Roma pride vietato agli ebrei LGBTQ+?
Riflessioni di Massimo Battaglio
Il pride di Roma non nasce sotto i migliori auspici. Sta vorticosamente girando la notizia dell’esclusione, da parte del Coordinamento Roma Pride, dell’associazione LGBT+ ebraica Keshet dalla parata. I motivi: non aver sottoscritto il manifesto politico del pride stesso che prende distanze dalle politiche sanguinarie del Governo di Israele.
Nel merito, ci sarebbe molto da dire. La prima cosa: un gruppo che tergiversa sulla questione israelo-palestinese, anzi, sul genocidio di Gaza, cosa ci sta a fare in una manifestazione in cui si celebrano i valori dell’amore, della libertà e della pace?
Ma arriva subito la seconda: perché chiedere a tutti, come pre-condizione alla partecipazione, di pronunciarsi su questioni che non riguardano direttamente i diritti LGBT+?
Potremmo anche aggiungere: perché un’associazione ebraica italiana dovrebbe assicurare al mondo di non essere responsabile delle sciagurate governative dello Stato di Israele?
Forse chiediamo ai partecipanti di stirpe islamica di prendere distanze dalle politiche omofobe dall’Iran, del Turkmenistan o della stessa Hamas? D’altra parte, se sono emigrati in Italia, ci sarà pure una ragione. No?
Ma all’intellettualità del movimento LGBT+ e in particolare all’ambiente romano, pare che il gioco a escludere faccia piacere. Sembra quasi che provino un piccolo godimento di vendetta: gli altri ci escludono? E noi escludiamo gli altri. Tiè!
Non è passato molto tempo da quando un giornalista, Dario Accolla, con un post su instagram diventato famoso, teorizzava che anche le persone LGBT+ cattoliche dovrebbero stare fuori non solo dal pride ma anche da tutto il movimento se non addirittura dalla comunità. Si veda qui.
Commentammo queste prese di posizione, non all’altezza dell’acuto autore, con un nostro articolo: qui.
Mi domando con quale autorità qualcuno decida o anche solo proponga di decidere chi sta dentro e chi sta fuori, ancorché basandosi su questioni che, pur giuste, non stanno al centro delle nostre rivendicazioni.
Per essere chiari: al Roma pride partecipano ogni anno almeno 200.000 persone. La parata è organizzata, giustamente, dai rappresentanti delle associazioni LGBT+.
Quale rappresentanza può pretendere di avere il Coordinamento di dette associazioni rispetto alla massa dei partecipanti? Siamo sicuri che tutti condividano per intero il documento politico?
Certo: le ragazzine con le ghirlande di fiori rainbow che ballano felici per la prima volta in via dei Fori Imperiali non hanno lo stesso peso politico del carro di un’associazione che evita di condannare lo sterminio del popolo palestinese. Almeno dal punto di vista mediatico, sono cose diverse.
Ma dare spettacolo di divisione interna (perché è questo, che salta fuori), almeno tatticamente, non è ancora peggio?
D’altra parte, un documento politico ci deve essere poichè il pride è politica, pure se fatta ballando sulle note della Carrà (che, tra parentesi, dichiarava di aver sempre votato comunista). E tale documento non si può limitare allo stretto indispensabile, alle cose da portare a casa immediatamente.
Occorre sempre osservare l’attualità, esprimersi sugli squilibri globali, ricordarsi che, se i nostri diritti sono diritti di tutti, i diritti di tutti sono nostri diritti.
Se dovessimo espungere qualunque tematica che non ci riguarda direttamente, dovremmo smettere per esempio di parlare di maternità surrogata, dal momento che esiste da ben prima che noi popolo LGBT+ pensassimo pallidamente al diritto alla genitorialità, e che riguarda per più del 95% coppie eterosessuali.
Del pari, dovremmo tenere fuori i collettivi femministi e in particolare i gruppi che difendono il diritto all’aborto perché non sono cose su cui esigere un’identità di vedute.
Ma se c’è una virtù di cui il pride si può vantare è proprio quella di saper tenere insieme vedute plurali, riassumendole nel grande alveo della giustizia e della libertà.
Con ciò non intendo scaricare Keshet dalla sue responsabilità. In particolare, trovo insopportabile la campagna mediatica che sta attuando attraverso comunicati, interviste, post che sembrano avere come unico scopo quello di farsi pubblicità e, secondariamente, quello di gettare fango sul Roma Pride.
Circolano titoli come “Il Roma Pride esclude le persone ebree LGBTQUIA+”. E’ un po’ come dire che, se affermo che il mio vicino svizzero è un cretino, sto dando del cretino a tutti gli svizzeri.
Eh no signori! Il Roma Pride esclude chi cerca di giustificare il Governo di Netaniahu, sia esso ebreo, induista o adoratore di Manitù. E’ un po’ diverso.
Un’altra dichiarazione roboante dice: “Con un atto di un’esclusione senza precedente, a Keshet Italia è stato negato prima l’accesso al coordinamento e poi persino la possibilità di sfilare con un proprio carro”.
Eh no amici! L’accesso al coordinamento non è mai stato negato dal momento che non risulta che sia mai stato formalmente richiesto. Ed è proprio per questo, prima che per ragioni ideologiche, che i coordinatori hanno dovuto discutere su una vostra partecipazione ufficiale con tanto di carro.
Se voi aveste mandato una semplice mail in cui chiedevate di entrare nel Coordinamento, le cose si sarebbero decise insieme.
Proseguono: “l’anno scorso abbiamo subito attacchi antisemiti espliciti”. Non è un po’ comodo sfoderare continuamente l’arma dell’antisemitismo?
Cosa direbbero di voi i vostri nonni, quelli che l’antisemitismo l’hanno subito davvero? Sarebbero contenti dei vostri neutralismi rispetto a Israele e dei vostri atteggiamenti vittimisti in Italia?
Ancora: “non accettiamo lezioni di diritti da chi pratica dinamiche di esclusione identitaria” e addirittura “razzista”. Identitaria? Razzista? No cari. Si dice “politica”. E’ un’altra cosa.
Vedete cari fratelli in Abramo: io e tanti miei amici, innamorati dello slogan di papa Francesco che gridava fieramente “todos, todos, todos”, saremmo tentati di scandalizzarci per il fatto che qualcuno, senza che ne fosse riconosciuta chissà quale autorità, abbia voluto escludervi dai “todos”.
Il problema è che, quando Francesco parlava di “todos”, intendeva tutte le persone, qualunque individo, non qualunque idea politica. Per dirla meglio: io devo saper accogliere anche il fascista ma non il fascismo.
Del pari, nel Roma Pride voi sarete sicuramente i benvenuti, in quanto persone e, in modo speciale, in quanto ebrei.
Ma per favore, non ci raccontate che, proprio perché ebrei, vi sentite in obbligo di negare che, nella terra dei vostri padri, è in atto un genocidio organizzato da governanti che agiscono strumentalizzando la vostra religione. Anzi, proprio questa strumentalizzazione, condannatela per primi!

