Respira profondamente, Francesco! Te lo sei meritato
Testo di suor Susana Pasqualini*, pubblicato su Global Sisters Report (Stati Uniti) il 28 aprile 2025. Liberamente tradotto dai volontari del Progetto Gionata.
Jorge Bergoglio aveva molte fragilità, come ogni altro essere umano. Alcune le conoscevamo, perché non era il tipo che fingeva. Altre sono note solo ai suoi più stretti collaboratori, o forse solo a Dio.
Tra quelle note c’era la sua fragilità polmonare. Sicuramente ci sono stati momenti in cui era più marcata, altri in cui lo era meno, ma era sempre lì — come accade con le nostre debolezze, che ogni giorno ci ricordano che siamo creature.
E forse proprio perché sapeva cosa significasse lottare per respirare, nella maturità della sua vita ha aiutato la Chiesa a respirare. Se dovessi usare delle immagini, direi che se papa Giovanni XXIII aveva aperto le finestre per far entrare aria fresca, papa Francesco ha portato la Chiesa cattolica all’aria aperta, in mezzo ai campi.
Per questo, non appena ho sentito la notizia della sua morte, mi è tornato alla mente un versetto del Salmo: “Mi ha portato in un luogo spazioso, mi ha liberato perché mi vuole bene”.
Francesco era un uomo che sapeva cosa significasse sentirsi senza fiato… e così quella mattina in cui è morto l’ho immaginato mentre respirava profondamente l’aria piena d’amore
Mi sono sentita anch’io respirare a pieni polmoni la libertà del popolo dei battezzati. Tutti noi, uomini e donne.
Sono rimasta particolarmente colpita e toccata da Evangelii Gaudium, sia come esortazione programmatica sia per i temi che affrontava, così vivi in Argentina negli anni ’80, quando sono entrata nella mia congregazione religiosa: il senso della comunità, la missione da persona a persona, l’evangelizzazione della cultura, la liberazione integrale delle persone e dei popoli, la convinzione che il popolo di Dio possiede un sensus fidei. Francesco mi ha fatto innamorare di nuovo di tutto questo.
Il cammino del sinodo sulla sinodalità è stato segnato da tanti gesti, dalle sue speranze coraggiose per il futuro. Ricordo con emozione le sessioni a Roma: vedere cardinali seduti accanto a laiche, preti insieme a monaci, suore vicino ai vescovi, tutti attorno a tavoli rotondi. Era un sinodo dove si festeggiavano i compleanni, e i figli dei partecipanti venivano accolti come parte di una grande famiglia ecclesiale.
E non era solo commovente. Era anche motivante. Motivante per osare rompere gli schemi, pensare nuove strutture, immaginare altri modi di essere Chiesa. Come le assemblee ecclesiali, le reti che proteggono i grandi biomi del mondo, come la Conferenza Ecclesiale dell’Amazzonia.
Francesco era un uomo che sapeva cosa significasse mancare d’aria. Un uomo che ha abbracciato fino in fondo quella debolezza fisica anche nella morte. E così, quella mattina, l’ho immaginato mentre respirava profondamente l’aria piena dell’amore totale.
Respira profondamente, Francesco! Te lo sei meritato! Grazie per averci portato all’aria aperta!
Ora tocca a noi non temere gli elementi e continuare a camminare come pellegrini della speranza.
*Susana Pasqualini è argentina, religiosa e autrice. Questo articolo è stato pubblicato originariamente in spagnolo su Global Sisters Report.
Testo originale: “Breathe deeply, Francis! You deserve it!”

