Quel ballo con mio padre, dopo il mio faticoso coming out come uomo trans
Testo di Ryan Cassata*, pubblicato su LGBTQ Nation (Stati Uniti) in data 16 luglio 2025. Liberamente tradotto dai volontari del Progetto Gionata
Sotto le luci scintillanti di un ranch a Malibu (Stati Uniti), la voce del DJ ha riecheggiato nell’aria: “Ryan e suo padre sono invitati a raggiungere la pista per un ballo speciale tra padre e figlio”. Mio padre ed io siamo usciti insieme, due uomini pronti a vivere un momento che un tempo pensavamo di aver perduto.
Non gli avevo detto che brano sarebbe partito. Quando le prime note di Butterfly Kisses di Bob Carlisle hanno iniziato a suonare, l’ho visto irrigidirsi, riconoscendo immediatamente la melodia.
Mi ha teso la mano mentre ci ritrovavamo al centro della pista. La gola mi si è stretta e ho trattenuto le lacrime. Non ballavamo insieme da quando ero bambino. Ora eravamo due uomini in abito elegante, che si tenevano l’un l’altro in una gioia silenziosa.
Lui ha sorriso, e per un attimo siamo rimasti sospesi nel tempo, guancia a guancia, mentre sollevava delicatamente i miei occhiali per darmi quei “baci farfalla” con le ciglia, proprio come faceva quando ero piccolo.
«Questo è uno dei giorni più felici della mia vita», mi ha sussurrato. Io lo sapevo già.
Non smettevamo di abbracciarci. Lui non smetteva di farmi girare. Piangevamo, ma io sorridevo con tutto me stesso.
Come uomo trans, sapevo che avevo bisogno di riprendermi quel rito nuziale, non cancellando il passato, ma trasformandolo in qualcosa che riflettesse davvero chi sono, e quanta strada ho fatto.
Quando il ritornello della canzone è arrivato — “Ci sono due cose che so per certo: lei è stata mandata dal Cielo, ed è la bambina del suo papà” — quelle parole mi sono arrivate in modo diverso.
Sapevo che potevamo ignorare i pronomi e i temi femminili nel testo, riscrivendoli nella nostra mente: “ragazzo” al posto di “bambina”, “abito” al posto di “vestito”. Quei pronomi ormai non contavano più, perché mio padre mi vedeva pienamente come suo figlio.
Ero un figlio abbracciato da suo padre sulle note di una ninna nanna della mia infanzia. Ma ero anche qualcosa di più. Mi sentivo un principe… e anche le parti migliori di una principessa: adorato, amato, al centro di un sogno che un tempo potevo solo immaginare.
Alcune di quelle fantasie dell’infanzia, nate da ciò che avevo a disposizione allora, stavano finalmente diventando realtà. Una parte di me era ancora quella “bambina” che desiderava intensamente quel momento, ben prima che trovassi le parole per comprendermi.
Ma gran parte di me era lì, in piedi, come suo figlio, visto per ciò che ero. Entrambe le verità vivevano dentro di me, e invece del conflitto, c’era la pace.
Ma quel momento, quasi non è mai accaduto.
Quindici anni prima, avevo fatto coming out come persona transgender a 14 anni. Ero la sua unica “figlia”, il figlio di mezzo, tra due fratelli. Butterfly Kisses era la nostra canzone. Da piccolo, lui mi rimboccava le coperte con i suoi “baci farfalla” sulle guance, sognando un giorno di accompagnarmi all’altare.
Quando ho fatto coming out, quei sogni per lui si sono disfatti. Non mi ha respinto del tutto, ma ha faticato tanto, intrappolato in idee tossiche di mascolinità, incapace di vedermi come suo figlio.
Ne ho scritto nel 2018, in una mia canzone intitolata Daughter: Non ho cambiato chi sono
Sono sempre stato un uomo
Ma ha cambiato il tuo mondo
Papà, resterò sempre la tua bambina
Per anni siamo rimasti in quella sorta di limbo: insieme, ma non del tutto compresi. Poi ho affrontato l’intervento chirurgico al petto, e quello è stato un punto di svolta.
Qualcosa in lui è cambiato. Non è stato immediato, ma ha iniziato a vedermi non più come una figlia perduta, ma come un figlio ancora presente. E lentamente, ci siamo ricostruiti.
Quasi dieci anni dopo, ho incontrato Stephen. Ci siamo innamorati in fretta. Una settimana prima che mi chiedesse di sposarlo, tatuandosi Marry Me e donandomi un anello Love di Cartier, ho fatto un sogno che mi ha fatto sobbalzare.
Nel sogno, stavo ballando con mio padre al mio matrimonio, sulle note di Butterfly Kisses. Tutta la famiglia ci circondava, con gli occhi pieni di lacrime e di sorrisi. Mia zia si è chinata verso mia madre e le ha sussurrato: “Sono così felice che abbia comunque fatto il ballo padre-figlia per suo padre”.
Quel sogno mi ha turbato… ma in senso positivo. Ha portato a galla qualcosa che non sapevo di desiderare ancora: non solo l’accettazione, ma quella connessione che avevo con mio padre da bambino.
Volevo che fosse lui ad accompagnarmi all’altare. Volevo condividere quel ballo, non come sua figlia, ma come l’uomo che sono oggi. Suo figlio, amato senza condizioni.
Così, quando il giorno del nostro matrimonio è arrivato, il 18 agosto 2023, ero pronto. Non solo a sposare l’amore della mia vita, ma a riappropriarmi del sogno che avevo da bambino.
E ho fatto una sorpresa a mio padre.
Nessun imbarazzo. Nessuna maschera da indossare. Nessuna recita di mascolinità, né da parte sua né da parte mia. Solo amore, semplice e puro.
Ho guardato attorno a me: i miei amici, la mia famiglia, Stephen che mi sorrideva dal tavolo degli sposi, le luci brillanti che ci circondavano. Il tempo si è rallentato. Mi sono sentito di nuovo un bambino, al sicuro e visto, ma anche completamente me stesso, senza più dover scegliere tra chi ero e chi sono diventato.
Quel ballo ha guarito qualcosa. In entrambi.
Oggi, io e mio padre siamo tornati al punto di partenza. Il nostro rapporto non si basa più su ruoli di genere o aspettative. Si basa sull’amore, sulla presenza, sul sapere che il legame tra un padre e un figlio non deve seguire uno schema, soprattutto se quello schema è costruito sugli stereotipi. Abbiamo scritto il nostro.
Da bambino, lui mi rimboccava le coperte con i suoi baci farfalla, sognando un giorno di portarmi all’altare.
E l’ha fatto. E abbiamo avuto comunque il nostro ballo.
Cinque anni fa non avrei mai immaginato un momento così. Ma la guarigione richiede tempo. E l’amore? L’amore rende tutto possibile.
*Ryan Cassata è un cantautore, attore e attivista per i diritti delle persone transgender negli Stati Uniti. Ha pubblicato numerosi album e brani incentrati sull’identità di genere, il coming out e l’amore queer, tra cui “Jupiter” e “Daughter”.
Testo originale: My dad struggled when I came out as a trans man. Then he danced with me at my wedding

