Quando per un padre è “meglio un figlio morto che gay”!

Riflessioni di Massimo Battaglio
Ci sono episodi di omofobia che escono veramente da ogni casistica. Meglio parlarne per disteso, pur sapendo che non sono poi così unici. Quello capitato ieri a Camaiore (Lucca) è uno di questi, nella sua spietata esagerazione.
Un padre, Piero Moriconi, muratore di 63 anni, ha ucciso a colpi di fucile il figlio Mirko, 24 anni, gay. Poi, per completare l’opera, ha ammazzato anche la moglie Kathy Andreoni, 52 anni (entrambi nella foto in alto), rea di aver preso troppo le parti di quel pervertito artistoide di Mirko.
Poi è salito sul tetto di casa attendendo i carabinieri e, quando sono arrivati, si è spiegato così: “Mi sono liberato di loro”.
Mirko non era il figlio modello per un padre schematico e tutto d’un pezzo come Piero. Non aveva un lavoro “con le palle” ma andava a fare un po’ il cameriere e un po’ il cantante nei locali del litorale versigliese. E poi perdeva tempo dietro i social. Una vera vergogna per un genitore così quadrato e virile, abituato al piccone, ai fucili da caccia e alla placida vita di un borgo toscano.
E quella madre svenevole, che lo difendeva, che ci si faceva i selfie tutta sorridente, abbracciandolo come se fosse ancora un bambino… che famiglia! E che gelosia! Mirko aveva scelto un nome d’arte: Michelangelo Andreoni. Andreoni, capito? Il cognome della madre! Che vergogna!
Così Piero, che in fondo era un “bonaccione” forse un po’ all’antica (così lo dipingono adesso i parenti e i vicini) aveva già cercato più volte di raddrizzare quel ragazzo fuori dal normale che si truccava da donna. E gli aveva fatto capire che è meglio un figlio morto che gay. Proprio così.
Già il 12 ottobre 2022 aveva scritto un post che diceva esattamente: “Ragazzi è brutto pensare che un padre ti preferisca morto piuttosto che gay”.
Adesso, Piero, il figlio morto, ce l’ha. E pure la moglie. I giudici decideranno il prezzo della realizzazione del suo desiderio. Peccato che non potranno applicare l’aggravante per omofobia, che non esiste, perché per rieducare un genitore così convinto delle proprie idee servirebbe più tempo che per un assassino comune. Ma tant’è.
Quando finirà l’ubriacatura neofascista che pervade il Bel Paese, forse riprenderemo in mano il ddl Zan e correremo ai ripari per i casi futuri. Intanto, Mirko e Kathy non ci sono più.
Mirko e Kathy come Lucero, Gianluigi, come le tre donne trans di Alessandria, Napoli e di Rivazzurra e le quattro di Roma, di cui non conosco nemmeno il nome. Mirko e Kathy come Salvatore di Bari, Lucas di Bergamo, Marta di Brescia, Luca e Luca di Bologna, Maria Paola di Caivano, Antonio di Canaro, Marcio di Castelvolturno, Johanna di Cinisello, Claudio di Jerago, Ximena di Frosinone, Aldo e Alves di Milano, Congliang di Modena, Alex di Napoli, Gioacchino di Praia di Mare, Bruna di Rimini, Alessia di S. Giorgio alle Pertiche, Camilla di Sarzana, Alessandro e Luigi di Siracusa, Sergiu di Spinea, don Mario di Tizzana, Francesca di Vallo, Eghianruwa di Vecchiano, e ancora Daniele, Mario, Andrea, Bathista, Naomi e Roberta nuovamente di Roma, Riccardo di Malcontenta, Roberto di Milano.
Tutti loro (46 negli ultimi dieci anni), ora sono vicino al Padre. Lo vorrei ringraziare di averli accolti nella sua luce; la luce con cui avvolge coloro che salgono prematuramente alla sua gloria per colpa della crudeltà di uomini che non capiscono le differenze.
Su un punto, il padre di Mirko aveva ragione: meglio stare in compagnia degli angeli, che di genitori tanto onorabili quanto energumeni come lui.
Oggi, a Camaiore, è lutto cittadino. “In consiglio comunale – dice il Sindaco Marcello Pierucci, a capo di una lista civica progressista – sarà osservato un minuto di silenzio per stare vicino a una famiglia e a dei parenti che vivono un giorno tanto drammatico”.
E’ un modo un po’ sbrigativo per accompagnare Mirko e Kathy. Pazienza. Quello, si può fare. Iniziative di maggior spessore, un programma di educazione sessuale e affettiva nelle scuole o per i genitori, oggi, sarebbero pressoché vietate (grazie ministro Valditara) o passerebbero per “propaganda gender”.
Oggi è già tanto che qualcuno, non tutti, riconosca la matrice omofoba di questi fatti orribili. Diversi media, tra cui lo stesso TG1, omettono di specificarla o lo lasciano intuire di sfuggita: meglio non approfondire. Nemmeno gli inquirenti, nonostante l’evidenza, hanno ancora confermato alcun movente legato all’orientamento sessuale del giovane.
Oggi, l’omosessualità è “politicamente divisiva”, ovvero siamo governati da politici omofobi o che non hanno voglia di affrontare il tema né di andare contro a capibastone che hanno fatto dell’omofobia e di ogni tipo di razzismo la loro bandiera. E Mirko e Kathy ci guardano dall’alto e ci chiedono: fino a quando?

