Queer Mary, l’Immacolata

Riflessioni di Paolo Spina*
Teresa Forcades torna in libreria con Queer Mary. Il futuro dell’esperienza cristiana (Castelvecchi, 2025), un piccolo libro dal titolo esplosivo. Benedettina catalana, medico, teologa femminista e queer, Forcades riprende una sua convinzione di fondo: il cristianesimo del futuro o sarà mariano, o semplicemente non sarà.
Il punto di partenza è audace: non una devota madonnina addomesticata da secoli di iconografie dolciastre, ma donna libera, corpo desiderante, credente capace di prendere parola.
In Queer Mary tutto questo converge su Maria di Nazaret: la “ragazza di provincia” del Vangelo diventa la grande alleata di chi non si riconosce nelle gabbie del “si è sempre fatto così”. La sua verginità non è ossessione biologica, ma segno di libertà simbolica: Maria appartiene anzitutto a Dio e a se stessa, non alle aspettative sociali.
Il contributo più originale del libro, però, sta nel modo in cui Forcades intreccia mariologia ed esperienza queer. Senza slogan, mostra come la figura di Maria – proprio perché eccede gli stereotipi di genere e di ruoli – possa parlare a chi vive identità e relazioni “fuori norma”.
In questo senso, “queer” non è un’etichetta di moda, ma il nome di una eccedenza evangelica: Maria scardina gli schemi religiosi del suo tempo, diventa madre di un Dio che rovescia i potenti dai troni e rialza gli umili (Luca 1,52, preghiera che ogni sera la Chiesa medita durante i vespri e pagina evangelica propria dell’Immacolata), e così apre uno spazio di benedizione per tutte le esistenze non riconciliate.
Letto oggi, Queer Mary è anche una provocazione mite eppure coraggiosa alla nostra devozione all’Immacolata. Non si tratta di abbandonare rosari e processioni, ma di chiedersi che immagine di Maria stiamo trasmettendo: una donna irraggiungibile, levigata e muta, o una credente capace di decidere, di resistere, di cantare il Magnificat come inno politico e spirituale insieme?
Forcades invita a riscoprire Maria vicina alle donne e agli uomini reali, alle persone LGBTQ+, a chi vive ai margini delle appartenenze ecclesiali: non come eccezione tollerata, ma come luogo privilegiato di rivelazione. È nelle vite considerate “impure”, “imperfette”, “non allineate” che il Dio di Gesù continua a piantare la sua tenda.
In tempi in cui il nome di Maria rischia di essere (ab)usato per difendere identità rigide e modelli familiari unici, Queer Mary restituisce alla figura della Madre di Dio la sua forza sovversiva. È un libro che non si limita a “parlare di Maria”, ma ci chiede: che cosa succede se prendiamo sul serio il fatto che Dio, per entrare nella storia, ha scelto il consenso libero di una giovane donna?
E cosa cambia nella nostra Chiesa, se riconosciamo che quel sì continua a riecheggiare oggi nelle voci di chi, da posizioni periferiche – donne, persone queer, poveri, migranti – osa ancora dire al Vangelo: “Eccomi, sia fatto di me secondo la tua parola”?
Per chi ama Maria, per chi la rifiuta perché identificata con un ideale irraggiungibile, per chi vive la fede rimanendo sulla soglia, Queer Mary è una lettura preziosa: non offre risposte tranquille, ma apre spazi. E forse, proprio in questo, è profondamente mariana.
* Paolo Spina è un medico, appassionato di Sacra Scrittura e teologia femminista e queer. Laureato in Scienze religiose, collabora con il Progetto Cristiani LGBT+ e con La tenda di Gionata scrivendo su temi di attualità e cristianesimo. Le sue riflessioni le trovi raccolte qui.

