«Sogno di essere chi sono». Per una Chiesa cattolica che ascolta e cammina insieme

Recensione a cura dei volontari del Progetto Gionata
«Sogno di essere chi sono. Verso un approccio ‘pastorale’ ai cristiani LGBT»: già dal titolo, l’articolo di don Luca Lunardon ci interpella con una verità tanto semplice quanto profonda. Non è più tempo perché la Chiesa si limiti ad accogliere o a tollerare; è urgente che riconosca. Riconosca volti, storie, relazioni e cammini di fede che troppo a lungo sono stati ignorati, silenziati o percepiti come un problema.
Pubblicato nel fascicolo 5/2025 de La Rivista del Clero Italiano – una delle più autorevoli riviste teologiche e pastorali italiane, fondata nel 1920 e legata all’Università Cattolica del Sacro Cuore – l’articolo si distingue per lo stile chiaro e profondo, capace di parlare alla mente e al cuore.
Don Luca Lunardon, prete della diocesi di Vicenza, è docente di Etica della vita e delle relazioni presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose della sua diocesi. L’articolo si inserisce in un percorso di studio e confronto che ha trovato piena maturazione nel suo recente volume Il principio di pastoralità. Recezione in teologia morale e pratica teologica nel campo dei cristiani LGBT+ (Roma, Studium, 2025, 360 pp., ISBN 9788838251626).
In queste pagine, Lunardon parte da un dato di fatto che ogni parroco, catechista o operatore pastorale conosce bene: le persone LGBT+ sono parte della comunità cristiana, e ne condividono speranze, fatiche, desideri di pienezza e di salvezza. Non sono un caso pastorale da gestire, ma sorelle e fratelli da riconoscere e accompagnare.
«La Chiesa deve fare urgentemente i conti, confidando anche sull’aiuto di autorevoli pubblicazioni recenti. Solo così, da presbiteri e da operatori pastorali riconciliati, possiamo porci in modo autenticamente pastorale, facendo sì che coloro che hanno un orientamento sessuale o un’identità di genere minoritari vivano comunitariamente la propria esperienza di fede e di salvezza» (p. 368).
Lunardon non si limita a proporre linee operative. Svolge invece un lavoro di ricucitura fra teologia morale e prassi pastorale. Riprende e commenta criticamente alcuni passaggi fondamentali del Magistero recente, come la Amoris laetitia, dove papa Francesco afferma che «ogni persona, indipendentemente dall’orientamento sessuale, va rispettata nella sua dignità e accolta con rispetto, evitando ogni marchio di ingiusta discriminazione» (AL, 250), oppure come il documento del 2019, Maschio e femmina li creò, che invita a un dialogo educativo capace di andare oltre la paura della differenza.
Questa cornice, pur importante, non basta: è necessario, secondo Lunardon, un cambio di paradigma. Serve una conversione dello sguardo: non partire dalla dottrina per giudicare le vite, ma partire dalle vite per comprendere più a fondo il senso del Vangelo.
«Non si tratta semplicemente di risolvere il ‘problema dell’omosessualità nella Chiesa’, ma di mettersi in ascolto di ciò che Dio stesso vuole comunicare alla sua Chiesa attraverso queste vite» (p. 370).
Lunardon lo ripete con chiarezza: «Queste persone sono presenti nei nostri gruppi parrocchiali, nelle nostre famiglie, nelle nostre comunità. Non vivono altrove» (p. 368).
La pastorale non può essere delegata a iniziative periferiche o straordinarie. Deve diventare parte integrante della vita ecclesiale ordinaria, «senza ingenue fughe in avanti, ma anche senza paralisi» (p. 372).
Una parte particolarmente importante dell’articolo è quella dedicata ai presbiteri e seminaristi con orientamento omosessuale, spesso condannati al silenzio, alla solitudine e alla colpa indotta. L’autore invita a non leggere la loro presenza come una minaccia, ma come un luogo in cui la grazia può agire, se accompagnata e ascoltata con rispetto.
La formazione nei seminari, scrive, dovrebbe aiutare a integrare affettività, corporeità e discernimento spirituale, evitando approcci rigidi o difensivi. La «pastorale vocazionale», dice, «non può fondarsi su preclusioni» (p. 379).
Il cuore dell’articolo è una parola tanto semplice quanto rivoluzionaria: riconoscimento. «Sarebbe opportuno parlare non di accoglienza o di integrazione, ma di riconoscimento. Si tratta di riconoscere persone che sono già all’interno delle nostre assemblee liturgiche, dei nostri gruppi ecclesiali, dei nostri presbitèri» (p. 378).
E conclude con una frase che da sola riassume l’urgenza del nostro tempo: «Conoscendo davvero chi sono, tutti potranno essere arricchiti da quella parte di Vangelo che risuona nella loro vita, e che altrimenti non potrebbe essere annunciata» (p. 380).
In un tempo in cui la parola “accoglienza” rischia di essere usata senza trasformare nulla, Lunardon ci restituisce una visione più esigente e più evangelica: una Chiesa che riconosce, accompagna e si lascia convertire da chi è stato escluso troppo a lungo. Un sogno che assomiglia molto al Regno.
Luca Lunardon, «Sogno di essere chi sono. Verso un approccio ‘pastorale’ ai cristiani LGBT», in La Rivista del Clero Italiano, n. 5 (maggio 2025), pp. 368–380, Vita e Pensiero.
ISSN: 0042-7586 (stampa), 2785-0846 (digitale).

