Sei momenti indimenticabili del pellegrinaggio giubilare delle persone LGBTQ alla Porta Santa
Articolo di Jeferson Batista*, pubblicato su Instituto Humanitas Unisinos – IHU On-Line (Brasile) il 10 settembre 2025. Liberamente tradotto dai volontari del Progetto Gionata
La chiesa cattolica ha vissuto un momento che resterà nella memoria del Giubileo della Speranza, con il pellegrinaggio delle persone LGBTQIA (lesbiche, gay, bisex, trans, queer, intersex e asex), che il 6 settembre ha radunato oltre 1.200 fedeli da tutto il mondo. Io c’ero, a Roma, e porto ancora negli occhi e nel cuore ciò che ho vissuto.
Con me c’era anche una delegazione brasiliana di dieci persone, alcune della Rede Nacional de Grupos Católicos LGBT+. La nostra voce si è intrecciata con quella di tanti altri pellegrini, raccontando la ricchezza di comunità cattoliche sparse per il Brasile.
Insieme abbiamo dato respiro internazionale a un evento reso possibile dal gruppo italiano La Tenda di Gionata, con il sostegno della Global Network of Rainbow Catholics (GNRC).
1 – Un cammino che viene da lontano
Arrivare a Roma per questo pellegrinaggio non è stato un gesto improvvisato. È il frutto di decenni di cammini, di comunità che dagli anni Sessanta hanno aperto spazi di preghiera, di accoglienza, di resistenza.
Accanto a noi c’erano figure storiche come l’americano Francis DeBernardo, del New Ways Ministry, e il brasiliano Lula Ramires, del Grupo de Ação Pastoral da Diversidade e della Rede Nacional de Grupos Católicos LGBTQIA+. Con loro, nuove generazioni hanno portato il volto fresco e la speranza di chi vuole continuare questo percorso.
2 – Il segno di monsignor Francesco Savino
Il pellegrinaggio è stato preceduto da una Messa nella Chiesa del Gesù, cuore dei gesuiti a Roma. A presiederla c’era monsignor Francesco Savino, vice-presidente della Conferenza Episcopale Italiana, una delle più importanti al mondo. La sua presenza è stata percepita da tutti come un segno di riconoscimento e legittimità.
Nell’omelia, monsignor Francesco Savino ha ricordato il senso originario del Giubileo, tempo di restituzione, perdono e liberazione, quando gli oppressi riacquistavano dignità.
Poi ha attualizzato: “È tempo di restituire dignità a tutti, soprattutto a coloro a cui è stata negata. Non possiamo fermarci alla teoria dell’accoglienza. Siamo chiamati ad amare in modo concreto, anche a costo di soffrire noi stessi. (…) Che sia così. Buon cammino a tutte e a tutti”.
3 – La processione e la Porta Santa
Dopo la Messa ci siamo mossi in processione verso la Basilica di San Pietro. In testa, la Croce del Giubileo; tra le mani, rosari e bandiere arcobaleno; sulle labbra, la preghiera. E alla fine, quel momento che tanti sognavano: il passaggio della Porta Santa.
Ho visto coppie LGBTQIA+ entrare mano nella mano, persone trans attraversare la soglia con il sorriso, consapevoli che quella porta – simbolo di riconciliazione e di grazia – era aperta anche per loro.
4 – Suor Geneviève Jeanningros
Tra i volti che più mi hanno colpito c’è quello di suor Geneviève Jeanningros, 82 anni, amica di Papa Francesco e da sempre vicina alle persone trans a Roma. Ho camminato accanto a lei, mentre teneva sottobraccio alcune donne trans: un’immagine potente di una chiesa cattolica che sceglie davvero di camminare insieme.
Suor Geneviève Jeanningros era già diventata nota al mondo quando vegliò giorno e notte il corpo di Francesco durante i suoi funerali a Roma. Rivederla ora, accanto a persone trans che avevano accolto il papa nella Basilica di Santa Maria Maggiore, ha riportato a galla quel ricordo di tenerezza e di riconoscimento.
5 – Padre James Martin e l’incontro con papa Leone XIV
Pochi giorni prima della nostra processione, il nuovo pontefice, papa Leone XIV, aveva ricevuto in udienza privata padre James Martin, gesuita americano conosciuto per il suo impegno pastorale con le persone LGBTQIA+.
Dopo l’incontro, padre James Martin ha scritto: “Cari amici, sono profondamente grato per la mia udienza con il Santo Padre questa mattina nel Palazzo Apostolico. Ho sentito che papa Leone continuerà la stessa apertura e accoglienza che Francesco ha mostrato verso le persone LGBTQIA+. L’ho trovato gioioso, sereno, affettuoso. È stato bello stare con lui!”.
Padre James Martin e monsignor Francesco Savino hanno parlato al papa del pellegrinaggio, e ne sono usciti incoraggiati a proseguire questo cammino di inclusione. Non a caso, Martin ha voluto partecipare a tutte le attività del Giubileo insieme al gruppo Outreach.
6 – Le porte che Francesco ha aperto
Il Giubileo ci ha fatto toccare con mano una verità: la chiesa cattolica fatica ancora a relazionarsi pienamente con la diversità sessuale e di genere, ma Francesco ha spalancato varchi che non possono più essere richiusi.
Papa Leone XIV, almeno per ora, non ha preso posizione esplicita, ma tutto lascia intendere che intenda proseguire su questa strada. Se oggi abbiamo potuto vivere questo pellegrinaggio, è perché Francesco ha aperto le porte della chiesa cattolica ai suoi fedeli LGBTQIA+. L’evento è stato annunciato sotto il suo pontificato e si è compiuto sotto Leone, come segno di continuità.
Essere a Roma, camminare in quelle vie e attraversare la Porta Santa, mi ha fatto capire che questo Giubileo resterà un segno di fede e di resistenza. La Porta della Basilica di San Pietro si è aperta “a tutti, tutti, tutti”, come Francesco aveva chiesto. Ora resta da vedere se le porte delle chiese cattoliche sparse nel mondo sapranno aprirsi allo stesso modo.
* Jeferson Batista è giornalista, laureato in Scienze Sociali, con un master e dottorando in Antropologia Sociale presso l’Università brasiliana di Campinas (Unicamp).
Testo originale: 6 pontos sobre a peregrinação LGBTQIA+ no Vaticano

