Quando la religione ti insegna a nasconderti e poi impari a vivere davvero
Testo di Alex Bollinger*, pubblicato sul sito LGBTQ Nation (Stati Uniti) il 20 marzo 2026. Liberamente tradotto dai volontari del Progetto Gionata
C’è qualcosa che torna spesso nelle storie che arrivano… storie diverse, vite lontane tra loro, eppure attraversate da una stessa domanda: posso essere davvero me stesso, davanti a Dio?
La redazione di LGBTQ Nation ha chiesto ai propri lettori di raccontare il proprio percorso verso l’accettazione di sé. Sono arrivate tante testimonianze… e tra i temi più ricorrenti c’è proprio la religione, il modo in cui è stata vissuta, e anche — a volte — subita. Qui sotto trovi alcune di queste storie, raccontate in prima persona.
La storia di Cameron
Cameron è cresciuto in un contesto cristiano, probabilmente in una chiesa protestante negli Stati Uniti. Per molto tempo ha vissuto dentro categorie che non sentiva davvero sue.
Racconta che ha capito di non essere una donna cisgender e eterosessuale quando si è innamorato della sorella di suo marito. Un passaggio che ha messo in crisi tutto quello che gli era stato insegnato.
A un certo punto, il suo pastore venne a sapere della situazione. “Mi convinse che ero posseduto”, racconta. “E così, prima ancora di rendermene conto, mi trovavo nel suo ufficio, insieme ad altre persone, mentre pregavano su di me per cercare di scacciare il ‘demone dell’omosessualità’”.
Per Cameron uscire da quel mondo non ha significato solo lasciare quella chiesa, ma anche incontrare altre persone cristiane LGBTQ+, persone credenti che vivevano la loro fede senza nascondersi.
“Solo anni dopo, quando ho incontrato altri cristiani gay che vivevano serenamente, ho capito una cosa importante”, racconta. “Anche se avevo lasciato quella chiesa, continuavo a portarmi dentro la vergogna. Non mi sentivo degno di essere felice. Cercavo ancora di essere quello che la chiesa diceva che dovevo essere.”
Poi qualcosa si è aperto dentro di lui… “È stato allora che ho fatto un passo decisivo: ho capito che Dio mi ha creato così come sono. E che mi ama esattamente così come sono.”
La storia di AJ Schaefer
AJ Schaefer è cresciuto in una famiglia molto religiosa, sempre negli Stati Uniti. Un ambiente in cui esplorare la propria identità non era possibile.
Per lui, il primo passo è stato concreto: andarsene. Cambiare casa, allontanarsi fisicamente da quel contesto per poter finalmente respirare.
“Anche la terapia aiuta!”, racconta. “Non sarei mai riuscito a elaborare tutto quel senso di colpa e di vergogna senza un percorso terapeutico.”
Oggi AJ si riconosce come persona trans e guarda indietro con lucidità: “Non credo più che essere trans sia un peccato o qualcosa di sbagliato. Oggi mi accetto pienamente per quello che sono. In passato non sarei mai riuscito a dirlo.”
La storia di Scotty
Scotty è cresciuto negli Stati Uniti, in un ambiente legato alla fede cristiana. La sua scoperta è arrivata più tardi rispetto ad altri.
“Non mi sono reso conto di essere gay fino a quasi 24 anni, appena uscito dalla Marina militare”, racconta. “L’ho capito durante uno studio biblico, mentre stavamo leggendo The Four Loves (I quattro amori) di C. S. Lewis.”
Durante un capitolo sull’amore romantico, qualcosa si è acceso: “Mi sono reso conto che quei pensieri e quei sentimenti li avevo provati per uomini, non per donne.”
Da lì sono iniziati anni difficili. “Per quasi sette anni ho resistito. Non ho mai fatto ufficialmente una terapia di conversione, ma ho letto libri che promettevano di ‘aiutarmi’.”
Quando, intorno ai 31 anni, ha iniziato la sua prima relazione con un uomo, non ha più potuto negare la realtà.
“Ho passato circa quattro mesi a pregare e a lottare con Dio… finché ho accettato davvero chi sono. E ho capito che Dio non mi condanna per questo. Ho trovato una pace profonda.”
E quando altri cristiani lo giudicano, oggi riesce a rispondere: “Dio mi accetta, e questo non potete togliermelo.”
La storia di David Chollar
David Chollar proviene da una famiglia cristiana evangelica negli Stati Uniti, un contesto spesso molto rigido sui temi legati agli orientamenti sessuali.
Per lui la svolta è arrivata andando all’università tra gli anni Settanta e Ottanta.
“Ero curioso e ho incontrato la diversità… ed è stato qualcosa di bellissimo”, racconta.
La sua famiglia però non ha accettato questo cambiamento: “Mi hanno evitato, si sono allontanati, mi hanno praticamente rinnegato.”
Si è trasferito a New York City, una città che gli ha permesso di cambiare prospettiva: “Lì ho capito che non ero io il problema.”
Con il tempo, la sua identità come uomo gay ha influenzato anche le sue scelte di vita: “Mi ha portato a scegliere una professione di aiuto. Essere gay mi ha reso autentico… e molto più compassionevole.”
La storia di Erin Fuller
Erin Fuller vive negli Stati Uniti e oggi è una donna transgender. Racconta che ha iniziato a sentirsi una bambina già a cinque anni… e lo diceva apertamente, a chiunque.
Questo però ha avuto conseguenze molto dure. “I miei genitori hanno reagito con violenza, sia fisica che psicologica”, racconta. “Per un certo periodo, quei tentativi hanno funzionato. Ho vissuto per gran parte della mia vita con disforia di genere. Ho negato a me stessa chi ero davvero.”
A un certo punto, però, qualcosa è cambiato… È stato internet — e in particolare YouTube — a offrirle uno spazio nuovo, dove vedere altre donne trans e riconoscersi.
Alla fine ha fatto coming out e ha iniziato a vivere come donna. Un percorso concreto, fatto anche di passaggi burocratici, come aggiornare i documenti.
Questo però le è costato il lavoro. “Il mio datore di lavoro mi ha licenziata”, racconta. “Ho fatto causa e ho vinto. Ma non ho ricevuto nemmeno un centesimo per compensare gli stipendi persi.”
Nonostante tutto, resta una consapevolezza forte: “Anche con questa perdita, sono grata di essere ancora Erin Fuller, lei.” E guardando al presente politico degli Stati Uniti, aggiunge: “Qualunque cosa accada, continuerò a essere me stessa. Tenete duro… resisteremo.”
Alla fine, queste storie restano lì… diverse, fragili, vere. E tutte, in modi diversi, raccontano lo stesso passaggio: dalla paura alla libertà, dalla vergogna alla dignità, da un Dio che condanna a un Dio che accompagna.
* Alex Bollinger è un giornalista statunitense che si occupa di temi legati alle persone LGBTQ+. Ha iniziato a seguire queste tematiche durante l’amministrazione Bush ed è oggi direttore di LGBTQ Nation. Ha conseguito un master in teoria economica ed econometria presso la Paris School of Economics e vive a Montpellier, in Francia.
Testo originale: Religion taught them to hide who they are. They overcame & are living wonderful lives.

