“Siamo chiamati per nome per liberare il mondo dalla paura”. La pastora Di Carlo rilegge Isaia alla luce delle Veglie
Predicazione della pastora valdese Daniela Di Carlo*, tenuta nel programma radiofonico Culto Evangelico della FCEI – Federazione delle chiese evangeliche in Italia, andato in onda su Rai Radio1 domenica 17 maggio 2026.
Ogni anno, attorno al 17 maggio, in molte città italiane si tengono le veglie di preghiera per il superamento dell’omotransfobia. Sono momenti nati dal basso, spesso ecumenici, che coinvolgono chiese evangeliche, comunità cattoliche, gruppi di cristiani LGBTQ+ e genitori. Il versetto scelto per il cammino di quest’anno è tratto dal profeta Isaia: “Non temere, ti ho riscattato, ti ho chiamato per nome” (Isaia 43,1). È una parola che parla di riconoscimento, liberazione e dignità.
Proprio a partire da questo testo biblico, la pastora valdese Daniela Di Carlo ha offerto una predicazione che lega il tema delle veglie a una domanda molto concreta: che cosa significa, oggi, credere in un Dio che chiama per nome, mentre tante storie vengono cancellate, giudicate o rese invisibili?
Leggendo Isaia 43,1 alla luce delle Veglie
Il testo sul quale ci soffermiamo oggi è molto breve. Lo troviamo in Isaia 43,1: “Ma ora parla così il Signore, il tuo Creatore, o Giacobbe, colui che ti ha formato, o Israele: non temere, perché io ti ho riscattato, ti ho chiamato per nome, tu sei mio” (Isaia 43,1).
Solo un anno fa, 26.000 immagini sono state censurate negli Stati Uniti d’America perchè rimandano al tema dell’inclusione e della diversità. Il caso che ha fatto parlare il mondo intero è quello della censura toccata a una storica fotografia dell’aereo Enola Gay, che sganciò la bomba atomica sul Giappone.
Enola Gay era il nome della madre del pilota, il colonnello Paul Tibbets, forse originario delle valli valdesi, che il 6 agosto del 1945 fece precipitare su Hiroshima la prima bomba atomica nella storia utilizzata in guerra.
La discussione, però, non è stata sull’atroce ruolo che ebbe la bomba soprannominata Little Boy, che uccise 140.000 persone e distrusse il 70% degli edifici. Il problema, per chi ha deciso quella censura, era che nel nome del velivolo fosse presente la parola gay, cognome molto diffuso anche nelle chiese delle valli valdesi.
Come se non bastasse, è stata rimossa anche la Black Lives Matter Plaza, cioè la piazza sulla storica sedicesima strada di Washington, di fronte alla Casa Bianca, creata dopo l’uccisione di George Floyd, afroamericano morto durante un intervento di polizia, che aveva suscitato proteste in tutti gli Stati Uniti.
Queste azioni di censura permettono alla storia di essere riscritta, facendo sì che le cancellazioni di massa vengano utilizzate per rendere invisibili tutte e tutti coloro che vengono percepiti come strani, fuori da una legittimità decretata dalla comunione che spesso si crea tra potere religioso e potere politico.
Sempre più spesso il cristianesimo viene secolarizzato e svuotato della radicalità del Vangelo, perché ha domesticato la forza dirompente del messaggio evangelico, mettendolo al servizio dell’ordine politico dominante.
E così, mentre si dichiara su ogni dollaro “In God We Trust” (Confidiamo in Dio), vengono compiute azioni di cancellazione storica, dimenticando che il nucleo etico del cristianesimo è universalista: ogni essere umano ha, davanti agli occhi di Dio, il medesimo valore.
In questo contesto, il messaggio di Isaia ci offre la forza per proclamare una triplice promessa per l’intera umanità.
Innanzitutto Isaia ci dice che siamo redenti, perché Dio ci ha redenti, cioè Dio ci ha liberati. Proprio come Dio liberò il suo popolo dalla schiavitù in Egitto, così ha liberato anche noi.
Da che cosa abbiamo bisogno di essere liberati? Martin Lutero avrebbe detto, al suo tempo, che le persone devono essere liberate dal peccato, dalla morte e dal diavolo. Oggi noi possiamo dire che vogliamo essere liberate e liberati dalla paura della guerra, dalla perdita del lavoro, dalla crescente povertà nella quale le famiglie si scoprono, dalla malattia, dalla morte, dal giudizio altrui e da mille altre paure.
Dio vuole liberarci e ha mandato suo figlio Gesù Cristo per portare su di sé il nostro buio interiore e i nostri pesi, e per mostrarci come vivere.
Ma c’è di più: Dio ci ha chiamato per nome. Sì, proprio me, proprio te. Dio conosce il tuo nome. Perché? Perché Dio desidera avere una relazione personale con te.
Laddove la storia vuole cancellare la tua storia, perché non corrisponde all’idea della norma comune, Dio invece ti rende visibile, al punto da chiamarti per nome.
Non c’è nulla che possiamo fare per farci amare di più da Dio, né nulla che possiamo fare per farci amare di meno. La relazione che abbiamo con lui è la più importante della nostra vita.
Dio ci promette di essere presente anche alla fine di questa vita terrena, come lo è stato all’inizio, per accoglierci tra le sue braccia nel luogo che Gesù stesso ha preparato per ciascuna e ciascuno di noi.
La terza promessa è quella che dice che Dio ci ha rivendicati come suoi, cioè che apparteniamo a lui. Siamo tutte figlie, tutti figli, e siamo benedetti per quello che siamo, per le nostre storie, per i nostri doni, per le nostre educazioni.
Tutte e tutti noi abbiamo uno scopo su questa terra, e inizia con l’essere informati che siamo figli e figlie di Dio.
Noi siamo benedetti e benedette per essere, a nostra volta, una benedizione per le altre persone. Siamo benedetti per essere una benedizione. Siamo liberati dalla paura per liberare questo mondo dalla paura. Siamo redenti da Dio per lavorare per la liberazione di questo mondo. Siamo chiamati per nome per aiutare questo mondo a sapere che anche lui è chiamato per nome.
Questo mondo, impaurito, diviso, ansioso, ha bisogno di noi. Siamo benedette, siamo benedetti, ma non per noi stessi. Noi siamo benedette e benedetti per essere benedizione, affinché sia possibile amare e benedire ogni essere vivente che condivide con noi questa terra.
E allora, insieme a Gesù Cristo, ricordiamoci di questa promessa, sapendo che nessuno mai potrà cancellare le nostre storie. Amen.
- Liturgia proposta dalla Commissione Fede, Genere e Sessualità (Fe.Ge.Se.) delle chiese battiste, metodiste e valdesi in ITA e ENG

