Sfogliando con Martin Lintner le “Meditazioni verso Pasqua” di Luigi Testa
Dalla postfazione di padre Martin M. Lintner OSM* al libro“A Gerusalemme sarete consolati. Meditazioni verso Pasqua” di Luigi Testa, edito da La tenda di Gionata nel febbraio 2026
Il Cantico dei Cantici dell’Antico Testamento racconta la bellezza dell’amore tra due persone innamorate. Con immagini e metafore fantasiose ed erotiche viene espresso il loro desiderio di stare insieme e fondersi l’una nell’altra.
Anche se in esso mancano riferimenti religiosi espliciti, è una testimonianza impressionante del fatto che l’esperienza dell’amore umano, in cui due amanti fanno dono di sé reciprocamente nella dinamica della libera dedizione e grata accoglienza, rende tangibile la bontà originaria della creazione e diventa così anche una sorta di apertura in cui la realtà di Dio irrompe nella vita di una coppia, che assapora la bellezza del paradiso perduto.
Non sorprende quindi che questo testo biblico, che raccoglie un numero considerevole di canzoni d’amore e nuziali, nonostante la mancanza di riferimenti religiosi espliciti sia stato interpretato non solo come immagine dell’amore tra due amanti, ma anche dell’amore di Dio per il suo popolo.
Anche il misticismo, una corrente significativa nel Medioevo, si ricollega a questo canto.
A partire da san Bernardo di Chiaravalle fino alle monache mistiche del monastero di Helfta e molte altre, il Cantico dei Cantici funge da modello linguistico per esprimere la relazione con Cristo ed esternare una duplice esperienza: sentirsi amati da Cristo e allo stesso tempo desiderare di amarlo, cioè di essere un tutt’uno con Lui. Secondo Bernardo di Chiaravalle il fine ultimo della vita umana è l’unione sponsale dell’anima con Dio.
La mistica Matilde di Magdeburgo scrive che la sua anima si sente baciata da Cristo e confessa il proprio “mal d’amore” per Lui. Nella sua opera La luce fluente della Divinità arriva ad affermare il “mal d’amore” di Cristo per lei: «Signore, Tu sei sempre malato d’amore per me, mi hai incisa nella sacra piaga del Tuo cuore per non dimenticarmi mai».
Nella tradizione mistica ricorre spesso il motivo della croce come “letto nuziale”, perché Cristo sulla croce, attraverso il dono libero della sua vita, ha rivelato il suo amore profondo non solo per l’umanità nel suo insieme, ma anche per ogni singolo essere umano. Ciò consente di entrare in un dialogo molto personale e intimo con il Cristo crocifisso, senza perdere il significato universale del mistero della salvezza in un’interiorità individuale.
Chi vuole essere vicino a Cristo nel culmine del suo sacrificio d’amore, si pone sotto la croce, dove Egli, donando tutto sé stesso, si offre fino all’ultimo respiro. L’apostolo Paolo scrive: «Vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me» (Gal 2,20).
A questo proposito, la pericope dell’incontro di Maria Maddalena – una tra le pochissime persone che hanno perseverato sotto la croce – con il Cristo risorto la mattina di Pasqua è particolarmente toccante e significativa.
«La mattina di Pasqua, di buon mattino, [Maria Maddalena] si recò alla tomba di Gesù per compiere il suo ultimo atto d’amore: ungere la sua salma con balsamo profumato. Non appena trovò la tomba vuota, cercò disperatamente il corpo.
Quando Gesù le andò incontro come il Risorto, lei all’inizio non lo riconobbe, ma lo fece solo quando Cristo la chiamò per nome. Il brano di Gv 20,11-18 è letteralmente modellato su Ct 3,1-4 dell’Antico Testamento: lì la donna che ama cerca disperatamente colui che l’anima sua ama. Di notte non trova pace e si mette alla sua ricerca, finché finalmente lo trova e lo porta nella camera di sua madre, che può essere simbolo di unione intima.
Al contrario, però, Gesù si ritrasse da Maria quando lei volle abbracciarlo: “Non mi trattenere”, la pregò. Invece, la mandò dai suoi discepoli per dire loro che Gesù è vivo. Ciò può significare che Gesù non si dona esclusivamente a una persona, che è il significato dell’intimità sessuale, ma desidera essere ‘condiviso’.
Chiede a Maria Maddalena di condividere con gli altri ciò che ha sperimentato nel suo incontro con Lui, vale a dire essere stata amata e guarita, e acquisire così nuove prospettive sulla vita, affinché anche loro, attraverso la sua testimonianza, possano sperimentare l’amore di Gesù che guarisce e vivifica». (MARTIN M. LINTNER, Oltre i divieti. La morale sessuale cattolica in via di trasformazione, Ed. San Paolo 2025, 80s.)
L’autore Luigi Testa nelle sue meditazioni (“A Gerusalemme sarete consolati. Meditazioni verso Pasqua”) ci porta nel luogo della crocifissione, della sepoltura e della resurrezione di Cristo, cioè nella Basilica del Santo Sepolcro di Gerusalemme.
Descrive in modo molto suggestivo le impressioni che questo luogo sacro ha suscitato in lui. E chiunque abbia avuto la possibilità di visitarlo come pellegrino ricorderà vividamente le singole tappe che l’autore percorre in questo luogo tanto prezioso per la fede cristiana: dall’ingresso nella Basilica alla salita al Calvario, proseguendo verso la Pietra dell’Unzione, dove Gesù fu preparato per la sepoltura, e la tomba stessa fino all’uscita verso il giardino. Alla fine, il giardino dove Maria Maddalena incontrò il Risorto non è più un luogo della Basilica.
Per ritrovarlo, bisogna uscire e fare rientro nella vita di ogni giorno: è lì, e solo lì, che la quotidianità si trasforma in luogo d’incontro con il Cristo vivente. La sua presenza si rivela ai nostri occhi solo attraverso uno sguardo d’amore.
Le meditazioni di Luigi Testa non solo ci conducono al luogo del mistero salvifico della morte e della risurrezione di Cristo, cioè proprio dove si è consumato l’estremo sacrificio d’amore di Dio per ciascuno di noi, ma attingono in vari modi al Cantico dei Cantici per esprimere un anelito appassionato e un amore sincero verso il Signore.
Spesso si muovono lungo il sottile confine tra il proprio mondo interiore, che può essere considerato il santuario più intimo di ogni essere umano e ha bisogno di essere protetto dagli sguardi indiscreti, e il desiderio di non doversi vergognare da “ragazzo gay” (cf. LUIGI TESTA, Via Crucis di un ragazzo gay, Castelvecchi, 2024) di un amore autentico sperimentato sia a livello fisico che spirituale.
Queste riflessioni possono aiutare ogni lettore e ogni lettrice a riflettere sulla propria spiritualità.
Il desiderio profondamente umano, che risiede nel cuore di ogni persona di qualsiasi identità di genere, di essere amati e di amare, di essere baciati e di baciare, di essere accarezzati e di accarezzare … è come una sete inestinguibile che spinge a comprendere più profondamente il significato ultimo del mistero pasquale come rivelazione dell’amore divino.
* P. Martin M. Lintner OSM è professore ordinario di Teologia Morale e di Teologia spirituale, dal 2024 è preside dello Studio Teologico Accademico di Bressanone.

