Ritorna la 3giorni di Albano per chi non vuole scegliere tra fede e persone LGBTQ+
La tre giorni di Albano Laziale (Roma) è nata per chi si porta dentro domande che non sempre trovano spazio altrove: cristiani LGBTQ+, i loro genitori e gli operatori pastorali che li accompagnano. Tre realtà diverse… ma legate dallo stesso desiderio: non separare la fede dalla vita.
Chi è venuto negli anni scorsi racconta quei giorni partendo quasi sempre dalla fatica vissuta prima di decidere di parteciparvi.
Un ragazzo gay mi diceva di essere arrivato con la paura di non trovare lì il suo posto… e di essersi accorto, piano piano, che non era l’unico a sentirsi così. Che quella sensazione di essere “fuori posto” non era un fallimento personale, ma una ferita condivisa. E condivisa… diventava più leggera.
Gabriel raccontava: “Ogni volta che vengo alla Tre Giorni di Albano, qualcosa mi porto via… torno a casa diverso”. Non perché tutto si risolva… ma forse perché qualcosa si apre.
Ada scriveva: “sono stati tre giorni intensi… che hanno dato respiro e balsamo alle nostre anime”. Perché quando trovi uno spazio dove, come credente, puoi essere te stesso senza difenderti… respiri. E non è solo una sensazione: è qualcosa che tanti hanno vissuto.
Un amico del gruppo Mosaiko di Roma mi diceva di essere arrivato “spiazzato”, senza sapere bene cosa aspettarsi… e di aver scoperto, ascoltando gli altri, che quello spaesamento poteva diventare un cammino comune.
E poi ci sono i genitori.
Una madre cristiana con un figlio gay raccontava il suo arrivo così: all’inizio lo smarrimento, le domande, poi l’incontro con altri genitori, altre storie. E lì qualcosa cambia. Non tutto, non subito… ma cambia. Un padre aggiungeva: “incontrare altri genitori mi ha fatto capire che non ero solo”.
E poi ci sono gli operatori pastorali. Persone che arrivano con il desiderio di accompagnare… ma spesso anche con il peso di sentirsi soli nel farlo, senza strumenti e senza confronto.
Ad Albano incontrano altri consacrati che li aiutano a fare un passo in più. Ascoltano, si mettono in discussione… un prete mi diceva: “Pensavo che accompagnare significasse avere risposte. Qui ho capito che significa soprattutto ascoltare. E che anche io, per accompagnare davvero, ho bisogno di essere accompagnato”.
Ed è forse questo uno dei doni più grandi di questa tre giorni: non sentirsi soli nel prendersi cura.
Dal 15 al 17 maggio 2026 si torna ad Albano Laziale (Roma), nella casa dei Padri Somaschi, con le proprie storie, le proprie fatiche, le proprie speranze. E lì, tra una condivisione e un momento di preghiera, tra una testimonianza e un laboratorio, si scopre che qualcosa si muove. Nelle nostre chiese… e dentro di noi.
Se penso a chi potrebbe venire quest’anno… penso soprattutto a chi si sta facendo delle domande.
A chi, dentro la Chiesa, non sa bene dove stare.
A chi è una persona LGBTQ+ credente e cerca di tenere insieme tutto… senza spezzarsi.
A chi è genitore e sta cercando di capire come amare senza perdere la fede.
A chi accompagna e sente che, per farlo davvero, ha bisogno anche lui di essere accompagnato.
E allora sì… questa tre giorni è per loro. È per te, se ti ritrovi anche solo un po’ in queste righe. Non serve arrivare con le idee chiare.Non serve avere già risposte. Basta esserci.
Perché è lì, spesso, che succede la cosa più semplice e più difficile è incontrare gli altri… e, piano piano… incontrare anche se stessi.
A breve tutte le info per partecipare.
* Le catacombe di San Senatore si trovano a pochi minuti – davvero pochi, tre minuti di auto – dalla casa dei Padri Somaschi dove ci ritroveremo ad Albano Laziale. Al km 25 della via Appia, sotto la chiesa di Santa Maria della Stella… Sono dedicate al martire Senatore e custodiscono immagini paleocristiane, bizantine e medievali che raccontano una fede vissuta nel silenzio, spesso nel nascondimento.
Tra queste immagini ce n’è una che colpisce più delle altre. Il volto barbuto di un santo molto particolare: un monaco, venerato già in vita per la sua bontà. Ma poi, dopo la sua morte… si scoprì che era in realtà una donna. E forse non è un caso che, a pochi passi dal luogo dove ci incontreremo, ci sia anche questa memoria.
Una memoria che resta lì… e continua a parlarci.

