Sansone e l’impossibile messa in scena della sua eterosessualità
Testo di Marco Derks*, pubblicato sulla rivista Scholar & Feminist Online (Stati Uniti), numero 14.2 su Queer/Religion, 2017. Liberamente tradotto dai volontari del progetto Gionata.
Quando, alcuni anni fa, Adriaan van Klinken mi invitò a contribuire a un volume collettivo olandese dedicato alle letture queer della Bibbia, una cosa la sapevo per certo: non volevo dedicarmi a una sorta di Biblical cruising, cioè andare a caccia nella Bibbia cercando di scovarvi gay, lesbiche, bisessuali o persone transgender. Mi sembrava un approccio insieme anacronistico e piuttosto noioso.
Dopo alcune prime esplorazioni, decisi invece di occuparmi di Sansone, il guerriero forte e dai lunghi capelli del libro di Giudici 13–16, che mi aveva sempre affascinato. Non sapevo ancora, però, quale forma avrebbe potuto assumere una lettura queer della sua storia. Dopotutto, invece di essere un personaggio queer, Sansone non era forse il prototipo stesso del machismo eterosessuale?
Eppure avevo la sensazione che, nel racconto di Sansone, stessero accadendo cose decisamente queer. Dopo aver terminato quel capitolo per un volume divulgativo pubblicato in olandese¹, continuai a leggere e ad approfondire queste intuizioni, fino alla pubblicazione di un articolo più ampio sulla rivista accademica Biblical Interpretation.² Vorrei quindi riassumerne anzitutto l’argomentazione, per poi fare alcune considerazioni più generali sulle letture queer della Bibbia.
A prima vista, Sansone, sembra un eroe ipermascolino, dominato dalla libido. In quanto Nazireo – una condizione cultuale che comportava una particolare consacrazione a Yahweh (il nome ebraico di Dio) per liberare gli Israeliti dai Filistei. Invece segue i propri desideri sessuali per le donne, soprattutto quelle appartenenti agli «incirconcisi» (Giudici 14,3).
Le cose, però, spesso non vanno come Samone vorrebbe e si aspetterebbe. Prima ancora che termini il suo matrimonio con una donna filistea – celebrazioni del genere duravano normalmente diversi giorni e lo sposo avrebbe avuto i rapporti sessuali con la sposa soltanto alla fine – i suoi compagni filistei riescono a risolvere l’indovinello che Sansone aveva posto loro.
Sansone era convinto che fosse impossibile trovare la soluzione, ma i suoi compagni ci riescono chiedendo aiuto alla sua sposa. Poiché la capacità di risolvere un indovinello era considerata una prova di maturità, spesso anche sessuale, quei compagni finiscono implicitamente per mettere in discussione proprio la maturità sessuale di Samson. E questo scatena in lui una terribile vendetta e una rabbia furiosa.
Esplosioni di questo genere ricorrono diverse volte nel racconto. Ma perché Sansone sente continuamente il bisogno di dimostrare la propria mascolinità, se si trattasse semplicemente di quello che «fanno tutti i ragazzi»? Perché lui non è mai stato – e non vuole mai essere – «come gli altri ragazzi».
Non lo è mai stato a causa di quelle che considero le sue origini queer: essendo Nazireo)fin dalla nascita, possiede uno status che lo separa dagli altri e, poiché il suo «padre» Manoach non sembra avere alcun ruolo nel suo concepimento, l’identità di genere di Sansone appare instabile fin dall’inizio.
D’altra parte, Sansone non vuole neppure essere come gli altri uomini. Vuole essere eccezionale. Non però in quanto Nazireo, ma come uomo forte che va a letto con le donne e combatte vittoriosamente contro gli uomini filistei. Invece di limitarsi a non tagliare i capelli come segno della propria particolare condizione di nazireo, Sansone li ha coltivati trasformandoli in un simbolo della propria eccezionalità e superiorità maschile.
Nel corso della storia troviamo numerose allusioni sessuali, ma considero particolarmente interessante l’incontro di Sansone con Dalila. È proprio in questo incontro che l’«eterosessualità» di Samson comincia a implodere e, per usare un’espressione di Teresa Hornsby e Ken Stone,³ finisce per dissolversi nuovamente nella queerness.
Delila ha un nome e una voce e, proprio per questo, è più potente delle due donne per le quali Sansone aveva precedentemente mostrato interesse. Il suo obiettivo è privarlo della sua forza e consegnarlo agli uomini filistei, che vogliono porre fine alla distruzione e alla morte che Sansone sta seminando nelle terre dei Filistei
Sebbene diversi elementi suggeriscano che Sansone sia consapevole delle intenzioni di Delila, questo non gli impedisce di continuare a giocare con lei. Lei gli pone domande rituali, lo lega ripetutamente e, alla fine, gli rade i capelli: la scena presenta così diverse caratteristiche proprie di un gioco bondage.
Se la sessualità considerata «naturale» viene fatta ruotare intorno alla penetrazione genitale maschile di una donna – ed è proprio ciò verso cui Sansone aveva mostrato interesse fino a quel momento – il BDSM può essere considerato una pratica queer perché erotizza anche parti del corpo diverse dai genitali e perché le dinamiche di potere che mette in gioco sono più ironiche e meno rigidamente legate agli stereotipi di genere.
Dopo aver dato risposte in parte false e in parte vere alle continue domande di Delila, Sansone finisce per confessarle che, se gli verranno tagliati i capelli, perderà la propria forza. Ed è esattamente ciò che accade.
Dal momento che Sansone aveva trasformato i propri lunghi capelli da segno della sua condizione di nazireo in un simbolo fallico, il taglio dei capelli finisce per simboleggiare la sua castrazione.
Perché allora Sansone partecipa a questo gioco bondage con Delila? E perché, alla fine, le rivela il proprio segreto? Perché questa donna misteriosa e potente lo ha reso incapace – o forse non più disposto – a continuare a sostenere la propria apparenza «eterosessuale».
Uno degli obiettivi del mio articolo è mostrare quanto sia importante concentrarsi sul modo in cui viene costruita la mascolinità di Sansone . Questo approccio si inserisce nel crescente interesse che, negli ultimi anni, gli studiosi biblici hanno mostrato verso lo studio delle mascolinità.⁴
Alcuni decenni fa studiose femministe come Mieke Bal⁵ e Cheryl Exum⁶ hanno sostenuto che i personaggi femminili del racconto di Sansone sono vittime della violenza maschile – quella di Sansone , degli altri uomini israeliti e degli uomini filistei – e che sono stati rappresentati negativamente dal narratore e giudicati negativamente da molti interpreti. Ciò vale soprattutto per Delila, continuamente rappresentata come una femme fatale.
Condivido gran parte di questa analisi. Il problema, però, è che questi studi prestano pochissima attenzione a Sansone stesso, alla costruzione della sua mascolinità e ai numerosissimi uomini che massacra.
Ho sostenuto che l’«interesse» sessuale di Sansone per le donne e la sua violenza contro gli uomini sono strettamente collegati: sono due manifestazioni della sua libido dominandi, del suo desiderio di dominio.
Da qui nasce una contrapposizione tra Filistei) eIsraeliti: una contrapposizione che, a mio avviso, non viene creata dal narratore né confermata da Dio – diversamente, per esempio, da quanto sostengono Bal, Exum e Lazarewicz-Wyrzykowska – ma viene costruita dallo stesso Sansone attraverso la sua esibizione di una mascolinità esasperata.
Sansone vede se stesso come il rappresentante maschile degli Israeliti, colui che penetra le città «femminili» della Filistea, arrivando persino a una sorta di «deflorazione» di Gaza quando ne porta via le porte della città.
I Filistei sono rappresentati soprattutto dalle due donne senza nome e senza voce per le quali Sansone ha manifestato interesse. Anche gli uomini filistei hanno un ruolo nella storia, naturalmente, ma Sansone li rende inferiori sul piano della sessualità e reagisce violentemente ogni volta che essi mettono in dubbio la sua maturità sessuale.
È Sansone , dunque, a costruire le contrapposizioni maschio/femmina, attivo/passivo, forte/debole e così via.
La sua esasperata performance di genere e il suo ricorso alla violenza nascono dalla sua incapacità – o dalla sua indisponibilità – ad accettare la propria posizione queer.
Detto in altre parole – e in modo volutamente un po’ provocatorio – penso che il racconto di Sansone possa essere letto come una sorta di critica anticipata dell’«eterosessualità».
Il racconto ci mostra come Sansone metta in scena la propria «eterosessualità»; come questa «eterosessualità» non sia affatto un «dato naturale»; come produca – e contemporaneamente sia prodotta da – una serie di contrapposizioni interconnesse di genere, sessuali ed etniche; e come tutto questo generi diverse forme di violenza sia contro le donne sia contro gli uomini.
È proprio qui, credo, che possiamo trovare uno degli aspetti più interessanti delle letture queer della Bibbia. Queste letture non nascono da un’identità forte e rigidamente definita, ma dall’esperienza di una posizione queer: queer inteso come termine capace di descrivere molteplici desideri, pratiche e appartenenze possibili che non rientrano nell’eterosessualità.
Anche leggere l’incontro tra Sansone e Delila come un gioco bondage⁷ è frutto di un approccio queer. Le letture queer della Bibbia non cercano necessariamente – e neppure principalmente – di confermare una moderna identità marginalizzata o di permettere a un particolare gruppo di lettori contemporanei marginalizzati di identificarsi con qualche personaggio biblico.
Piuttosto, invece di concentrarsi esclusivamente – o oltre a concentrarsi – sui personaggi biblici appartenenti a gruppi marginalizzati, come donne, persone queer e/o stranieri, un’analisi critica del genere può rivolgersi proprio ai personaggi collocati ai vertici delle gerarchie sociali: uomini, persone «eterosessuali» e/o Israeliti/Ebrei.
Un’analisi di questo tipo può contribuire a decostruire identità considerate essenziali, insieme ai dualismi e alle contrapposizioni che vengono costruiti attorno ad esse.
E poiché Sansone è un personaggio la cui identità di genere e sessuale si sviluppa nel corso della narrazione, il suo racconto si presta in modo particolare a una lettura queer della Bibbia.
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1. Marco Derks, «Als de zon ondergaat: de deconstructie van Simsons ‘heteroseksualiteit’ naar aanleiding van Rechters 16, 4–22», in Adriaan van Klinken e Nienke Pruiksma (a cura di), Onder de regenboog: de bijbel queer gelezen (Sotto l’arcobaleno: una lettura queer della Bibbia), Skandalon, Vught 2010, pp. 29–44.
2. Marco Derks, «“If I Be Shaven Then My Strength Will Go from Me”: A Queer Reading of the Samson Narrative» («Se sarò rasato, la mia forza mi abbandonerà»: una lettura queer del racconto di Sansone), Biblical Interpretation, vol. 23, nn. 4–5, 2015, pp. 553–573.
3. Teresa Hornsby e Ken Stone, «Already Queer: A Preface» (Già queer: una prefazione), in Teresa Hornsby e Ken Stone (a cura di), Bible Trouble: Queer Reading at the Boundaries of Biblical Scholarship (Problemi biblici: letture queer ai confini degli studi biblici), Brill, Leiden 2011, pp. IX–XIV.
4. Ovidiu Creangă (a cura di), Men and Masculinity in the Hebrew Bible and Beyond (Uomini e mascolinità nella Bibbia ebraica e oltre), Sheffield Phoenix Press, Sheffield 2010; Ovidiu Creangă e Peter-Ben Smit (a cura di), Biblical Masculinities Foregrounded (Le mascolinità bibliche in primo piano), Sheffield Phoenix Press, Sheffield 2014; Ovidiu Creangă, Adriaan van Klinken, Jorunn Økland e Peter-Ben Smit (a cura di), «Making Men: The Reception of the Bible in the Construction of Masculinities in Jewish and Christian Con/Texts» (Costruire gli uomini: la ricezione della Bibbia nella costruzione delle mascolinità nei con/testi ebraici e cristiani), numero monografico di Journal of the Bible and its Reception, vol. 2, n. 2, 2015; Ela Lazarewicz-Wyrzykowska, «Samson’s Masculinity in Terms of Male Honour» (La mascolinità di Sansone in termini di onore maschile), in Ovidiu Creangă (a cura di), Men and Masculinity in the Hebrew Bible and Beyond, Sheffield Phoenix Press, Sheffield 2010, pp. 171–188.
5. Mieke Bal, Lethal Love: Feminist Literary Readings of Biblical Love Stories (Amore letale: letture letterarie femministe delle storie d’amore bibliche), Indiana University Press, Bloomington 1987.
6. Cheryl Exum, Fragmented Women: Feminist (Sub)versions of Biblical Narratives (Donne frammentate: [sovversioni] femministe delle narrazioni bibliche), JSOT, Sheffield 1993; Cheryl Exum, Plotted, Shot, and Painted: Cultural Representations of Biblical Women (Tramate, fotografate e dipinte: rappresentazioni culturali delle donne bibliche), Sheffield Academic Press, Sheffield 1996.
7. Lori Rowlett, «Violent Femmes and S/M: Queering Samson and Delilah» (Donne violente e S/M: rendere queer Sansone e Dalila), in Ken Stone (a cura di), Queer Commentary and the Hebrew Bible (Commentario queer e Bibbia ebraica), Sheffield Academic Press, Sheffield 2001, pp. 106–115.
* Marco Derks è uno studioso olandese di religione, genere e sessualità, specializzato nelle intersezioni tra cristianesimo e studi queer. Tra i suoi lavori sulla Bibbia e le mascolinità figura «“If I Be Shaven Then My Strength Will Go from Me”: A Queer Reading of the Samson Narrative», pubblicato su Biblical Interpretation 23 (2015), pp. 553–573.
Testo originale: Keeping up Appearances: The Impossibility of Samson’s Heterosexual Performance

