Sogno una Chiesa in cui i cattolici LGBTQ+ possano partecipare pienamente
Articolo di Maxwell Kuzma* pubblicato sul sito di NCR – National Catholic Reporter (USA) il 24 luglio 2025, liberamente tradotto da Luigi e Valeria de La Tenda di Gionata
Come si fa a offrire in dono la propria unicità alla Chiesa che si ama quando non si ha la possibilità di parteciparvi pienamente? È una domanda che tormenta molti cattolici LGBTQ+, in bilico tra la fede e l’esclusione, e a cui gruppi come DignityUSA cercano di dare una risposta.
Durante il fine settimana del 4 luglio ho partecipato all’incontro semestrale di Dignity, che si è svolto nei sobborghi di Columbus, in Ohio. Il titolo del convegno, We Are God’s People: Here, Now, Always [Siamo il popolo di Dio: qui, ora, sempre], dava un’idea di ciò che ci aspettava: un assaggio di ciò che è possibile quando i cattolici LGBTQ+ si riuniscono non solo per rinforzare il loro senso di appartenenza, ma anche per affermare la loro realtà e la loro presenza. In contesti come questo, noi cattolici LGBTQ+ non dobbiamo aspettare di avere il permesso di essere noi stessi o di compiere un servizio nella Chiesa; rivendichiamo il nostro ruolo con coraggio, portando il nostro essere integrale – doni, difficoltà e tutto il resto – nella vita della Chiesa.
E questo è esattamente ciò di cui sono stato testimone durante il convegno.
Questo evento è stato pieno di colori. C’erano striscioni brillanti decorati con nappe, danze liturgiche e stole arcobaleno. Non c’erano solo persone giovani come me, nonostante quello che i cosiddetti esperti di destra vogliono far credere. Tra i partecipanti c’erano anche adulti LGBTQ+: persone lesbiche e omosessuali sposate che hanno famiglia, figli, lavoro, mutuo e fondi pensione. Persone normali. Cattolici comuni. Che si uniscono per celebrare la spiritualità cattolica e, insieme, la comunità LGBTQ+: qui, ora, sempre.
È stato un sollievo ascoltare tavole rotonde che hanno messo al centro l’esperienza dei cattolici LGBTQ+ con le loro parole, dalla loro prospettiva, senza la necessità di adattare il linguaggio per una cultura eteronormativa. In una sessione di lavoro, Suor Jane Aseltyne del Cuore Immacolato di Maria ha iniziato la sua presentazione su Come le persone LGBTQIA+ immaginano Dio dicendo con fare impertinente che era abituata a iniziare le sue presentazioni con un piccolo glossario LGBTQ+ per il pubblico – ma non al convegno di Dignity!
Come persona transgender e cattolica da sempre, ho vissuto in me il paradosso di amare una Chiesa che spesso mi ha fatto sentire invisibile o non gradito. Anni fa, facendo una ricerca online sulla sessualità e sul genere, mi sono imbattuto nel sito di DignityUSA e l’ho subito scartato come «troppo hippie». Riconoscere la dignità delle persone omosessuali? Liturgie con donne che fanno l’omelia o addirittura presiedono l’assemblea? Nessuno nella mia bolla fondamentalista avrebbe mai ascoltato un gruppo del genere. Avevo paura. L’unico messaggio che avevo ricevuto fino a quel momento della mia vita era che i veri cattolici non sono gay.
Anni dopo, al convegno Dignity del 2025, ho scoperto con piacere che tutte le mie antiche paure fondamentaliste erano vere: questo gruppo è davvero audace, inclusivo, impegnato a lottare per la giustizia per i cattolici LGBTQ+ e devoto agli insegnamenti sociali della Chiesa.
Negli ultimi anni, associazioni di servizio come Outreach sono emerse in risposta alla crescente ostilità e alla vera e propria violenza nei confronti della comunità LGBTQ+ – e di conseguenza hanno dovuto affrontare non poche reazioni aggressive da parte dei fondamentalisti cattolici online.
Ma Dignity esiste da molto più tempo. È stata fondata da p. Patrick Nidorf nel 1969, prima ancora delle rivolte di Stonewall. Nel 1986, l’allora cardinale Joseph Ratzinger pubblicò il documento vaticano Sulla cura pastorale delle persone omosessuali, e questo indusse molti vescovi americani a ordinare che DignityUSA non potesse più organizzare messe nelle chiese cattoliche. In alcuni casi, i gruppi locali celebravano la messa in queste chiese da dieci anni o più. È stato un colpo davvero doloroso.
Di fronte a questo rifiuto da parte della Chiesa istituzionale – e durante gli orrori della crisi dell’HIV/AIDS e dell’assassinio dell’attivista per i diritti gay Harvey Milk – le voci dei membri di Dignity si unirono al popolare inno LGBTQ+ di Holly Near: «Siamo persone gentili e piene di amore, e cantiamo, cantiamo per le nostre vite». Abbiamo cantato di nuovo questa canzone tutti insieme durante il convegno di quest’anno.
Nel suo discorso inaugurale, suor Nancy Sylvester, del Cuore Immacolato di Maria, ha parlato dell’importanza della preghiera contemplativa nella vita di coloro che si dedicano all’attività di servizio nella società. A un certo punto ha chiesto ai presenti di fare una pausa e di sedersi e di sperimentare la preghiera contemplativa per dieci minuti. Per anni questo tipo di meditazione è stato un anatema per me. Non riuscivo a stare seduto e a entrare in contatto con me stesso in serenità, perché il mio io più profondo era sempre terribilmente a disagio. A quel tempo, stavo cercando di sopprimere la mia identità queer – e non stava funzionando. Invece di provare a praticare il silenzio e la calma interiore, la mia mente inseguiva ogni rumore e distrazione, e mi chiedevo con ansia quando avrei potuto riaprire gli occhi e muovermi liberamente.
Ma non questa volta.
Questa volta sono riuscito a chiudere gli occhi e a sedermi alla presenza di Dio senza vergogna, senza sensi di colpa, senza ansia. Ora so chi sono e non sto scappando da questa verità.
In una comunità in cui si è pienamente amati, accolti e accettati, accade qualcosa che ha un significato profondo: il rapporto con Dio e con la Chiesa stessa si trasforma. Una comunità di questo tipo alimenta il coraggio di abbracciare la propria identità come parte della creazione di Dio. Non offre solo conforto, ma anche una chiamata all’azione, radicata negli insegnamenti sociali della Chiesa e nell’esperienza della giustizia e dell’amore vissuti nella vita.
DignityUSA è una testimonianza vivente della possibilità di una Chiesa che includa veramente tutte le persone. Mentre la comunità LGBTQ+ continua ad affrontare nuove sfide, mantenere salda la certezza del valore della nostra coscienza nel rapporto con il divino è un potente atto di resistenza e di speranza. Questo è il vessillo che sventoliamo: un vessillo di pace, coraggio e fede incrollabile nel Dio che ci ama così come siamo.
* Maxwell Kuzma è un uomo cattolico transgender che si batte per l’inclusione delle persone LGBTQ+ nella Chiesa e scrive sui doni unici delle persone queer e sulla bellezza della diversità nella creazione di Dio. Gli articoli di Max sono stati citati dal New York Times e dall’Associated Press a proposito delle notizie del Vaticano relative alle persone transgender.
Testo originale: Dreaming of a church where LGBTQ+ Catholics could participate fully

