Quando la Chiesa dice di accogliere, ma in realtà ti tollera

In questa vignetta di NakedPastor*, la scena è tanto semplice quanto tagliente: davanti a una porta chiusa, la Chiesa regge una Bibbia sopra la testa come un’arma, pronta a colpire. Dalla fessura sotto la porta filtra una luce arcobaleno, vivida e potente. Sopra, la didascalia recita: “Okay, you can come out now” — “Va bene, ora puoi uscire”.
È un invito solo in apparenza benevolo. In realtà, questa è una delle immagini più eloquenti sulla falsa accoglienza delle persone LGBT+ nella Chiesa: quel tipo di accoglienza che apre la porta non per abbracciare, ma per ferire con la Bibbia.
La luce che filtra da sotto la porta non è simbolo di redenzione offerta, ma delle persone LGBT+ stesse, che con la loro esistenza e la loro fede portano colore e vita in uno spazio che, senza di loro, resterebbe grigio. Eppure la Chiesa — rappresentata da quel personaggio irrigidito, timoroso, armato di versetti — non sa come reggere quella luce. La lascia entrare, ma solo fino a un certo punto.
Come scrive Marcella Althaus-Reid, madre della teologia queer, “quando la Chiesa dice di accogliere, ma in realtà tollera, non apre le braccia: apre una gabbia” (Indecent Theology, 2000). E infatti qui l’accoglienza è condizionata: “puoi entrare, ma a modo mio”, “sei amato, ma devi cambiare”. È la teologia del “ti voglio bene, ma…” — quella che ferisce più del rifiuto.
Eppure, proprio da quella fessura, la luce arcobaleno continua a filtrare. È la grazia che non si lascia addomesticare, l’amore di Dio che non obbedisce alle porte chiuse. Come ricorda Patrick S. Cheng in Radical Love (2011), “l’amore queer è la forma più radicale dell’amore divino, perché mostra che la grazia non è concessione, ma esplosione”.
Così la vignetta ci restituisce un paradosso profetico: chi crede di difendere la verità, in realtà sta cercando di proteggersi dalla luce. Ma quella luce — le persone LGBT+ con la loro fede, le loro relazioni, la loro autenticità — non smetterà di entrare, finché la porta della Chiesa non sarà davvero aperta.
* David Hayward, conosciuto come Naked Pastor, è un ex pastore canadese che attraverso vignette semplici e ironiche mette a nudo (da qui il nome) le contraddizioni delle chiese e dei rapporti umani. Le sue pecore bianche e arcobaleno sono diventate un simbolo internazionale di inclusione, fede e libertà spirituale.

