Siate dei cristiani LGBT+ “beati”?
Omelia di Gerhard* sulle Beatitudini (Mt 5,1–12) tenuta del gruppo queerGottesdienst di Monaco (Germania) in occasione della celebrazione per il Pride di Monaco (Germania) tenuta nella chiesa di St. Paul a Monaco il 22 giugno 2024. Liberamente tradotta dai volontari del Progetto Gionata
Che apertura straordinaria quella del brano evangelico delle Beatitudini (Mt 5,1–12): c’è una folla numerosa, tanto che Gesù decide di salire sul monte. Si siede – un gesto che richiama la cattedra del maestro – e i discepoli gli si avvicinano. Poi inizia a parlare, e insegna.
Ogni momento pare rallentato, scandito con attenzione. E poi arriva la prima parola, potente come un tuono: beati.
È su questo che si fonda l’annuncio di Gesù: la beatitudine dell’essere umano. Non si tratta di sudditanza, di sottomissione, ma di felicità piena. Non si parla di favorire un genere, un orientamento, una nazione o un colore della pelle, ma della beatitudine di tutte le persone.
“Beati i poveri in spirito”, si legge nella traduzione liturgica. Ma potremmo anche dire: beati quelli che sanno di avere bisogno di Dio. Come quando dico al mio compagno: “Ho bisogno di te. Senza di te la mia vita sarebbe molto più povera. Con te mi sento ricco, benedetto, felice”. Quando ci riconosciamo poveri davanti a Dio, quando sappiamo di aver bisogno di Lui, allora siamo davvero beati.
E subito dopo vengono ricordati coloro che piangono, non semplicemente coloro che sono tristi. C’è differenza. Non è la tristezza ad essere proclamata beata, ma il lutto, l’elaborazione attiva della perdita: il lutto per una persona cara che se n’è andata, il rimpianto per le occasioni mancate che avrebbero potuto rendere più piena la nostra vita, la sofferenza per le ferite che ci sono state inflitte. È proprio questo fare memoria e dare spazio al dolore che diventa benedizione, perché attraverso il lutto può avvenire la guarigione.
Beati sono anche i misericordiosi, quelli che hanno un cuore puro, coloro che operano per la pace. E noi vogliamo credere con forza che sia davvero così: che sono loro ad ereditare la terra, a vedere Dio, ad essere chiamati figli di Dio. Non i violenti, ma quelli che costruiscono la pace.
E per darci un esempio concreto, oggi abbiamo riascoltato anche il racconto di Giuseppe e dei suoi fratelli (Genesi 50,15–21). Una storia che parla di riconciliazione tra fratelli. I fratelli si erano macchiati di una grave colpa: avevano fatto del male a Giuseppe, lo avevano venduto. Ma poi si ritrovano in difficoltà e sono costretti a chiedere aiuto proprio a lui. Che ironia! Coloro che hanno commesso il male diventano dipendenti da colui che ne è stato vittima.
Eppure, proprio questa storia ci mostra come può nascere il perdono: nel momento in cui riconosciamo che abbiamo bisogno gli uni degli altri. La riconciliazione riesce quando non si è troppo orgogliosi per chiedere scusa, e nemmeno troppo orgogliosi per concedere il perdono.
Ciò che colpisce di questo racconto è quanto sia faticoso per tutti i protagonisti arrivare al perdono e al pentimento. Perché sì, è terribilmente difficile. Ma noi esseri umani desideriamo proprio quello che più ci costa: la felicità, la beatitudine, è una conquista faticosa.
Ma è possibile. La storia di Giuseppe e le Beatitudini ce lo ricordano: la riconciliazione può riuscire. La pace può crescere tra gli esseri umani. Possiamo essere misericordiosi, davvero.
Certo, è difficile. È difficile per donne ebree e palestinesi, per russi e ucraine, per sostenitori del partito AFD e per migranti. Ed è difficile anche per persone queer e per quei fondamentalisti che usano il nome di Dio per giustificare l’omofobia.
Sì, è davvero una grande sfida. Ma può riuscire. E forse, proprio noi persone queer possiamo dare un contributo speciale. Perché è esperienza nostra vedere come la nostra società si sia aperta; come l’impegno per la tolleranza e l’accoglienza abbia portato frutto; come il cammino pubblico e fiducioso nella società e nella Chiesa abbia generato risultati.
È un modello che funziona. Forse potremmo perfino continuare a scrivere le Beatitudini:
Beati voi, quando gioite per come Dio vi ha creati.
Beati voi, quando sapete apprezzare la ricchezza del giardino variopinto dell’Eden.
Beati voi, quando riconoscete nella diversità una benedizione per tutti.
E allora – forse – ci sarà dato di vivere anche la beatitudine più difficile: Beati voi, quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e mentendo diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia (Mt 5,11).
Non lasciamoci abbattere come persone cristiane queer. Camminiamo con coraggio e fiducia. Perché portiamo un messaggio di pace per tutte le persone: la grande chiamata di Dio rivolta a ogni essere umano. È a questa chiamata che abbiamo detto il nostro “sì”. È lei che ci guida oggi, nel giorno del pride, e in tutti i giorni della nostra vita.
*Gerhard è un predicatore e collaboratore del gruppo cattolico queerGottesdienst di Monaco (Germania), che propone celebrazioni e riflessioni inclusive nel contesto della chiesa cattolica tedesca.
Testo originale: Gerhards CSD-Predigt

