Se nella Bibbia anche Dio cambia idea, perché noi cristiani non vogliamo farlo?
Riflessioni di Christopher B. Hays e Richard B. Hays*, tratte dal suo libro The Widening of God’s Mercy: Sexuality Within the Biblical Story (Il dilatarsi della misericordia di Dio: la sessualità nella storia biblica), pubblicato da Yale University Press (Stati Uniti) nel 2024. Liberamente tradotto dai volontari del Progetto Gionata
Nel Primo Libro di Samuele, il grande profeta Samuele arriva dal re Saul per annunciargli che il Signore gli ha tolto il regno d’Israele per darlo a Davide. Saul lo supplica di ripensarci e di perdonarlo, ma Samuele tuona: «La Gloria d’Israele non mentirà né si pentirà! Non è un uomo perché possa pentirsi» (1Samuele 15,29).
È una frase solenne, di quelle che suonano decisive. Se esistessero Bibbie ebraiche con le parole più importanti stampate in rosso, probabilmente questa sarebbe una di quelle. Se fosse scritta su un forum online, comparirebbe tutta in maiuscolo.
Eppure… è anche una menzogna.
Come lo sappiamo? Perché lo dice Dio stesso, poco prima, nello stesso capitolo: «Mi pento di aver fatto regnare Saul» (1Samuele 15,11). E se non bastasse, il narratore onnisciente ribadisce alla fine del capitolo: «Il Signore si pentì di aver fatto regnare Saul su Israele» (1Samuele 15,35).
Le traduzioni inglesi tendono a nascondere il collegamento, ma il verbo ebraico tradotto in 1Samuele 15,29 come “pentirsi” o “cambiare idea” (nacham) è lo stesso che nei versetti circostanti viene tradotto come “pentirsi” o “provare rammarico”. È un termine difficile da rendere in modo coerente, ma è anche possibile che i traduttori inglesi non siano molto più a loro agio con questa apparente contraddizione di quanto lo fosse Samuele.
Per Samuele — e per molti lettori della Bibbia oggi — è rassicurante pensare che Dio «è lo stesso ieri, oggi e sempre» (Ebrei 13,8), e che, come dice Isaia, «L’erba si secca, il fiore appassisce, ma la parola del nostro Dio rimane per sempre» (Isaia 40,8).
Ma se vogliamo davvero comprendere la Bibbia, dobbiamo tenere insieme queste affermazioni con una lunga tradizione di racconti in cui Dio cambia idea — e in cui anche le persone fedeli cambiano idea.
In particolare, nella Bibbia Dio cambia spesso idea in modi che allargano la sfera del suo amore, preservano la relazione con l’umanità e proteggono le persone mostrando loro misericordia.
Per questo siamo costretti a concludere che molti cristiani conservatori, pur animati dalle migliori intenzioni, si sbagliano su una questione teologica fondamentale: il carattere di Dio.
Negli ultimi anni questo è diventato particolarmente evidente nei dibattiti ecclesiali sulla sessualità. L’incapacità della chiesa di riconoscere il Dio che dice di adorare — e di liberarsi dalle interminabili polemiche sull’orientamento sessuale — è diventata profondamente tossica.
Non solo ha ferito molte persone, ma ha anche ostacolato la missione più ampia della chiesa e ha gettato un’ombra su tutto il resto del suo lavoro.
(…) Le discussioni ripetitive sugli stessi versetti e sul significato di alcune parole hanno raggiunto un punto morto: sono diventate superficiali e noiose. Abbiamo perso di vista la foresta per fissarci sugli alberi.
È tempo di tornare a leggere la storia biblica in modo più ampio, come una storia che racconta l’ampiezza della misericordia di Dio.
Contrariamente all’idea comune secondo cui la legge biblica sarebbe stata scritta una volta per tutte nella pietra e sarebbe immutabile, la storia biblica di Dio e dell’umanità mostra che le leggi sono continuamente oggetto di negoziazione e revisione.
Spesso diverse raccolte legislative della Torah (Pentateuco) dicono cose diverse sugli stessi temi. Ci sono anche racconti in cui Mosè rivede delle leggi dopo essere stato interpellato da persone che presentavano una richiesta giusta.
Contrariamente all’idea comune che il “popolo di Dio” fosse un gruppo chiaramente definito da confini etnici o nazionali, molti testi biblici mostrano che il progetto di Dio è sempre stato più ampio. Nuovi gruppi vengono regolarmente invitati a entrare, anche quando le leggi bibliche esistenti sembravano escluderli o condannarli.
Contrariamente all’idea che le decisioni di Dio siano eterne e immutabili, la Bibbia racconta numerose storie in cui Dio cambia idea. In alcuni casi Dio stesso dichiara che i giudizi precedenti erano stati troppo severi.
Arriva persino ad ammettere che alcune leggi non erano buone: «Diedi loro anche statuti non buoni e norme per le quali non potevano vivere» (Ezechiele 20,25).
Contrariamente all’idea che il Nuovo Testamento abbia portato una conclusione definitiva alla rivelazione di Dio, lo stesso Nuovo Testamento promette che lo Spirito Santo continuerà a guidare la comunità dei discepoli di Gesù verso verità nuove e sorprendenti.
Nel discorso finale di Gesù ai suoi discepoli nel Vangelo secondo Giovanni, egli dice «Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà alla verità tutta intera; perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future» (Giovanni 16,12-13).
In sintesi, all’interno della Bibbia c’è una conversazione continua in cui regole, confini e teologie vengono ripensati più volte. Se lo Spirito di Dio è ancora all’opera nelle comunità di fede radicate nella Bibbia, allora questo processo deve continuare anche oggi.
Come scrisse il teologo Karl Barth, il compito del teologo non è soltanto chiedersi «che cosa hanno detto gli apostoli e i profeti», ma anche «che cosa dobbiamo dire noi sulla base degli apostoli e dei profeti».
E sulla base degli apostoli e dei profeti noi concludiamo che la storia di Dio e dell’umanità è destinata a essere una storia di grazia sempre più ampia. Il misterioso progetto di Dio, «nella pienezza del tempo», è «ricapitolare in Cristo tutte le cose» (Efesini 1,10).
La Bibbia racconta proprio questa storia: la storia di una grazia che si allarga progressivamente. Si allarga al mondo intero, agli uomini e alle donne, alle nazioni straniere, a persone che in precedenza erano state esplicitamente escluse dal culto della comunità.
Le persone che non corrispondono alle aspettative tradizionali riguardo all’orientamento sessuale dovrebbero essere le prossime a essere esplicitamente incluse, come naturale continuazione di questo processo antico e profondamente radicato nella tradizione biblica.
(…) Riconosciamo il danno che il cristianesimo conservatore moderno ha provocato combattendo battaglie che Dio non ci chiede di combattere, e al contempo riconosciamo che i cristiani LGBTQ+ sono già presenti tutt’intorno a noi.
Molti di coloro che si oppongono alla piena inclusione delle persone con orientamenti sessuali minoritari nella vita sacramentale della chiesa si considerano difensori della tradizione cristiana.
La tradizione teologica possiede certamente una sua dignità, ma ogni essere umano possiede una dignità ancora più grande (Salmo 8,5-6).
Qualsiasi tradizione religiosa che accetti come normale di ferire delle persone è una tradizione da temere. E qualsiasi tradizione religiosa che non riesca a crescere e a rispondere all’azione continua dello Spirito è destinata a stagnare o a morire.
Nella tradizione ci sono grandi ricchezze. Ma c’è sempre anche il rischio — come ammonisce Gesù nella parabola dei talenti (Matteo 25,14-30) — di seppellire il nostro talento sottoterra, impedendogli di crescere.
* Christopher B. Hays è professore di Antico Testamento alla Fuller Theological Seminary (Stati Uniti) ed è uno studioso di Bibbia e teologia con particolare attenzione all’interpretazione dei testi biblici nella vita delle chiese contemporanee.
Richard B. Hays (1948-2025) è stato uno dei più influenti studiosi del Nuovo Testamento degli ultimi decenni. Professore alla Duke Divinity School (Stati Uniti), è noto soprattutto per il libro The Moral Vision of the New Testament (La visione morale del Nuovo Testamento), che ha segnato il dibattito etico e teologico nelle chiese cristiane.
Testo originale: Introduction

