Ripristinare la dignità negata. I cattolici LGBT+ e i loro genitori nel Giubileo 2025
Riflessioni di David Eduardo Vilchis-Carrillo*
Nel 2000, durante il Grande Giubileo, il clima a Roma era segnato da forti tensioni. Il World Gay Pride, previsto proprio nella città del Papa, fu criticato duramente da Giovanni Paolo II, che lo definì un affronto al Giubileo e un’offesa ai valori cristiani.
Le sue parole non furono solo una presa di posizione personale, ma la riaffermazione pubblica dell’insegnamento ufficiale della chiesa cattolica sull’omosessualità. Il Papa sottolineò che la Chiesa non poteva «tacere sulla verità», ribadendo una linea dottrinale chiara.
Nonostante tensioni profonde e spesso dolorose tra l’istituzione ecclesiale e molti cattolici LGBT+ e i loro genitori, nei venticinque anni successivi qualcosa è cambiato.
Nel 2025 è stato possibile organizzare un pellegrinaggio giubilare a Roma e, per la prima volta, molti credenti LGBT+ hanno attraversato la Porta Santa senza nascondersi e senza vivere la propria presenza come qualcosa di illegittimo.
Non hanno partecipato al Giubileo nonostante la propria identità, ma portandola dentro il proprio cammino di fede. Fede e identità non sono state vissute come realtà in conflitto, ma come dimensioni intrecciate di un unico percorso spirituale.
Come si è arrivati a questo punto? Quali cambiamenti nella chiesa cattolica e nel contesto sociale hanno reso possibile questo evento?
Nel tempo sono state individuate due dinamiche principali. Da una parte il pontificato di papa Francesco, dall’altra la crescente organizzazione e visibilità dei gruppi cattolici LGBT+.
Pur senza modificare formalmente la dottrina sull’omosessualità, il magistero di Francesco ha introdotto uno stile pastorale diverso, più centrato su accompagnamento, misericordia e ascolto rispetto alla sola dimensione normativa.
Allo stesso tempo, i cattolici LGBT+ e i loro genitori hanno costruito spazi di incontro, di preghiera e di formazione, offrendo sostegno a persone che spesso si sentivano sole o respinte nelle loro comunità.
Negli ultimi anni queste realtà hanno rafforzato le loro reti, promuovendo dialogo e presenza dentro la vita ecclesiale. In una chiesa cattolica talvolta percepita come ambivalente verso la diversità sessuale, questi percorsi hanno reso possibile una riconciliazione concreta tra fede e identità, mostrando che non si tratta di scegliere tra l’una e l’altra, ma di integrarle.
Uno dei temi più ricorrenti attorno alla peregrinazione è stato il riconoscimento della dignità. Per molti partecipanti, vivere il Giubileo ha significato vedere riconosciuta la propria presenza dentro la Chiesa.
Non semplicemente essere tollerati, ma riconosciuti come persone che appartengono pienamente alla comunità ecclesiale. Persone che, con la preghiera e con l’impegno quotidiano, hanno cercato per anni di restare nella chiesa cattolica anche in situazioni di fatica o di esclusione.
In questo senso, le parole di monsignor Savino – «è tempo di restituire dignità a tutti, specialmente a coloro ai quali è stata negata» – hanno trovato un’eco profonda nelle testimonianze dei pellegrini.
Quanto accaduto nel Giubileo del 2025 può essere letto anche come un esempio concreto di libertà religiosa vissuta dall’interno delle tradizioni religiose.
Comunità di credenti che, senza abbandonare la propria appartenenza, chiedono di abitare la fede con pienezza e di essere riconosciute a partire dal battesimo e dalla relazione con Dio. Una libertà che non rompe con la tradizione, ma la interroga e la trasforma lentamente dall’interno.
Il cammino verso un riconoscimento pieno della dignità delle persone LGBT+ nella chiesa cattolica resta lungo.
Le tensioni non sono scomparse e le resistenze sono reali. Tuttavia anche un gesto simbolico come una peregrinazione può avere un significato profondo e aprire spazi nuovi di dialogo e riconoscimento.
* David Eduardo Vilchis-Carrillo è ricercatore presso FISPPA – Università degli Studi di Padova e si occupa di religione, diritti umani e partecipazione delle persone LGBT+ nelle tradizioni religiose. Insieme al sociologo della religione Giuseppe Giordan, professore ordinario all’Università di Padova, ha pubblicato lo studio accademico “Freedom Within Religion: The Participation of LGBT+ Catholics in the Jubilee 2025” sulla rivista internazionale Religions (Svizzera), dedicato alla partecipazione dei cattolici LGBT+ al Giubileo del 2025 e al significato pastorale e sociale di questo evento (Vilchis-Carrillo e Giordan, Religions, 2026).

