti religiosi e pregiudizi radicati non riescono a fermare questa “cosa nuova” che Dio sta facendo.
Il progetto di Dio è sempre stato quello di portare il messaggio di salvezza e di grazia di Cristo a tutte le nazioni. È, in fondo, un segno e una condizione che precedono il ritorno di Cristo (Marco 13,10; Romani 16,25-27).
Le implicazioni di tutto questo sono enormi. Se davvero stiamo vivendo un tempo che prepara questo evento tanto atteso, allora ogni ministero che si rivolge alle persone messe ai margini e private dei diritti fondamentali assume un’urgenza e un significato nuovi. Dovremmo stupirci di ciò che Dio sta facendo oggi? Davvero non è già accaduto altre volte?
Non siamo il primo gruppo a essere stato escluso e ferito dalle chiese cristiane. Né è la prima volta che chi le guida manca di riconoscere la verità.
La storia del cristianesimo è attraversata da esclusioni, fratture e ripensamenti. I farisei rifiutarono Gesù; in seguito gli apostoli faticarono ad accogliere i pagani.
La chiesa cattolica cercò di soffocare la Riforma, e a loro volta molti luterani respinsero il movimento anabattista. Più tardi, gli anabattisti rifiutarono i metodisti. Nell’Ottocento le chiese cristiane si divisero sulla schiavitù e poi ancora con il movimento della “santità” e con il battesimo nello Spirito Santo, a partire da Azusa Street.
Negli ultimi cento anni il ritmo delle rivelazioni di Dio si è fatto sempre più intenso. A ogni nuova ondata, le chiese cristiane vacillano, si piegano, si allargano. Alcuni accolgono ciò che Dio rivela, altri si ritraggono davanti a ciò che è nuovo e si rifugiano in ciò che conoscono.
Il cambiamento non è mai semplice e porta quasi sempre tensioni e divisioni tra responsabili e denominazioni. Eppure il cambiamento è necessario, se vogliamo davvero seguire la volontà di Dio nelle nostre vite e nelle nostre istituzioni.
In tempi di turbamento e di dolore come questi, chi intravede “questa cosa nuova” viene spesso respinto e ferito dai poteri costituiti.
È il pregiudizio: giudicare prima, senza conoscere davvero. Dio però non ci chiede di chiudere gli occhi o di saltare alle conclusioni. Dio ci chiede di vedere, di ascoltare, di conoscere la verità.
E la verità è che noi, come persone omosessuali, siamo il suo popolo e che il tempo della nostra chiamata è adesso.
Come in altri momenti simili, questo movimento di Dio riguarda tanto le persone omosessuali quanto le chiese cristiane nel loro insieme. In tutte le loro forme, tradizioni e denominazioni, Dio le chiama a spogliarsi di ciò che non gli appartiene: vecchie idee, vecchi pregiudizi, vecchi otri.
Dio chiede questo a tutti noi. Un giorno nuovo sta sorgendo, e ringrazio Dio perché anche noi, come persone omosessuali, siamo chiamate e chiamati a farne parte.
Questo passaggio della storia delle chiese cristiane ha senza dubbio un grande significato spirituale, ma nel suo nucleo più profondo resta un cammino personale: un cammino che ciascuno di noi, persone gay ed eterosessuali insieme, è chiamato a percorrere in prima persona.
Questa storia racconta uno di questi cammini: un viaggio alla ricerca della verità sulla volontà di Dio per la mia vita e per le persone omosessuali in generale. Eppure, alla fine, questo percorso mi ha fatto capire che Dio voleva molto di più che smantellare pregiudizi radicati.
Il suo desiderio era riconquistare il cuore del suo popolo e restituire alle chiese cristiane la loro vera vocazione.
* E. T. Sundby è uno scrittore cristiano statunitense impegnato sui temi dell’accoglienza, dell’affermazione delle persone omosessuali e del dialogo tra fede cristiana e orientamenti sessuali. Nei suoi scritti esplora i percorsi di riconciliazione tra le persone LGBTQ+ e le chiese cristiane, con un’attenzione particolare ai processi spirituali di guarigione e di ritorno a casa.
Testo originale: Introduction. Calling the Rainbow Nation Home. A Story of Acceptance and Affirmation

