Quando tutto sembrava spegnersi, Dio mi ha chiamato per nome
Testimonianza di Mauro di Betania Abruzzo
Dio è Casa. Nell’ora più buia, quando tutto sembrava spegnersi, mi ha chiamato per nome. Mi ha voluto Suo servo, e continua a sorprendermi con doni inattesi, anche quando il senso delle cose pare svanire.
Mi trovo ora al mio primo ritiro come membro del direttivo del PAC – il Progetto Adulti Cristiani – e penso a quanto fosse impensabile, solo nel 2023, che avrei potuto testimoniare così apertamente la mia fede, il mio essere credente arcobaleno.
Eppure, eccomi qui. Con la grazia di essere l’unico abruzzese a partecipare da anni ai ritiri e alle esperienze del progetto Cristian3 LGBT+, in un piccolo gruppo che è diventato famiglia.
Uno spazio sicuro, sacro, dove poter esprimere liberamente la propria fede, dove la vita trova risposte, e il cuore trova pace.
Ad ogni ritiro ho lasciato un pezzo di me.
A Roma, a Torino, nelle due intense esperienze di Albano…
E da ognuno sono ripartito con un nuovo slancio, con una luce più forte nel cuore, pronto a testimoniare che la mia fede è unica, irripetibile, e amata da Dio così com’è.
Questi tre anni nel PAC hanno spalancato porte che non sapevo nemmeno esistessero:
porte di amicizie nuove, autentiche,
porte che hanno colmato silenzi e solitudini,
soprattutto quando, inseguendo l’amore, finivo per dimenticare me stesso.
A Napoli ho respirato una Chiesa che sa fare festa.
Una città che esplode di colori, che canta la speranza anche tra le crepe.
Lì, un piccolo gesto mi ha segnato il cuore:
l’àncora del Giubileo, donata dai bambini della Prima Comunione nella chiesa di San Giorgio, ora pende sul mio collo come segno vivo di salvezza.
È solo uno dei tanti simboli che porto con me:
una spilla, una molletta, un pezzo di puzzle…
piccoli oggetti raccolti negli anni che abitano la mia casa e custodiscono ricordi di esperienze profonde.
Segni vivi di un Dio che cammina con me.
Quell’àncora oggi mi accompagna anche sul lavoro, davanti ai miei studenti e ai colleghi.
È lì a ricordarmi la missione: essere testimone di grazia,
anche nei luoghi dove la fede sembra tacere.
Tanti i segni ricevuti in queste settimane:
dall’elezione di Papa Leone XIV,
ai cieli della mia terra che si aprono in arcobaleni dopo ogni acquazzone –
metafora perfetta della mia vita spirituale, fatta di pause, crolli e rinascite.
Dentro di me sento una forza nuova.
Sulla scia del grido di Papa Leo – “Dio ama tutti” –
io e i miei amici nella fede siamo pronti a ruggire per le strade del mondo.
Siamo membra vive della Chiesa.
Costruttori di ponti, proprio come il nome del gruppo “Ponti”, nato a Napoli con il sostegno dei cristian3 LGBT+, con cui abbiamo realizzato questo primo ritiro in collaborazione con il gruppo locale.
Dio ha parlato anche nella mia terra,
con l’ultimo pellegrinaggio LGBT+ sulle orme di Celestino V,
che precede il grande pellegrinaggio del Giubileo a fine agosto,
quando varcheremo insieme la Porta Santa.
E so che non sarò solo.
Ci sarà il gruppo Betania Abruzzo, ormai radicato nel sostegno alle persone LGBT+ che troppo a lungo si sono sentite ai margini della Chiesa.
Un gruppo che invita a rientrare, a sedersi, a riconoscersi figli.
A ricominciare ad amarsi.
Chiedo a Dio solo questo:
la forza di continuare a testimoniare ad ogni persona LGBT+ che la Chiesa è casa, che stare nella Chiesa è bello, è vita, è rinascita.
Che possiamo davvero sentirci, in Lui, una cosa sola.
Tutti, tutti, tutti!
Perché nessuno più giudichi l’amore.
E con una lode continua nel cuore,
cammino, sorretto dalla Sua presenza,
perché possa raccontare, ogni giorno,
che ognuno di noi è unico ai Suoi occhi.

